Vatileaks: Balda agli arresti accusa la Chaoqui: “È la numero 2 dei servizi segreti”

Monsignor Lucio Vallejo Balda (nella foto in basso)  è stato nuovamente rinchiuso in cella in Vaticano, nella caserma della Gendarmeria. Lo apprende e lo rilancia oggi l’Agenzia Ansa. Il provvedimento è stato deciso nei giorni scorsi dalla magistratura d’Oltretevere dopo che Vallejo, che da dicembre era agli arresti domiciliari nel Collegio dei Penitenzieri dopo la precedente detenzione in cella durata due mesi, si sarebbe reso responsabile di tentativi di inquinamento delle prove, violando il divieto di comunicare con l’esterno.

 

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Monsignor Balda ammette: “Ho passato io alcuni documenti”

Monsignor Balda ha ammesso in tribunale di avere passato alcuni testi “riservati” della Chiesa ai media italiani. “Sì, ho passato documenti ai giornalisti”, ha detto. “Ha dato a Nuzzi l’elenco di 5 pagine con 87 password della sua mail alla Commissione Cosea?”. “Sì, ma avevo la netta sensazione che le possedesse già”, ha spiegato. Il monsignore ha comunque descritto il clima di pressioni e condizionamenti che dopo il termine dei lavori Cosea subiva da Francesca Chaouqui.

 

Poi accusa la Chaoqui: “È al vertice dei servizi italiani”

Poi il monsignore tornato in carcere ha accusato la sua ex amica Francesca Chaouqui di essere “numero due dei servizi segreti italiani”. Nell’interrogatorio del processo, monsignor Balda ha riferito di essere stato sottoposto a pressioni da parte di Chaouqui e di essere terrorizzato per il mondo che aveva dietro. Ha raccontato che la pr romana l’avrebbe portato a pranzo con Luigi Bisignani, Paolo Berlusconi e Gianni Letta.

Aveva anche la sensazione – ha aggiunto – di essere seguito e spiato e, ha raccontato, che più il lavoro della Cosea volgeva al termine, più Chaouqui si faceva pressante nei suoi confronti per non perdere la collaborazione con il Vaticano.

 

Francesca Chaoqui fa appello al Papa: le notizie precedenti

Francesca Immacolata Chaouqui, ex consulente vaticana, oggi nel tribunale vaticano in veste di imputata (nella foto in alto) per prendere parte all’udienza tecnica sulle perizie informatiche in vista della ripresa del processo sulla sottrazione e diffusione di documenti vaticani, ha scritto una lettera a papa Francesco in cui chiede di essere svincolata dal “segreto pontificio” per poter esercitare in pieno il suo diritto alla difesa.

 

Richiesta respinta per ora alla Corte

Nel corso dell’udienza a porte chiuse di questa mattina, è stato il suo avvocato, Laura Sgrò a chiedere di dare lettura della lettera.

La richiesta è stata comunque respinta dalla corte con a capo il presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre, rimandando la lettura del documento all’udienza di lunedì dal momento che quella di oggi aveva il solo compito di decidere sull’acquisizione del materiale scrutinato dalle perizie informatiche relativo alle conversazioni whatsapp e sms tra i due imputati Chaouqui e il prelato spagnolo mons. Lucio Angel Vallejo Balda.

Un’ambulanza per la Chaoqui incinta

Chaouqui è entrata e uscita dal Vaticano senza rilasciare dichiarazioni. Per sicurezza, visto il suo stato di gravidanza, fuori del tribunale, nel corso dell’udienza, ha sostato un’autoambulanza dei servizi sanitari vaticani. Già in una delle precedenti udienze, nelle fasi preliminari del processo, Chaouqui aveva chiesto di prendere la parola in aula ma anche allora il tribunale aveva detto no rimandando l’eventuale intervento alle successive fasi dibattimentali.

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