“Due giorni a parlare di morti e a drogarci”, parla la trans che ha decapitato Antonella

Qualche squarcio finalmente emerge della notte dell’orrore di Lambrate finita con la testa decapitata di Antonietta Gisonna, 52 anni, forse un passato di prostituzione e spaccio, lanciata nel cortile e l’arresto del ventenne trans Julio Velesaca, in preda a un terribile shock.

I due avrebbero passato due giorni tra alcol, cocaina e cupi discorsi sui morti (di cui ancora non si capisce la natura), culminati in una lite delirante e in un’improvvisa, delirante esplosione di violenza.

Il trans ora è a San Vittoire e oggi comparirà davanti al gip di Milano Anna Magelli, per l’udienza di convalida dell’arresto.

 

Lo scenario di un omicidio inquietante

Sarebbe questo lo scenario dell’omicidio di Antonietta Gisonna, accoltellata e decapitata nella notte tra sabato e domenica nel suo appartamento alla periferia di Milano, in via Amedeo.

Il giovane, difeso dall’avvocato Luca Garlisi, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver agito “in preda a un delirio” e di non ricordare alcune fasi dell’aggressione. Vuoti di memoria forse dovuti allo stato di shock e all’assunzione di droga prima del litigio, che verrà accertata dai test tossicologici disposti dal pm.

 

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Il motivo scatenante resta ignoto

Non avrebbe fornito, quindi, una spiegazione chiara sui motivi per cui si è accanito sulla donna di 52 anni colpendola con una decina di coltellate per poi decapitarla, gettando la testa nel cortile.

 

Il trans viveva da alcuni giorni a casa di Antonietta

Sullo sfondo dell’omicidio ci sarebbe quindi l’abuso di sostanze stupefacenti, nell’appartamento dove il transessuale viveva da alcuni giorni, ospite della vittima.

Quando è scoppiata la lite, i due si trovavano da soli nell’appartamento dove il passaggio di persone, forse legato ad attività di spaccio e prostituzione, era frequente. Durante la discussione Antonietta Gisonna e Julio Velesaca, quindi, avrebbero parlato di morti e cadaveri. Poi è esplosa la violenza.

I carabinieri hanno trovato nell’appartamento anche il cagnolino della donna, mentre il giovane si era rifugiato in una stanza, sotto shock, lontano dal cadavere in una pozza di sangue. Nella casa sono stati trovati anche alcuni coltelli da cucina sporchi di sangue.

 

Il delitto horror di Lambrate, le notizie di domenica 14 giugno

 

Si chiamava Antonella Gisonna e aveva 51 anni la donna decapitata la notte scorsa a Lambrate. Era nata a Napoli, nel 1963, ma viveva da decenni a Milano.

Col passare delle ore si è fatto avanti anche un testimone della notte di follia: “Un uomo ha visto tutto dalla finestra – ha raccontato il colonello Biagio Storniolo, comandante del Reparto operativo di Milano – assistendo a parte dell’accaduto ma soprattutto descrivendolo a noi con grande precisione”.

Insomma la tempestività e la testimonianza del vicino di casa è stata fondamentale per far individuare l’appartamento del delitto e per ricostruire i fatti.

 

“Come la finestra sul cortile”

“Ha assistito sconvolto ma mantenendo abbastanza sangue freddo da poter chiamare il 112 fornendo preziose informazioni ai carabinieri”: ha sottolineato il colonnello Storniolo.

Attimi alla Hitchcock, vissuti da finestra a finestra, come nel film “La finestra sul cortile” del grande regista.

 

Il testimone del palazzo di fronte

Il testimone, che abita in uno stabile di fronte al palazzo al 33 di via Amadeo dove viveva la donna, ha descritto prima la lite e poi un uomo con un coltello che colpiva la vittima. Poi anche quando questi, con il corpo già a terra, si è accanito sul cadavere di Antoniella.

La donna, che ha precedenti per spaccio di droga, secondo molti dei suoi vicini faceva la prostituta con il nome fittizio di “Antonella”.

 

Notte di folla omicida a Lambrate

Notte di follia omicida in una casa popolare a Milano, della zona di Lambrate (nella foto di apertura

Una donna di 52 anni è stata decapitata, mentre un uomo – Carlos Julio Torres Velesaca di circa 20 anni (nella foto qui accanto) ha riportato diverse ferite, non gravi. E poi è stato arrestato.

Non si esclude che l’uomo sia responsabile del delitto e si parla di una furbonda lite che sarebbe scoppiata fra l’uomo e la donna. Ma la ricostruzione è tutta da confermare. Le ultime notizie dicono che è stato arrestato un ventunenne, transessuale, di origine ecuadoriana, probabilmente lo stesso che i vivini avevano sentito litigare con la donna.

 

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Omicidio volontario aggravato

Il giovane trans è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. È confermato che si tratta di un ventenne originario dell’Ecuador che era rimasto a sua volta ferito durante l’aggressione. Sarebbe stato lui a scaraventare la testa in cortile dopo aver ucciso la donna. Tra l’uomo, che ha 20 anni, e la vittima, sarebbe scoppiata una furibonda lite.

 

Terribile la scena del delitto

Orribile la scena del delitto: la testa della vittima, infatti, è stata gettata nel cortile del palazzo. Alcune fonti avevano detto che non si trattava di una donna, ma di un trans. Ma i carabinieri hanno precisato che si tratta di una donna e confermato di essersi trovati davanti a una scena da film dell’orrore.

 

L’omicidio intorno alle 2 di notte
Il delitto è avvenuto intorno alle 2 in via Giovanni Antonio Amadeo, dove il 118 è intervenuto su richiesta dei carabinieri, constatando il decesso della donna e soccorrendo un ferito.

La donna uccisa viveva nell’appartamento in via Amadeo. Anche il ragazzo sudamericano la scorsa notte pare si trovasse con lei ma al momento non è chiaro se i due convivessero.

L’uomo piantonato in ospedale

Quest’ultimo sarebbe un sud-americano che presenta una ferita da taglio a una mano. È stato trasportato al Policlinico in codice giallo e attualmente viene piantonato dai militari.

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