Dove e come nasce il mercato nero degli ovuli

La vicenda dell’arresto per “furto di ovuli” del noto ginecologo Severino Antinori, riaccende l’attenzione sullo stato della fecondazione eterologa in Italia.

A due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale (era l’aprile del 2014) che l’ha resa possibile anche nel nostro Paese cancellando il divieto stabilito dalla legge 40, le cose per le coppie che vogliono ricorrervi non sono molto cambiate rispetto al passato.

La verità è che mancano i gameti, ovuli e semi dei donatori esterni. E così gli ospedali pubblici e i centri privati annaspano: in due anni, secondo le stime, sarebbero stati eseguiti in tutto poco più di 1500 cicli (500 nei nosocomi e 1000 nei laboratori privati).

Il miraggio dell’eterologa
Numeri bassi che non riescono a stare dietro alle migliaia di richieste e che rendono in Italia l’accesso all’eterologa ancora un miraggio per molti.

“Il problema è, tra l’altro, che non è mai stata fatta nel nostro Paese alcuna campagna di sensibilizzazione e non c’è mai stata, al di là delle promesse del Ministro, una reale informazione sulla questione della donazione dei gameti”, attacca Andrea Borini, presidente della Società Italiana di preservazione della Fertilità e responsabile clinico e scientifico del centro privato Tecnobios Procreazione. Il risultato è quello che testimoniano i numeri e i fatti: “Sempre più Regioni, lo ha già fatto la Toscana, il Friuli e adesso anche l’Emilia Romagna, si rivolgono ai centri esteri per acquisire i gameti”, spiega a Consumatrici Borini.

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Gameti dall’estero
In effetti è di questi giorni l’annuncio da parte della Regione Emilia del lancio di un bando al fine di individuare la banca dei semi estera con cui avviare una convenzione. “Abbiamo previsto una serie di requisiti e di caratteristiche molto stringenti a cui dovranno corrispondere le banche interessante” – ha detto Licia Petropulacos, direttore generale Sanità e politiche sociali della Regione – “Ad esempio i donatori e le donatrici non devono assolutamente ricevere una remunerazione per il loro gesto. Ovviamente alle banche estere verranno corrisposti dei soldi, come avviene già per l’acquisizione di midollo osseo, l’importante è che i donatori non lo facciano per soldi”.

 

Donazione gratis e spese a carico
È questo un altro punto dirimente della questione. In Italia è severamente vietato dalla legge retribuire chi dona e fin qui il divieto ha anche un senso. Il problema, però, è che da noi non è possibile neanche prevedere una qualche forma di rimborso spese, cosa che invece è ammessa in altri Paesi. Ancora Borini: “La Spagna prevede un rimborso di circa 1100 euro, negli Usa non è possibile riconoscere ai donatori meno di 1500 dollari. Da noi invece se, per esempio, una donna di Torino decidesse di donare ovuli nel mio centro di Bologna, il treno per arrivare dovrebbe pagarselo da sola e lo stesso vale per il vitto e per l’alloggio. E bisogna considerare che l’ovulodonazione non è esattamente come donare il sangue: ci sono gli esami preliminari da fare, i cicli di stimolazione ormonale e poi l’estrazione degli ovuli che è comunque un intervento chirurgico”. Difficile trovare chi, a tali condizioni, accetti di entrare in sala operatoria per aiutare un’altra donna ad avere un figlio.

 

Il mercato nero degli ovuli
È questo stato di cose che alimenta, necessariamente, un mercato nero degli ovuli. I mille euro in busta chiusa che, stando alle accuse, nella clinica di Antinori (la Matris di Milano) venivano passati sottobanco alle giovani donne che, spinte spesso dalle difficoltà economiche, erano disposte a diventare donatrici. Loro sì  a pagamento.

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