Condannato all’ergastolo Giardiello, il killer del tribunale di Milano

Il Gup di Brescia ha condannato all’ergastolo, al termine del processo con rito abbreviato, Claudio Giardiello, l’imprenditore che uccise tre persone e ne ferì altre due al Tribunale di Milano il 9 aprile 2015.

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Truffatore seriale, aggressivo e paranoico, chi è Giardiello

Chi è Claudio Giardiello, l’uomo che ha premeditato e compiuto la sparatoria al tribunale di Milano, uccidendo tre persone e ferendone gravemente altre?
Ai carabinieri che lo hanno arrestato ha detto di volere vendicarsi di chi lo aveva rovinato, ha dichiarato di soffrire di depressione, di avere dolori al petto, come se tutta quella disperazione gli stesse per provocare un infarto.

“Si sentiva perseguitato”

Ma il suo, stando alle testimonianze di chi ha avuto a che fare con lui in questa vicenda, più che il gesto di disperato si presenta agli occhi degli investigatori come l’azione premeditata di un paranoide, “uno che si sentiva perseguitato da tutti”. È questa l’espressione usata dal suo ex avvocato Valerio Maraniello, che prima di rimettere il mandato, tempo fa aveva gestito alcuni affari di Giardiello proprio con Loris Appiani, l’avvocato ucciso in tribunale. Appiani era ieri in udienza come testimone, rappresentava un cliente che vantava un credito dalla società immobiliare di Giardiello e per questo aveva presentato istanza di fallimento. La vendetta si è abbattuta anche su di lui.

L’ex legale: “Mollai l’incarico perché era aggressivo”

“A quel tempo mollai l’incarico anche perché Giardiello era una persona ingestibile, non seguiva le direttive dei professionisti, aveva un atteggiamento paranoide”, ha raccontato ai giornalisti Maraniello. “Era molto gentile” – ha continuato – ma poi diventava aggressivo nei modi quando si approfondivano gli argomenti”.

Colpa degli altri

Un altro avvocato, Michele Doglio, che era curatore fallimentare di una delle sue società immobiliare, ricorda al Corriere solo le lamentele di Giardiello sugli affari andati male, e il fatto che, nelle sue parole, se qualcosa era andato storto era sempre colpa di qualcun altro.
Era probabilmente con questi sentimenti nel cuore che ieri l’omicida stava andando a incontrare, subito dopo la sparatoria, un altro ex socio, Massimo D’Anzuoni. L’appuntamento era in un centro commerciale di Vimercate, Guardiello aveva con sé ancora la pistola e molti colpi. Da casa, prima di uscire, aveva portato ben due caricatori.

Una lunga lista di reati

Lunga era la lista di reati che pendevano su di lui. Dai suoi ex soci era accusato di avere fatto sparire dalla società ben due milioni di euro. Dal marzo 2014 era indagato dalla Procura di Monza per essersi fatto rilasciare una fidejussione falsa a nome di sua moglie: la firma della donna era stata fatta da lui.

L’ultimo bluff, il finto infarto

Ed era considerato un imprenditore “inaffidabile” uno dai fallimenti seriali. La Camera di commercio di Milano lo catalogava come imprenditore  a “rischio elevato”, in quanto aveva “pregiudizievoli di conservatoria e fallimenti seriali”. Ieri ha bluffato persino sul suo stato di salute. Ha detto di avere fitte al petto. Una volta in ospedale, gli accertamenti hanno chiarito che non aveva nulla.

Le notizie precedenti: il “caso Giardiello” nel 2015

Lunedì comparirà davanti dal gip per l’interrogatorio di garanzia e forse, in quella sede, Claudio Giardiello, immobiliarista di 57 anni, spiegherà ai magistrati il suo gesto dopo che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo, entrato armato di una 9×21 in tribunale a Milano, dopo aver ucciso tre persone si trova ora nel carcere di Monza, in isolamento e sotto stretta sorveglianza perché si temono azioni di autolesionismo.

Sedato dopo la visita in ospedale

Lì è rinchiuso da quanto, in serata, è stato dimesso dall’ospedale di Vimercate dov’era stato portato qualche ora prima. Individuato dai carabinieri all’altezza del centro commerciale Torri Bianche, era stato infatti bloccato e posto in stato di fermo in caserma. Ma dopo un paio d’ore aveva accusato un malore che aveva reso necessario l’intervento di un’ambulanza e una visita al pronto soccorso. Nulla di allarmante, per i medici, che dopo averlo sedato, hanno firmato le sue dimissioni.

A Vimercate cercava il quarto obiettivo

Perché era arrivato fino a Vimercate in sella alla sua moto, percorrendo una trentina di chilometri dal tribunale di Milano? Non stava fuggendo dal luogo in cui aveva già ucciso l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, il suo co-imputato in un procedimento per bancarotta Giorgio Erba e il giudice Fernando Ciampi. Stava andando a cercare un’altra persona. È Massimo D’Anzuoni, un suo ex socio che, come lui e come la seconda vittima, era chiamato a rispondere della stessa vicenda.

Parere negativo dei carabinieri al porto d’armi

Mentre la procura di Brescia, competente per i reati che chiamano in causa i magistrati di Milano, fa sapere che le accuse che contestano a Giardiello sono di omicidio plurimo premeditato, tentato omicidio e lesioni gravi, ulteriori informazioni emergono sullo sparatore. Che la pistola con cui ha ucciso ce l’aveva regolarmente perché aveva ottenuto dalla prefettura il porto d’armi per il poligono, nonostante i carabinieri di Brugherio avessero espresso parere negativo. Un parere che, comunque, non è vincolante.

In marzo aveva chiesto aiuto ai servizi sociali

Ma c’è anche dell’altro. C’è, per esempio, che Claudio Giardiello si era rivolto lo scorso marzo ai servizi sociali di Garbagnate per chiedere sostegno economico e un alloggio popolare. Ma le risposte erano state negative. Di contro, gli avevano suggerito, che si rivolgesse a un medico a causa dello stesso causato da una situazione patrimoniale, giudiziaria e personale già difficile. Non l’avrebbe fatto, però, e nelle prime dichiarazioni rese ai carabinieri pare che l’immobiliarista abbia detto che sperava di essere fermato all’ingresso in tribunale. Ma non è accaduto.

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