Strage di Secondigliano: suicida in carcere l’uomo che uccise 5 persone

È morto nella serata di ieri, 16 marzo 2016, all’ospedale Loreto Mare di Napoli Giulio Murolo (nella foto sotto), 49 anni, che il 15 maggio dello scorso anno, dal balcone della propria abitazione, a Secondigliano, sparò all’impazzata uccidendo cinque persone e ferendone altre cinque.

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Aveva presto pillole

Murolo aveva tentato il suicidio tre giorni fa nel carcere di Poggioreale dove era detenuto, prendendo alcune pillole. Ricoverato in un primo momento nel reparto di medicina, per l’aggravarsi della sue condizioni era stato poi trasferito in rianimazione dove è morto.

La strage per un litigio

Murolo era un tiratore scelto, non aveva precedenti penali e in casa, in via Miano, oltre ad alcuni fucili da caccia regolarmente detenuti, aveva anche un fucile mitragliatore Kalashnikov – con matricola abrasa – e due machete. La sparatoria avvenne dopo un litigio di Murolo con i vicini per alcuni panni stesi ad asciugare.

Chiesta la perizia psichiatrica per l’infermiere della strage, le notizie del 17 maggio 2015

Scusanti non ce ne sono, ma Giulio Murolo, l’infermiere che venerdì scorso, ha fatto una strage a Secondigliano, prova a darsele.

Dice di non ricordare quanto accaduto nel tragico pomeriggio di venerdì, ma chiede perdono: ai suoi familiari, a quelli delle altre vittime. Giulio Murolo, si sarebbe sfogato con il suo avvocato, Carlo Bianco, che ieri lo ha assistito per l’interrogatorio in carcere da parte del pm. Murolo si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del pm.

 

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Ora chiede perdono a tutti

Al suo legale ha ribadito la richiesta di perdono (“a mia madre, ai miei nipoti, alle altre persone”) ed ha cominciato a raccontare la sua versione sui rapporti conflittuali nei confronti del fratello, vicino di casa, sostenendo di essere stato costretto “a subire da una vita”.

“Mio fratello mi ha aggredito con un coltello”

Murolo, sempre parlando con il legale, avrebbe sostenuto anche di essere stato aggredito con un coltello dal fratello Luigi. Proprio Luigi Murolo e la moglie, Concetta Uliano, sono state le prime due vittime della strage di venerdì, durante la quale sono stati uccisi anche l’ufficiale della polizia municipale Francesco Bruner e il cuoco Luigi Cantone. Sei i feriti, uno dei quali ancora ricoverato in gravi condizioni.

 

L’avvocato chiede la perizia psichiatrica

Intanto si è saputo che si terrà domani alle 10,30 nel carcere di Poggioreale l’interrogatorio di garanzia e l’ udienza di convalida dell’arresto di Giulio Murolo. Il suo avvocato, Carlo Bianco, ha anticipato che chiederà una perizia psichiatrica.
“È indispensabile verificare la sua partecipazione cosciente o semi-cosciente – dichiara all’Agenzia Ansa – io ho incontrato un uomo sconvolto, terrorizzato, che ha rimosso l’ accaduto”.

 

In casa kalashnikov e due machete

 

Oltre alle armi detenute legalmente l’infermiere che venerdì ha ucciso quattro persone nel quartiere napoletano di Secondigliano possedeva anche un fucile mitragliatore Kalashnikov – con matricola abrasa – e due machete. La scoperta è stata fatta dagli agenti della polizia. Il fucile mitragliatore e i machete erano nella camera da letto. Inoltre i poliziotti hanno rinvenute anche diverse munizioni. Luigi Murolo, 48 anni, incensurato, ora dovrà rispondere anche di detenzione illegale di arma e ricettazione.

 

Preoccupazioni per il vigile rimasto ferito

Destano ”preoccupazione” le condizioni di Vincenzo Cinque, il vigile rimasto gravemente ferito nella sparatoria di Secondigliano dove un uomo ucciso 4 persone e ferito altre sei. Dalla direzione sanitaria della Asl Napoli 1 fanno sapere che il paziente, ricoverato al San Giovanni Bosco, è al momento sottoposto a Tac per valutare se operarlo.

”Il paziente – ha spiegato Ernesto Esposito, dg della Asl Napoli 1 – ha un emocromomo molto basso e le sue condizioni sono preoccupanti”. ”A seguito degli esami in corso – ha aggiunto il direttore generale dell’Asl Napoli 1 – si deciderà come procedere e se riportarlo in sala operatoria”. Il vigile resta, dunque, in prognosi riservata. Diverso e più rassicurante il quadro clinico degli altri feriti le cui condizioni non vengono giudicate preoccupanti.

aaaballatoioPomeriggio di terrore a Secondigliano: le notizie di venedì 15 maggio

Pomeriggio di terrore ieri  a Napoli, nel quartiere popolosissimo Secondigliano. Un infermiere di 48 anni. Giulio Murolo, (al centro nella foto grande), incensurato, dipendente dal grande ospedale Cardarelli, ha sparato all’impazzata e ha ammazzato sul colpo 4 persone:. Dopo una lite per dei panni stesi ad asciugare spara in strada per un’ora e mezza, prima con una pistola e poi con uno dei suoi fucili da caccia.

A cadere sotto suoi colpi di Giulio Murolo sono stati la cognata, il fratello, un ufficiale della polizia municipale che aveva tentato di fermarlo e un fioraio che percorreva la strada a bordo di uno scooter. Sei persone – due poliziotti, un carabiniere, un altro vigile urbano e due passanti – sono rimaste ferite.  Si era parlato, nella concitazione delle prime notizie, anche di una moglie morta, ma l’infermiere non era sposato.

 

 

Poi si è fatto catturare senza fare resistenza

L’infermiere, dopo la carneficina, ha deciso di lasciarsi catturare senza opporre resistenza. Merito anche di un operatore del 113 con il quale ha parlato per una quarantina di minuti. Scenario della strage via Miano, alla periferia nord di Napoli.

 

Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino

Napoli è sconvolta da una strage che non trova un perché neppure con il passare delle ore: il sindaco Luigi de Magistris proclama il lutto cittadino (“una tragedia enorme per Napoli e per il Comune”), cancellate le manifestazioni – l’inaugurazione di una stazione del metrò e un appuntamento elettorale con il Pd – in programma domani con il premier Renzi, che chiama il sindaco per esprimergli cordoglio e solidarietà. Dal ministro Alfano vicinanza alle vittime e ai feriti.

 

 

Murolo, nessun precedente penale, nessuna patologia psichica

Murolo, nessun precedente penale, dipendente del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale Cardarelli, viene descritto dai colleghi come uomo introverso ma che mai nei suoi comportamenti aveva manifestato segni di squilibrio.

“Non soffre di patologie psichiche”, conferma il questore di Napoli Guido Marino.

Ma ieri quesll’uomo, appassionato di caccia e possessore di molte armi regolarmente detenute, ha preso la mira con freddezza contro parenti, vicini, passanti.

 

La prima vittima è la cognata, carneficina in due tempi

Prima vittima è stata la cognata, Concetta Uliano, 51 anni, poi viene colpito il fratello, Luigi Murolo, 52 anni.

La prima parte della carneficina si svolge all’interno della palazzina a due piani in via Miano. Poi l’infermiere, cacciatore e titolare di una licenza di tiro a segno, si sposta sul balcone e comincia – secondo le parole del questore di Napoli – “il tiro al bersaglio su chiunque si muovesse”.

Cadono così il tenente della polizia municipale Francesco Bruner, 60 anni, vicino di casa di Murolo, e un fioraio, Luigi Cantone, 59 anni, che era alla guida di uno scooter.

 

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Sei feriti, solo uno grave

Dei sei feriti è in gravi condizioni solo un agente della polizia municipale che stava fermando il traffico, per difendere i passanti dal fuoco dei proiettili: Murolo lo ha colpito con precisione da cacciatore, alla gola, e l’uomo è ora ricoverato in rianimazione con prognosi riservata.

 

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Rapporti tesi col fratello e la cognata

I rapporti di Murolo, celibe, con il fratello e la cognata – che vivevano nell’appartamento accanto – erano tesi da tempo.

I vicini raccontano di dissapori e ruggini antiche, i colleghi dell’ospedale Cardarelli descrivono l’infermiere come un uomo introverso, silenzioso. Un uomo che ama la caccia, detentore – legalmente – di diverse armi.

Gli spari iniziano poco dopo le 15: i testimoni raccontano di detonazioni ripetute, “sembrava che stessero girando una fiction”. I negozianti abbassano le saracinesche, chi vive in zona chiama parenti e amici per avvertirli di non passare per via Miano. Murolo ad un certo punto chiama il 113, “sono quello del macello di Miano”. L’operatore lo mantiene al telefono, per 40 interminabili minuti, e alla fine lo convince ad arrendersi senza opporre resistenza.

L’uomo si consegna ed esce dal palazzo della strage, mentre poliziotti e carabinieri lo proteggono dalla furia di decine di persone radunate in strada. Agli uomini in divisa non dice una parola. Freddo, silenzioso come quando ha preso la mira contro uomini e donne, come in un uno dei suoi amati tiri a segno.

 

Un testimone oculare: “Sembrava una fiction”

“È stata una sequenza di colpi violentissima”: un testimone oculare, Luigi Mele, titolare di un negozio di ortopedia, racconta la terribile sequenza del primo pomeriggio al civico 41 di via Miano a Capodimonte (e non via Napoli come si era appreso in un primo momento).

 

“Pensavo che fosse una scena di Gomorra”

“Erano le 15.15 quando abbiamo sentito le detonazioni. Tante, almeno una quindicina. Inizialmente – spiega Mele – ho pensato che potesse essere una fiction, perché ieri a poche decine di metri da qui hanno girato un episodio della serie Gomorra. Poi ho visto un ragazzo sul motorino, riverso a terra, e l’uomo armato di fucile che entrava e usciva dal balcone della sua abitazione sparando all’impazzata.

Ho abbassato la saracinesca come hanno fatto tutti gli altri commercianti e sono scappato. Poi ho cominciato a telefonare ai miei figli e a tutti quelli che conoscevo per dire loro di non avvicinarsi alla zona”.

Un altro testimone oculare, Giovanni, titolare di una spaghetteria di fronte al civico 41 di via Miano, riferisce che l’infermiere ha esploso colpi – prima da una pistola, poi da un fucile – per circa un’ora e mezza.

 

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