“I nomi che diamo alle cose”: quando un romanzo custodisce un dono

C’è un dono, in questo romanzo dal titolo suggestivo: I nomi che diamo alle cose (Bompiani, 213 pagine, 17 euro). È un regalo che si va componendo di pagina in pagina, attraverso i tocchi delicati di una scrittura alta, elegante, indiscutibilmente bella.

aaaanomie02

Non sempre nella vita si arriva a conclusione

E bello è ciò che accade in questa storia in cui tutto sembra succedere già nelle prime pagine e invece poi prosegue, si allarga inesorabilmente dandosi il tempo della vita, dei sentimenti e dei pensieri che fluttuano, crescono e, spesso, non trovano conclusione, perché nella vita la maggior parte di ciò che viviamo non ha conclusioni veloci. E spesso nemmeno si conclude.

Anna esplora se stessa

Qui Beatrice Masini racconta il vivere di Anna, in esplorazione di se stessa, di una nuova vita, di una vita vissuta da altri in una casa che non le apparteneva e che la sorte le affida e da cui lei si fa accogliere con delicatezza e rispetto per ciò che è stato e che sarà.

Un presente da costruire

Il futuro della protagonista si compone con piccoli gesti e tempi apparentemente ininfluenti, con incontri che rivelano la sostanza di un presente da costruire e lasciano spazio anche alle memorie, ai dolori vissuti, al lucido recupero di un passato che, per Anna come per molti, non è stato facile.

Spazi di una geografia sentimentale

Grazie a questo romanzo entriamo anche nel mondo intenso e luminoso dell’autrice, stabilendo un contatto con la sua importante esperienza di scrittrice per ragazzi (e alcune riflessioni sono davvero illuminanti) e con gli spazi che ne compongono la sua geografia sentimentale: il lago, i libri, le case vecchie, la natura quieta e quella selvatica, il bosco che è narrativo e avventuroso al tempo stesso, i bambini e l’infanzia con le punte e dolcezze che la distinguono. Il tutto in una sintesi letteraria affascinante.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto