Manovra e fisco: addio alle cartelle fino a 1000 euro

Ci sono anche la pace fiscale e le pensioni d’oro nell’accordo raggiunto durante il vertice di governo. La giornata di ieri è stata lunga tra i due partiti di governo. Dopo una mattinata e un primo pomeriggio ad alta tensione, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno preso parte alla riunione su dl fiscale e manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, trovando una sintesi sui nodi principali della manovra, poi illustrata durante il Cdm che ha dato il via libera.

Il decreto collegato per i piccoli

Uno dei punti con i maggiori riflessi dal punto di vista quantitativo, oltre alle misure in materia di sanità, riguarda le multe stradali, i bolli auto e i piccoli debiti da stracciare. C’è infatti il via libera alla rottamazione più pop, quella che prevede il saldo e lo stralcio per le cartelle di importo inferiore a 1.000 euro ricevute dal 2000 al 2010. La misura, contenuta nel decreto fiscale collegato alla manovra, interessa 10 milioni di contribuenti e coinvolge il 25% del magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Problemi di costi

Lo stralcio delle cartelle sotto i 1.000 euro è “una semplice ripulitura”, ha spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Ce lo ha chiesto il ministero e gli organi competenti”, ha aggiunto, perché per loro le cartelle fino a 1.000 euro che risalgono a periodi datati “hanno maggiori costi per tenerle nel sistema informatico” rispetto a quanto si potrebbe incassare.

La manovra economica va all’Ue

Per il resto, “nei tempi previsti e senza dilazioni abbiamo approvato un decreto fiscale e un ddl sul bilancio 2019 con la previsione per il 2019-20-21. Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo. Entro le ore 24″ il governo invierà alla Commissione europea la manovra economica”, ha spiegato in conferenza stampa il premier Conte, seguito dal ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Eliminazione dell’aumento Iva, finanziamento della partenza del reddito di cittadinanza e della correzione della riforma Fornero con la possibilità di andare in pensione un po’ prima per superare problemi di blocco di turn over e turn over delle competenze nelle imprese”.

Trovato un punto d’incontro tra i gialloverdi

Dopo il braccio di ferro, Lega e M5S hanno quindi trovato un punto d’incontro sui principali nodi della manovra. Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco, nei tribunali, potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi.

Sanzioni per gli evasori

In arrivo anche un inasprimento delle sanzioni per gli evasori. Via libera quindi al saldo e stralcio per le cartelle anteriori al 2010 di importo inferiore a mille euro. La misura, secondo quanto si apprende, interessa dieci milioni di contribuenti e coinvolge il 25% del magazzino dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per le altre cartelle via libera alla rottamazione, in cinque anni e 20 rate trimestrali: “Prima di tutto ci siamo accordati sul fatto che per gli evasori ci sarà la galera. Ci sarà la pace fiscale per aiutare chi non ce la fa con le cartelle Equitalia, ma non ci sarà nessun salvacondotto per chi evade”, spiega Di Maio su Facebook.

La posizione del ministro Tria: non vogliano far saltare l’Ue

”Questa idea che con la manovra si voglia far saltare l’Europa è del tutto infondata nei fatti”, ha affermato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso della conferenza stampa. “Confermo – ha spiegato – il dialogo continuo con la Commissione europea. Ho parlato con Moscovici anche a Bali, lo incontrerò il 18 a Roma”, dice. “Ci sono delle procedure”, spiega Tria, aggiungendo che quando un Paese non segue le raccomandazioni “si apre un dialogo” con la Commissione “c’è una tempistica, ci sono delle lettere”, “ci saranno delle osservazioni e immagino ci sarà una lettera di risposta”.

Il ministro non ha intenzione di dimettersi

La logica della manovra, ha aggiunto, “è quella illustrata nella Nota di aggiornamento al Def. Questa legge riflette esattamente quanto contenuti in quel documento negli obiettivi di deficit e nei contenuti. Abbiamo ereditato un deficit al 2%” perché ”tutti hanno sempre considerato che clausole di salvaguardia non dovevano esser attivate”, ha detto, aggiungendo che anche prima della creazione dell’esecutivo giallo verde, ”c’era ansia di fare il governo per impedire l’attivazione” delle clausole. Ciò significa che ”implicitamente il deficit che abbiamo ereditato era al 2% e siamo andati al 2,4%”.

E sull’ipotesi di dimissioni, Tria spiega: ”Non sono portato al masochismo di subire tutta legge di bilancio per dimettermi dopo, sarebbe più logico dimettersi prima”.

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