Il tumore alla prostata fa meno paura, ma c’è bisogno di più prevenzione

Oggi il tumore alla prostata fa meno paura: grazie all’ampio ventaglio di terapie, a team multidisciplinari che garantiscono un percorso facilitato per visite ed esami, alla condivisione con il paziente delle strategie terapeutiche da seguire.
Sono alcuni dati che emergono dall’indagine “Carcinoma prostatico metastatico, il paziente al centro delle cure” condotta dalla Società Italiana di Urologia (SIU) e presentata a Milano il 13 novembre, in occasione della campagna di sensibilizzazione internazionale Movember, che come ogni anno dedica il mese di novembre alla salute maschile ed in particolare all’informazione ed educazione sul tumore prostatico.

È il tumore maschile più frequente

Il cancro alla prostata è a tutt’oggi il più frequente tumore nel sesso maschile. In Italia rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età: lo scorso anno si sono registrati circa 40.000 nuovi casi, con 7.000 decessi.

Questi i principali fattori di rischio

I fattori di rischio non sono ancora del tutto definiti, ma oggi sappiamo che c’è una correlazione diretta tra questo tipo di tumore e stile di vita e/o fattori ambientali e genetici.

I principali sono: l’età, la razza (quella nera è più a rischio per i livelli di androgeni più elevati), fattori ormonali e genetici, storia familiare di tumore alla prostata, dieta con eccessivo apporto calorico e di grassi.

Prevenzione: il PSA non basta

Grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più innovative e ritagliate sulle esigenze del paziente, la mortalità di questo carcinoma è in diminuzione: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è attualmente attorno al 91% ed è in costante crescita. Purtroppo, la tendenza dei maschi italiani rimane quella di dare poco peso alla prevenzione: “I più si limitano ad effettuare controlli periodici del PSA, senza ricorrere ad una visita specialistica o ad approfondimenti diagnostici”, osserva Paolo Verze, membro del Comitato scientifico della Fondazione PRO (Prevenzione e Ricerca in Oncologia) e Ricercatore di Urologia dell’Università Federico II di Napoli.

Bisogna “imparare” a parlarne con il proprio medico

Altro dato preoccupante è che la maggior parte degli uomini viene a conoscenza dell’importanza della prevenzione del tumore alla prostata grazie a campagne di informazione via web o tv, solo una piccola fetta viene sollecitata dal proprio medico di fiducia, segno evidente che sussiste ancora una certa ritrosia e a parlare di questo argomento.

 

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