Isee, partiti i controlli: che fare in caso di anomalie

I controlli automatici sono partiti: i cittadini che richiedono un Isee (indicatore di situazione economica equivalente) per accedere ad una prestazione sociale e a questo scopo autodichiarano il proprio patrimonio faranno scattare la verifica su saldo e giacenze dei propri conti bancari. Il confronto sarà con i dati contenuti nell’Anagrafe dei rapporti finanziari gestito dall’Agenzia delle Entrate e risulterà ben più ampio di quello eseguito fino al 2019; finora infatti l’incrocio dei dati si limitava ad evidenziare se i conti correnti dichiarati dai residenti corrispondevano a quelli esistenti nell’archivio. Da gennaio invece vengono verificate anche le cifre.

La franchigia

Se dalla verifica su saldi e giacenze emergerà un valore del patrimonio complessivo del nucleo familiare non coerente con quello dichiarato, questa anomalia verrà riportata tra le annotazioni dell’Isee. Siccome la legge prevede una franchigia per il patrimonio (variabile dai 6.000 euro in su in base alla composizione del nucleo) l’annotazione potrà segnalare a seconda dei casi il superamento della franchigia stessa oppure il fatto che l’importo effettivo risulta superiore a quello dichiarato per un importo pari o superiore a 5.000 euro.

Le azioni possibili

A questo punto il richiedente ha sostanzialmente 3 possibilità: inoltrare lo stesso l’Isee fornendo però eventualmente la documentazione che dimostra la propria correttezza; oppure presentare una nuova Dsu rettificata; o ancora chiederne al Caf la rettifica, nel caso quest’ultimo abbia commesso un errore materiale. Sempre dal primo gennaio, l’anno di riferimento per il patrimonio immobiliare non è più quello precedente ma quello ancora prima: dunque per le dichiarazioni del 2020 occorrerà fornire i dati del 2018.

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