Giornalista non rivela la sua fonte ai magistrati: assolta Stefania Limiti

Non ha commesso alcun reato, ma semplicemente svolto il suo lavoro. La giornalista Stefania Limiti era finita a processo perché non aveva rivelato l’identità di una sua fonte, come chiesto dalla procura di Caltanissetta, ma “il tribunale di Roma, presieduto dal dottor Iulia della quarta sezione penale, ha assolto con la formula perché il fatto non sussiste la giornalista”.

Il libro e la strage di Capaci

La cronista, dopo aver pubblicato nel 2013 il libro “Doppio livello” (Chiarelettere, 480 pagine, 18,60 euro), era stata chiamata dai magistrati siciliani che volevano sapere una circostanza ben precisa: chi fosse il gladiatore intervistato da Limiti e che le aveva raccontato il contesto in cui si era organizzata la strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove morì il giudice Giovanni Falcone. La giornalista si rifiuta una prima volta e lo fa anche una seconda, quando le viene presentato un ordine del giudice delle indagini preliminari.

“La procura non ha dimostrato l’accusa”

Assistita dagli avvocati Valerio Vartolo e Andrea Di Pietro, quest’ultimo per conto di “Ossigeno per l’informazione” (osservatorio sui giornalisti minacciati in Italia promosso da Fnsi e ordine dei giornalisti), per lei è arrivata l’assoluzione in via pre dibattimentale. Questo perché, si legge in una nota, “la procura di Roma non è riuscita a definire e provare correttamente, già nel capo di imputazione, i fatti attribuiti alla Limiti. Il tribunale aveva già rinviato il processo, accogliendo l’eccezione dei difensori sul difetto di contestazione e sulle carenze probatorie da parte della Procura di Roma, e ha preso atto dell’impossibilità di proseguire il processo, e quindi di entrare nel merito, sulla base dell’originaria contestazione”.

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