Brexit: Theresa May ottiene la fiducia della Camera dei Comuni

Theresa May non è stata sfiduciata dalla Camera dei Comuni. La premier esce indenne dalla mozione di sfiducia presentata contro di lei dal laburista Corbyn. Ma la strada è ancora lunga per il primo ministro.

La Camera dei Comuni ha respinto la mozione di sfiducia con 325 voti contro 306. Il governo mantiene così la maggioranza per 29 voti, nonostante la sconfitta pesante di ieri sull’accordo sulla Brexit.

Incontro con l’opposizione

Theresa May si dice pronta a incontrare tutti i leader dell’opposizione a partire da stasera per cercare di trovare una linea comune con l’obiettivo di “attuare la Brexit”ha detto la stessa premier Tory ai Comuni dopo aver superato la mozione di sfiducia in Parlamento.

Possibile anche un “faccia a faccia” con Corbyn, finora negato

May ha aperto quindi anche a un incontro faccia a faccia con Jeremy Corbyn, finora negato. Il Parlamento – ha detto la premier – “ha confermato la fiducia nel governo”, ora bisogna attuare la Brexit perché “il Paese continui ad aver fiducia nel Parlamento”.

 

Ancora aperta la vicenda Brexit

Si riapre la vicenda Brexit: l’accordo sul divorzio dall’Ue raggiunto a novembre dalla premier Tory, Theresa May, con Bruxelles è stato bocciato ieri sera dalla Camera dei Comuni britannica con 432 no contro 202 sì. La ratifica è stata negata con uno scarto di 239 voti, molto pesante per il governo.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa oggi.

Corbyn ha parlato di “sconfitta devastante”, ha accusato la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un no deal e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia il suo “verdetto sull’incompetenza di questo governo”.

Il portavoce del Dup, il partito degli unionisti nordirlandese, ha annunciato che voterà la fiducia a Theresa May. I 10 voti del Dup sono decisivi per assicurare la maggioranza al governo. Ma oggi si vedrà se basteranno a salvare Theresa May.

Presentata mozione di sfiducia

Il leader laburista JeremyCorbyn ha presentato una mozione di sfiducia al governo Tory. La mozione sarà discussa domani. Corbyn ha parlato di “sconfitta devastante”, ha accusato la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un “no deal” e di aver privilegiato gli interessi del Partito Conservatore su quelli del Paese. Ha infine auspicato che la Camera dia domani il suo “verdetto sull’incompetenza di questo governo”.

 

Ci sarà un secondo referendum?

May aveva chiesto alle opposizioni di presentare una mozione di fiducia per vedere se l’esecutivo dispone ancora del sostegno di una maggioranza. La premier ha detto che il no all’accordo è chiaro, ma che non sono emerse chiaramente altre proposte sul tavolo. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit.

L’accordo sulla Brexit sottoposto al Parlamento rispetta “la volontà democratica” espressa dal popolo britannico nel referendum del 2016 e apre la strada “a un futuro migliore” per la Gran Bretagna. Così aveva detto la premier concludendo il dibattito ai Comuni. May ha quindi passato in rassegna le alternative, denunciando un eventuale secondo referendum come uno strumento di divisione per il Paese e un no deal come una soluzione in contrasto con l’interesse nazionale.

 

 

La vigilia del voto del 15 gennaio

Si decide il destino dell’accordo di Theresa May sulla Brexit con il voto di oggi, martedì 15 gennaio, alla Camera dei Comuni. La ratifica del testo concordato con Bruxelles con una conta dei voti tutta in salita per l’esecutivo, esattamente come un mese fa: quando Downing Street aveva preferito la scelta umiliante di uno slittamento in extremis dello scrutinio di fronte alla prospettiva di finire sotto in malo modo. Gli affannosi sforzi della premier per rimettere insieme i cocci non sembrano in effetti aver cambiato granché le cose.

Opposizioni divise sul dopo

Le opposizioni – divise quasi come la maggioranza sulle alternative del dopo – restano sostanzialmente compatte nel no al piano May. A cominciare dal Labour di Jeremy Corbyn, pronto in caso di mancata ratifica a mettere sul tavolo una mozione di sfiducia formale per arrivare allo scioglimento della Camera, “a nuove elezioni e a un nuovo governo”.

Gli scontri in corso

Nella maggioranza lo zoccolo duro ribelle – dai conservatori brexiteers guidati da Boris Johnson al drappello delle colombe filo-europeo di Dominic Grieve, fino agli alleati unionisti nordirlandesi del Dup – non risulta scalfito da una situazione in cui il ritorno all’ovile annunciato da una mezza dozzina di dissidenti meno irriducibili appare simbolico e già compensato da qualche nuova defezione.

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