“Mara, una donna del Novecento”: la vita agra di una giovane fascista

Mara è fascista. Ha 13 anni ed è felicemente innamorata del fascismo. È nata nel 1920 e dunque la sua adolescenza coincide esattamente con tutta la retorica e gli slogan del fascismo. Vive vicino a largo di Torre Argentina. Il papà è bottegaio, la mamma casalinga. Ha un’amica del cuore, Nadia, fascista convinta, che la porta a sentire il Duce a piazza Venezia.

Anche Mara ama con devozione Mussolini, così come ama la propria famiglia, ma di sera, quando sta per addormentarsi, sogna un futuro da scrittrice e da donna indipendente, in eleganti e pregiati abiti che facciano risaltare la sua professionalità, ispirandosi alla cara Zia Luisa, fascista devota, raffinata, filantropa.

In scena, nel romanzo, di Ritanna Armeni, intitolato “Mara, una donna del Novecento” (Ponte alle Grazie, 304 pagine, 16,80 euro) troviamo Mara e Nadia, le amiche del cuore, Giulio, fratello di Nadia, le due famiglie, zia Luisa, elegante e fascinosa, che ha tanto viaggiato e che promette a Mara di aiutarla a realizzare i propri sogni. A Mara piace moltissimo leggere e vorrebbe studiare letteratura latina, diventare bella e indipendente come l’elegante zia Luisa, coi suoi cappellini e il passo deciso e veloce. Il futuro le sembra a portata di mano, sicuro sotto il ritratto del Duce appeso in salotto tra le due poltrone.

 

Sotto la dittatura le donne si sentono libere

In casa di Mara, o meglio in gran parte del condominio, sono tutti fascisti. Il paradosso nella finzione e nella realtà è sempre lo stesso: le donne proprio sotto dittatura cominciano a sentirsi libere. Il fascismo guarda loro come cittadine che anche se non hanno i pieni diritti degli uomini, si affacciano in società. Possono lavorare (anche se pagate un terzo degli uomini) ricoprendo incarichi maschili, diventano campionesse di sport… possono uscire in calzoncini e partecipare alle sfilate e così via.

Ciò che pensa Mara, però, piano piano si sgretola e apre, e non solo in lei, piccole crepe, e ferite.

 

Le prime incertezze

È nel 1938 che in Mara iniziano a sorgere le prime incertezze. La pubblicazione su Il Giornale d’Italia del Manifesto della razza, e la conseguente partenza dei vicini di casa, la famiglia ebrea Piperno con cui si andava d’amore e d’accordo, le instillano il dubbio che qualcosa stia mutando il negativo. Poi l’entrata in Guerra, la fame, la paura di morire sotto le bombe, tutto mira a farle perdere fiducia in quell’uomo possente dallo sguardo fiero e feroce. Eppure Mara non cede, non ancora. Si dice: Il Duce ha ragione a non dire proprio tutto: non vuole spaventare, sa che basta poco perché la gente si deprima e pensi che tutto vada male. Non c’è certo bisogno di cattive notizie quando la vita è dura e comincia a essere scarso persino il pane. Per questo i giornali dicono solo una parte della verità. Come si vede Mara continua a mentire a se stessa. C’è solo la guerra, che Mussolini non sa gestire, mandando a morire soldati giovani e vecchi e lasciando a casa, a patire gli stenti, le donne che devono provvedere ai figli affamati e terrorizzati. E i sogni? I sogni di studiare, laurearsi, scrivere, essere indipendente, lavorare come un uomo, poter parlare com’è concesso a un uomo? Per Mara i sogni saranno a lungo archiviati, perché il fascismo alle sue donne chiede una silenziosa venerazione e rassegnati sacrifici.

 

La dura realtà della guerra

Mara è una donna del Novecento, onesta, studiosa, solidale e comincia a capire che qualcosa in quel regime non funziona, si inceppa. Mara ha tanti sogni, la zia Luisa le ha promesso che avrebbe pagato gli studi all’università, ama i libri, è brava a scuola e c’è sempre quel sogno: fare la scrittrice.  Ma la guerra la riporterà presto alla realtà scaraventandola nella vita adulta. Una guerra che dura troppo a lungo e che vede faticare, fatalmente, le donne. Madri, mogli, vedove che sgobbano, svengono, muoiono, prima lusingate, quando portano le fedi per la patria, poi schiacciate dalla dittatura.  Mara si innamora, ma il suo uomo dovrà partire per la guerra: destinazione Grecia. Comincia la vita virtuale di Mara attraverso la corrispondenza con l’amato. Lettere che diventeranno man mano che la guerra volge ad un destino disgraziato per i fascisti, amare, drammatiche e persino bugiarde.

La guerra è persa e le strade delle donne del libro e della Storia si dividono: qualcuna imbraccerà il fucile a Salò, l’amica Nadia, qualcun’altra troverà pace continuando a credere al Duce, un’altra capirà che l’incantesimo si è rotto. Questa è Mara, una donna comune eppur straordinaria, ma straordinaria come lo furono tante donne del fascismo e dell’antifascismo. Per anni Mara farà la dattilografa, anche se poi capiremo che il suo ruolo sarà assai più prezioso. Ma poi riuscirà nell’intento, non demorderà e realizzerà il proprio sogno. Perdendo l’amica e l’amore, ma trovando una ulteriore consapevolezza di sé, una maturità insita nel genere femminile. Quel suo sogno: “Quelli prima di addormentarmi, quando la giornata è finita, sono momenti belli. Nessuno interrompe il flusso dei pensieri che si muovono liberamente e, lasciati vagare dove vogliono, si alzano in volo, a volte mi stupiscono, a volte vorrei fermarli, spesso mi regalano momenti di gioia. La sera, rannicchiata sotto le coperte, mi immagino fra qualche anno, quando avrò finito il liceo e comincerò l’università e poi avrò un lavoro”.

 

Un glossario del ventennio

Si deve a Ritanna Armeni questo utile, coraggioso e bellissimo romanzo storico che è anche un romanzo di formazione ed un “glossario” molto accurato degli avvenimenti del Ventennio. Attraverso la storia di Mara riemerge la storia delle donne che vissero e tribolarono e gioirono in quel periodo: uno spaccato autentico di ciò che fu il fascismo anche per l’intera società.

Giustamente non esistono né giudizio e né punizione senza assoluzione per Mara, per la sua amica Nadia, per la zia Luisa e per tutte le altre donne protagoniste di queste pagine scritte benissimo e sceneggiate con una verità incredibilmente salda. Grazie a questo romanzo si squarcia la tela polverosa della storia sulle donne che hanno mantenuto in piedi l’Italia mentre molti uomini tentavano di annientarla, poco importa se stessero dalla parte giusta o sbagliata.

 

Chi è l’autrice del romanzo

Ritanna Armeni (nella foto qui sopra), giornalista e scrittrice, ha lavorato al Manifesto, Il Mondo, Rinascita, l’Unità, è stata portavoce di Fausto Bertinotti e ha condotto la trasmissione Otto e mezzo con Giuliano Ferrara. Attualmente scrive per l’Osservatore romano, Il Foglio, ha pubblicato tra gli altri: La colpa delle donne (2006); Parola di donna (2011).

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