Cannes/Marion Cotillard presenta un amore non corrisposto (sarà Brad Pitt?)

Giacca jeans con toppe, stretta sul punto vita. Vestitino corto e sandali con zeppe. Sembrava più una rockstar che una diva Marion Cotillard stamane sulla Croisette, dove è stato presentato “Mal de pierres”, diretto da Nicole Garcia.

Melò non proprio convincente in cui l’attrice francese è alle prese con un amore non corrisposto (non per volontà dell’amoroso).

Ma basta la sua presenza – peraltro rivedremo Marion mercoledì, perché è protagonista anche di “Juste la fin du monde” di Xavier Dolan – per sprigionare panico tra addetti stampa e appassionati. Segno che oramai la Cotillard è diventata una vera diva internazionale, oltre che beniamina dei francesi. Specie da quando si parla di una love story con Brad Pitt, comunque smentita dagli Usa.

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Una ragazza giovane e benestante

Nel film della Garcia, tratto dall’omonimo romanzo “Mal di pietre” (Nottetempo, 2009, pp.109) di Milena Agus, la Cotillard è Gabrielle, una giovane e benestante ragazza del sud della provincia francese. Irrequieta, labile di nervi, cerca di sedurre un professore del posto ma senza successo. Accetta senza entusiasmo di sposare José (Àlex Brendemühl), operaio stagionale spagnolo scappato come i suoi colleghi dalla dittatura franchista.

 

I calcoli renali e le cure termali

Ad allontanarla da una vita domestica scialba e monotona il suo “mal di pietre”, i calcoli renali, tanto che una dottoressa le consiglia di recarsi sulle Alpi per effettuare delle cure termali specifiche. Lì incontra André Sauvage (Louis Garrel), luogotenente ferito durante la guerra in Indocina. Scoppierà un sentimento, forse anche la passione. Ma poi, quando André deve lasciare il centro in seguito ad un peggioramento e Gabrielle anche perché è guarita, la relazione non ha più un seguito. Lei gli scrive di continuo, le lettere tornano al mittente. José continua a sopportare i rifiuti e ad amarla in silenzio. Che fine ha fatto invece André e soprattutto cosa passa nella fragile testa di Gabrielle?

 

Un labirinto di percezioni mai banali

Gli intrecci della storia raccontataci da Nicole Garcia sono molto interessanti, perché ci conducono in un labirinto di sensazioni e percezioni mai banali. Nella fragilità di Gabrielle c’è tutto il percorso di un amore avido di gioie ma sempre pronto a metterle a portata di mano. Che era ed è il bello del libro della Agus.

Molto bene anche la Cotillard, intensa e vibrante, meno i suoi colleghi. Soprattutto Garrel, che sì interpreta un mezzo moribondo, ma proprio non ce la fa a togliersi dalla faccia quel broncio esistenziale marcato dalla mascella volitiva. Ciò che invece non fa decollare il film è la regia della Garcia, che tende ad appiattire una storia invece interessante. Non c’è mai – a parte una bella scena di sesso – una trovata, un qualcosa che dia all’immagine e all’inquadratura un sovrappiù di quello che vediamo.

 

Una Madame Bovary non tanto coraggiosa

Alla fine Gabrielle è una sorta di Madame Bovary in versione minore, non troppo pazza e perversa come l’eroina di Flaubert e nemmeno così coraggiosa da scegliere il proprio destino.

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