Integrali sì, ma solo di nome: il test sui biscotti che ingannano

Siete appassionati di biscotti e merendine nella versione integrale? Fate attenzione: una grande quantità di questi prodotti sono integrali di nome, ma non di fatto. Come dimostra il nostro test su 10 prodotti da forno, alcuni anche biologici, sono tanti i produttori che vantano in etichetta a grandi lettere la denominazione di integrale, salvo aggiungere piccolissime dosi dello sfarinato completo, o persino limitarsi a impastare semplicemente un miscuglio di farina raffinata (quella bianca) e crusca. Una “consuetudine” più diffusa di quanto si creda, ma lecita: scrivere sulla confezione “integrale”, anche quando si è usato solo un mix di raffinata e crusca è consentito dalla circolare 168/03 del ministero delle Attività produttive. Un inganno a norma di legge, insomma.

 

La dose ideale: 25 grammi al dì

Tra moda e raccomandazioni salutiste, la scelta dei prodotti integrali è una tendenza in costante crescita, come testimonia l’aumento dei prodotti sugli scaffali del supermercato. Del resto, è risaputo che soltanto le farine integrali conservano intatte le proprietà nutrizionali del cereale: il germe di grano e l’elevato contenuto di fibra, utile per migliorare la funzionalità intestinale, aumentare la sensazione di sazietà (con effetti sul controllo del peso) e persino prevenire malattie coronariche e diabete di tipo 2. Secondo l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, la dose “utile” di fibra ammonta a 25 grammi al giorno nell’adulto. Colmare questo fabbisogno con i prodotti integrali solo di nome è però arduo.

 

Quantità molto variabili

Come mostra la tabella, nei prodotti “integrali” la fibra varia da 2,5 a 11% (vale a dire grammi per 100 grammi di prodotto). Una differenza enorme, che dipende dalla quantità e qualità delle farine impiegate nella preparazione.

 

I migliori e i peggiori

Se ai massimi livelli per contenuto di fibra troviamo Misura e Galbusera (rispettivamente con il 70 e il 50% di farina integrale), ai minimi compaiono i “cornetti integrali” del Mulino Bianco, seguiti dalle “Crostatelle integrali biologiche” della Città del sole. Queste ultime meritano una menzione speciale: in barba al nome, sono preparate soltanto con farina di frumento, quindi raffinata, e aggiunta di cruschello. Della farina integrale, insomma, non c’è traccia. Lo stesso gioco che fa Balocco, che però aggiunge tanta di quella crusca (11,7%) da ottenere nel suo frollino un 6% di fibra.

 

Indovina chi c’è? L’olio di palma

Nella comparazione abbiamo rilevato anche il tipo e la quantità di grassi: l’olio di palma, l’economico grasso tropicale di scarso valore nutrizionale che devasta le foreste tropicali, è sempre presente, salvo nei due prodotti con burro. Completa il quadro la quantità di sale, da tenere sempre ai minimi livelli, perché corresponsabile delle malattie legate all’ipertensione.

 

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