Cannes/”Paterson”, un personaggio singolare per la bravura di Jim Jarmusch

Il quotidiano visto con la lente d’ingrandimento. Anzi al microscopio. E le sorprese sono tante perché dietro l’apparente noia, i gesti rituali, le otto ore trascorse a fare il proprio lavoro, c’è una vita che pulsa. Magari latente, nascosta in un anonimo personaggio come Paterson (Adam Driver), che vive a Paterson, cittadina del New Jersey. Condivide l’appartamento con Laura (Golshifteh Farahani) e Marvin, un bulldog inglese. Professione autista di autobus e nei ritagli di tempo poeta.

Su un taccuino segreto, infatti, annota i suoi bellissimi versi senza nessuna intenzione di volerli far leggere a qualcuno o tantomeno pubblicarli.

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Una storia minimale e poetica

È tutto qui il nuovo film di Jim Jarmusch, il figlio prediletto del cinema indipendente americano. Lo spirito stravagante di “Dead Man”, “Coffee and Cigarettes e “Broken Flowers”. Ed è proprio la stravaganza questa volta che Jarmusch mette da parte, rifugiandosi in una storia minimale e poetica che ha molto convinto alla proiezione stampa. Tanto che “Paterson” punta ad un premio di prestigio a questa sessantanovesima edizione del Festival di Cannes.

Jarmusch – anche sceneggiatore della pellicola – crea un personaggio veramente singolare, ordinario ma a suo modo magnetico. Il suo Paterson è il re dell’arrendevolezza, accetta la vita senza combatterla, ma riesce a cogliere un senso grazie alla sua capacità introspettiva. Somiglia, sebbene deve affrontare meno drammi, allo “Stoner” dello scrittore Edward John Williams.

L’amata Laura, musa ispiratrice

E allora una confezione di fiammiferi diventa fonte di ispirazione per un poema, la pausa pranzo la scusa per buttare giù dei versi dedicata all’amata Laura. La quale, persa nel suo mondo dove tutto deve essere dipinto di bianco e nero e in una rete di sogni che però non oltrepassano mai l’evanescenza, un giorno le ricorda che un famoso poeta italiano, Petrarca, scriveva versi bellissimi dedicati alla sua Laura. Incoraggia Paterson a stampare e pubblicare i suoi versi. Ma nessuno dei due ha fatto i conti con l’agguerrito bulldog Marvin…

Film convincente con messinscena scarna

“Paterson” è un film convincente, con una messinscena volutamente scarna che si limita a filmare senza acrobazie la settimana di un uomo qualunque. Così come senza grandi attrattive è la città in cui vive, che però ha dato natali a poeti come William Carlos Williams e Allan Ginsberg. Paterson ha divorato le loro opere ed è diventato bravo. Ma gli manca senso del ridicolo per mettersi in gioco. E allora opta per una vita che sembra anestetizzata, ma che in realtà restituisce a lui e allo spettatore, un esperienza sensitiva importante.

Del resto le persone speciali non hanno bisogno di mostrarsi tali. Diceva qualcuno: “Preferisco sembrare cretino ascoltando una persona intelligente, piuttosto che sembrare intelligente parlando ad una massa di cretini”.

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