Elena Ceste, l’appello conferma: 30 anni al marito

La Corte d’appello di Torino ha confermato la condanna di Michele Buoninconti a 30 anni per l’omicidio della moglie Elena Ceste. Il vigile del fuoco era stato condnanato in primo grado con l’accusa di aver ucciso la moglie edi averne nascosto il corpo.

L’uomo  era stato condannato in primo grado a trent’anni di carcere. La Corte ha anche disposto il sequestro conservativo del patrimonio di Buoninconti (nella foto in basso con la moglie il giorno del matrimonio).

Disposto anche il sequestro del patrimonio

“Si tratta – spiega l’avvocato di parte civile, Debora Abate Zaro – di conti correnti e di un terzo della casa. Siamo soddisfatti. Questo garantisce un futuro ai figli”.

Lasciando l’aula, i difensori di Buoninconti sono tornati a criticare la scelta, operata dai loro predecessori, del rito abbreviato, che non ha permesso di svolgere ulteriori approfondimenti “penalizzando l’imputato”.

“Su quanto è accaduto – hanno ribadito i difensori du Buoninconti – si possono fare solo delle ipotesi. Non è possibile dire come, quando, dove e in che modo Elena Ceste è stata uccisa. E non si può nemmeno dire se sia stato un delitto premeditato, volontario, di impeto o di altro. A nostro avviso non si è trattato nemmeno di un omicidio”.

Ma le Coerti in primo grado e in appello non hanno avuto alcun dubbio, ripetendo identica la stessa condanna a 30 anni.

L’inizio del processo d’appello il 18 gennaio

È iniziato a Torino nella mattinata di oggi, mercoledì 18 gennaio, il processo d’appello a Michele Buoninconti, il vigile del fuoco accusato di avere ucciso la moglie, Elena Ceste, e di averne nascosto il corpo in un piccolo corso d’acqua a 2 chilometri da casa nelle campagne astigiane. In primo grado, nel novembre del 2015, l’uomo era stato condannato a 30 anni dopo un rito abbreviato.

Lei non voleva più essere una “moglie sottomessa”

L’udienza si celebra a porte chiuse. In aula sono presenti i genitori della donna. Il delitto, secondo la sentenza ora al vaglio della Corte d’assise d’appello, fu commesso il 24 gennaio 2014: Buoninconti non sopportava che la donna cercasse di evadere dalla routine familiare sottraendosi al “ruolo di madre e moglie sottomessa che le aveva imposto”. Il corpo fu ritrovato il 18 ottobre successivo

Il marito a processo per l’aggressione alla troupe di Porta a porta, le notizie del 12 febbraio 2016

Michele Buoninconti, il vigile del fuoco condannato in primo grado a 30 anni di carcere per l’omicidio della moglie Elena Ceste (nella foto sotto), è tornato in tribunale, questa volta ad Asti. Davanti al giudice di pace Rita Falco deve rispondere dell’accusa di aver aggredito una troupe televisiva della trasmissione Porta a porta. È arrivato, scortato dalla polizia penitenziaria, dal carcere di Verbania, dove è detenuto. Barba e capelli lunghi, maglioncino e pantalone blu, scarpe di tennis, è apparso sereno.

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Elena Ceste: “Il marito agì con straordinaria freddezza dopo una lunga incubazione”, le notizie del 3 febbraio 2016

 

Fu un omicidio commesso “straordinaria freddezza” dopo una “lunga incubazione” e che è costato una condanna a 30 anni per un “unico errore” dell’imputato. Sono alcune delle parole contenute nella motivazione della sentenza pronunciata lo scorso 5 novembre contro Michele Buoninconti, ritenuto colpevole della morte della moglie Elena Ceste, sparita da casa nel gennaio 2014 e ritrovata 10 mesi dopo senza vita a Costigliole d’Asti a poche centinaia di metri da casa.

L’errore commesso da Buoninconti

Quale sarebbe stato l’errore di Buoninconti, un ex vigile del fuoco? Secondo il giudice Roberto Amerio, furono le chiamate al cellulare della moglie che, secondo il magistrato, avevano lo scopo di ritrovare il telefono “nel timore che fosse stato smarrito” dato che era “nell’area del ritrovamento del corpo di Elena in un orario compatibile con il successivo sviluppo dei fatti”.

Un delitto meditato da mesi

In merito al fatto che Buoninconti meditasse da tempo l’eliminazione di Elena (almeno dall’autunno 2013, secondo la sentenza), “è del tutto verosimile ritenere che sia stata l’esasperazione di Michele per la doppia vita tenuta di Elena a sua insaputa a costituire il detonatore dell’azione criminosa”. Sta di fatto che 2 giorni prima di scomparire, il 22 gennaio, la donna avesse manifestato “disagio di fronte ai contrastati sentimenti provocati contemporaneamente dal suo desiderio di evasione e dall’amore per la famiglia, identificata soprattutto nei figli”.

I dubbi sulle cause della morte

Rimane ancora senza risposta la domanda sulle modalità con cui Elena Ceste fu uccisa. A questo proposito – ha scritto il giudice Amerio – “il mancato rinvenimento di tracce ematiche sulla scena del delitto e sulle auto in uso alla famiglia, oltre all’assenza di veleni e/o farmaci sul parenchima ematico, orientino per un omicidio commesso per strangolamento”.

 

Elena Ceste: è omicidio, il marito condannato a 30 anni: le notizie del 5 novembre 2015

 

Trent’anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. È la condanna inflitta in primo grado a Michele Buoniconti (nella foto sotto), riconosciuto colpevole della morte della moglie, Elena Ceste. A pronunciare la sentenza.nel ardo pomeriggio di ieri, il giudice Roberto Amerio che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Laura Deodato.

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“Sono vittima di un errore giudiziario”

Buoniconti, ex vigile del fuoco difeso dagli avvocati Enrico Scolari e Giuseppe Marazzita che ne avevano chiesto l’assoluzione, aveva detto in mattinata: “Elena è morta per una tragica fatalità, sono vittima di un errore giudiziario. Sono innocente”. I genitori della donna sono scoppiati in lacrime sentendo l’esito del processo mentre il marito è stato riportato nel carcere di Verbania.

La donna scomparve il 23 gennaio 2014

Elena Ceste, 37 anni, di Costigliole d’Asti, madre di 4 figli, scomparve da casa il 23 gennaio 2014. Si ipotizzò dapprima una fuga (le indagini si sono spinte fino a Tenerife), poi un suicidio. Poi cominciò a prendere corpo l’ipotesi che potesse essere stata uccisa. Il suo corpo venne trovato nove mesi dopo, il 18 ottobre scorso. Per caso: era poco distante dalla sua abitazione.

I resti ritrovati a un chilometro da casa

I resti della donna, sommersi dal fango nel rio Mersa, erano a circa un chilometro dalla villetta di Costigliole. Furono trovati durante alcuni lavori di scavo. Una perizia e la successiva analisi del dna permise di accertare che si tratta proprio della donna scomparsa.

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Il marito: “Non l’ho più vista”

Il marito, Michele Buoninconti (nella foto sopra nel giorno del suo matrimonio con Elena), 45 anni, si è sempre dichiarato innocente. Ha detto di non voler parlare per proteggere i suoi figli nonostante fosse stato lui – a suo tempo – a denunciare la scomparsa della moglie: “Lei quel giorno mi aveva pregato di passare a prendere i figli a scuola perché non si sentiva bene. Non l’ho più vista”.

All’inizio l’ipotesi della fuga o di una disgrazia

Elena Ceste sembrava fosse sparita nel nulla. Di bagaglio non ne aveva preso; l’auto era rimasta parcheggiata in cortile; e in casa c’erano il suo telefonino cellulare e la sua fede nuziale. Una fuga volontaria, un malore, una disgrazia, forse addirittura un suicidio. Queste le prime prime ipotesi.

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Il 18 ottobre 2014 il ritrovamento

Fino, appunto, al 18 ottobre scorso, quando i suoi resti emersero da sotto terra per puro caso, durante lavori di ripristino di una roggia del rio Mersa (nell’immagine sopra il luogo). “Ora vorrei solo poterla seppellire”, disse Buoninconti dopo che venne accertato che quel corpo era effettivamente quello della moglie. Ma si lasciò sfuggire anche che effettivamente lui, il giorno in cui la moglie scomparve, andò nel luogo in cui fu poi ritrovata. “Ma non vidi nulla”.

Le indagini della procura di Asti

La procura di Asti non gli ha mai creduto. Dopo indagini lunghe, lo ha iscritto nel registro degli indagati il 24 ottobre scorso. Poi, dopo il deposito della perizia medico-legale disposta dalla procura, il gip di Asti Giacomo Marson il 29 gennaio 2015 aveva accolto la richiesta del pm Laura Deodato e ha arrestato Buoninconti per omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere.

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