L’Italia blocca il bilancio pluriennale Ue (2016-2020)

Renzi lo aveva preannunciato qualche giorno fa e oggi è accaduto. L’Italia ha “confermato la riserva”, ovvero ha posto il veto, alla proposta di compromesso fatta dalla presidenza slovacca per la revisione di mid-term del bilancio pluriennale della Ue, che il governo italiano non considera accettabile perché mancano garanzie per l’aumento di risorse “a favore delle nostre priorità”: immigrazione, sicurezza, disoccupazione giovanile o programmi per la ricerca.

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Lo ha annunciato il sottosegretario Sandro Gozi (nella foto qui sopra con Renzi) a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles. 

Nel pranzo dei ministri a porte chiuse (“per noi non indigesto, per altri forse sì” sintetizza Gozi con una battuta) l’Italia ha “tenuto tenuto con coerenza la sua linea”, spiega il sottosegretario agli affari europei.

“Senza l’Italia non passa, serve l’unanimità”

“Quindi – continua Gozi – abbiamo confermato la nostra riserva sull’ adozione del riesame del bilancio multiannuale, che senza l’accordo dell’Italia non può essere adottato perché richiede l’unanimità”.
“Lo abbiamo fatto – spiega Gozi – perché riteniamo che sia una proposta su cui dobbiamo avere ancora molte garanzie sul reale aumento a favore delle nostre priorità: immigrazione, sicurezza, risorse europee per i giovani (siano per la lotta contro la disoccupazione o l’Erasmus), i programmi di successo come Horizon2020 cu cui non possiamo assolutamente accettare dei tagli, e la flessibilità del bilancio europeo per una maggiore capacità di reagire alle crisi. Su tutto questo non ritenevamo che fossimo arrivati ad un compromesso accettabile e quindi abbiamo confermato che l’Italia si oppone al riesame del bilancio multiannuale”.

Non è un veto, ma una riserva seria

Alla domanda se si tratti un veto, Gozi risponde: “Il veto si pone in una votazione formale. Oggi non c’era una votazione formale, quindi la dizione non è ‘veto’ ma ‘riserva’ e noi abbiamo posto formalmente la nostra riserva che la presidenza slovacca annuncerà”.

“L’Europa dice di capire e poi non capisce”

“Noi non siamo né nazionalisti né populisti. Noi però siamo molto stanchi delle ambiguità e delle contraddizioni europee. Siamo molto stanchi di un’Europa che dice alcune cose e poi non le fa. Siamo molto stanchi di un’Europa che è piccola con le cose grandi e grande con le cose piccole. E noi siamo convinti che, se l’Europa non cambia, siamo di fronte all’inizio della disintegrazione europea”: ribadisce Gozi.
Il sottosegretario rispondeva ai giornalisti che chiedevano se, dopo il ‘caso delle bandiere europee’ rilanciato da un Twitter del consigliere di Marine Le Pen, anche le forze non euroscettiche rischino di alimentare il clima nazionalista e populista che ha portato alla Brexit e all’elezione di Trump.

“Ci siamo addormentati dopo la Brexit, ora è arrivato Trump”

“Ogni volta che succede qualcosa – ha continuato il sottosegretario – i nostri partner dicono ‘ci siamo svegliati’ e poi non si svegliano. Era suonata la sveglia con Brexit e con Bratislava ma ci siamo addormentati. Ora dicono che è suonata la sveglia con Trump. Sarà bene che questa sveglia la usiamo per cambiare l’Europa. Solo cambiando possiamo avere un’Europa che risponde alle vere aspettative dei cittadini”.

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