Helicobacter pylori, 4 test per snidare il nemico mortale nello stomaco

È alla base di circa il 90% delle gastriti croniche e la causa prevalente del cancro allo stomaco.

L’Helicobacter pylori (il nome si riferisce alla sua particolare forma ad elica, mentre pylori ricorda il nome del tratto che congiunge lo stomaco all’intestino tenue) è un batterio insidioso, che ha sviluppato diverse strategie di sopravvivenza, al punto che si calcola sia presente nel 50% della popolazione mondiale.

Cerchiamo di saperne di più con l’aiuto del professor Pier Alberto Testoni, direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e professore ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele (nella foto in basso).

Quali sono le caratteristiche che rendono particolare questo batterio?

Nonostante sia un batterio, potremmo definire l’Helicobacter pylori come una specie di parassita. A differenza degli altri batteri, che penetrano nelle cellule, infatti, questo germe si “annida” sulla parete dello stomaco, penetrando come un “cavatappi”, grazie appunto alla sua forma ad elica, la barriera di muco che protegge la mucosa gastrica.

Qui il batterio trova un habitat ideale, protetto dall’acidità dello stomaco dal muco stesso. Le sue possibilità di sopravvivenza sono aumentate, tra l’altro, dalla sua capacità di produrre ureasi, un enzima in grado di neutralizzare ulteriormente l’acido gastrico.

Quali sintomi dà?

Nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione da Helicobacter pylori è asintomatica. Il grande problema legato a questo batterio non è tanto la sintomatologia quanto i rischi correlati all’infezione che perdura nel tempo: quello di sviluppare una gastrite cronica, che potrebbe portare allo sviluppo, nell’arco di 30-40 anni, di un cancro dello stomaco. Oggi questo batterio è stato dichiarato esplicitamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “agente oncogeno”, in quanto causa prevalente dell’adenoma gastrico.

Significa che tutte le persone che hanno l’Helicobacter pylori e sviluppano una gastrite cronica andranno incontro a questa conseguenza?

Per fortuna, no. Lo sviluppo del cancro dipende da vari fattori: dalla tipologia del ceppo batterico (non tutti i ceppi di Helicobacter hanno la stessa virulenza), dalla forma di gastrite (la gastrite multifocale, che interessa l’antro e il corpo dello stomaco, espone a un rischio più elevato), dalla risposta soggettiva dell’organismo (non tutti hanno la stessa risposta immunologica nei confronti dell’infezione, alcuni ce l’hanno molto scarsa, altri rilevante).

Come si trasmette questo batterio?

La trasmissione avviene per via orale (contatti diretti, goccioline di saliva) e per via oro-fecale. Questa seconda modalità di contagio potrebbe avvenire attraverso veicoli quali l’ingestione di acqua non potabile o di verdure inquinate da acque contaminate.  Non è casuale che l’infezione da Helicobacter abbia i picchi più elevati laddove sussistono condizioni di scarsa igiene ambientale, come i Paesi in via di sviluppo.

Se una persona scopre di avere l’Helicobacter, è bene che anche i familiari si sottopongano a indagini?

Sì, è sempre buona norma cercare di appurare se altre persone di famiglia hanno l’Helicobacter: nel caso si tratti di giovani, per eliminarlo e prevenire le complicanze da gastrite che può provocare, nel caso si tratti di persone di età media o avanzata per assicurarsi che non ci siano già danni allo stomaco, gastriti in atto determinate da questo batterio.

Come lo si individua?

I test disponibili attualmente sono 4: test seriologici (ossia gli esami del sangue: possono servire in caso di uno screening di massa, laddove esista un’incidenza nella popolazione abbastanza elevata); test diretti su biopsia (attraverso una gastroscopia, che consente una visione diretta dello stomaco e quindi anche la verifica di eventuali alterazioni in atto, quali gastriti, erosioni e ulcere), Breath test (test del respiro) e ricerca dell’antigene fecale (esame delle feci). Queste due metodiche, non invasive, sono le più utilizzate sia per l’individuazione del batterio sia per la verifica della sua eradicazione dopo la terapia.

In che cosa consiste la terapia? Dà effetti collaterali?

La terapia si avvale di un mix di antibiotici associati ad altre sostanze (inibitori della pompa protonica).

Un’altra sostanza molto efficace è il bismuto, attualmente utilizzato per una nuova tipologia di farmaco, sempre in associazione a più antibiotici. La terapia dura in media 10 giorni, con qualche effetto collaterale (gonfiori addominali, diarrea, senso di nausea).

Eradicando l’Helicobacter si elimina il rischio di erosioni e di ulcere e soprattutto si spegne la gastrite cronica che quasi tutti i soggetti portatori del batterio hanno (seppure, come già detto, con intensità variabile). In pratica, si interrompe quel meccanismo che potrebbe portare il paziente al rischio di sviluppare l’adenoma gastrico.

Come si fa ad essere sicuri di averlo eradicato?

A distanza di circa un mese dal termine della terapia, si ripete il test del respiro o il test di ricerca dell’antigene fecale. Oggi, a differenza di quello che accadeva in passato, è molto improbabile che il batterio non venga eradicato. Le probabilità di successo delle nuove terapie sono intorno al 95%.

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