Autobiografia di Mark Twain (cent’anni dopo)

Mark Twain ha molto ancora da dire. Esce, in versione integrale,  il racconto della sua vita.

Il titolo è netto: “Autobiografia di Mark Twain, da pubblicare cent’anni dopo la morte, secondo la volontà dell’autore” (Donzelli, 472 pagine, 35 euro) e illuminante il contenuto. Già, perché Twain fa della sua autobiografia un’opera di altissima letteratura e offre anche – a chi legge, a chi racconta, a chi si occupa di libri e di bambini – un metodo.

La vita di Twain è certamente interessante, ma ciò che coinvolge di più è il modo in cui lo scrittore si rivolge a se stesso e ai lettori.

 

Una modernissima autobiografia

Modernissima forma di racconto autobiografico, Twain insegue fatti, ricordi, frasi, memorie. Testimonia come il racconto di una vita – di ogni vita – sia di per sé romanzo. Evidenzia casualità e ne fa sostanza del racconto. Si ferma a cogliere – e sono tra i momenti narrativi più coinvolgenti – i punti di vista altrui e il testo, tenero ed efficace, scritto da sua figlia Susy. Il dialogo tra padre e figlia, tra scrittore e bambina, si srotola lungo una narrazione multipla, complessa, apparentemente disordinata.

 

Spiazzanti punti di vista

E spuntano i bambini – anche l’autore, da bambino – con i loro spiazzanti punti di vista, con l’allegro cinismo dell’infanzia, con lo stupore che li connota. Riconosciamo i personaggi che hanno popolato i romanzi di Twain. Primo fra tutti Huck Finn :”… ho ritratto Tom Blankenship esattamente com’era. Era ignorante, mal lavato, malnutrito; ma era buono di cuore, come tutti i ragazzi…”, dice Twain. Da quel bambino nascerà il capolavoro di cui Hemingway disse: “Tutta la letteratura americana proviene da un libro di Mark Twain, che si chiama “Huckleberry Finn”. Alta letteratura di cui i bambini hanno bisogno e anche gli adulti. Libro per TUTTI.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto