La signora May nomina Boris Jonhson (l’ultrà della Brexit) ministro degli Esteri

L’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, capofila dei filo-Brexit al referendum del 23 giugno, è il nuovo ministro degli Esteri del governo britannico di Theresa May.

Una nomina così “scoperta” sul fronte anti-europeo non era attesa. Invece Amber Rudd, già ministra dell’Energia, appare destinata a diventare la seconda donna più importante del gabinetto, ereditando dalla stessa May l’Home Office, cioè il ministero dell’Interno. Alla Difesa attesa la conferma di Michael Fallon.

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C’è anche un  ministro per la Brexit

Theresa May ha scelto David Davis, veterano del Partito Conservatore e sostenitore di Leave al referendum sull’Ue, per guidare il neonato ministero per la Brexit, cui spetterà il compito di gestire il divorzio da Bruxelles. Davis, 68 anni, si scontrò con David Cameron per la guida dei Tories nel 2005, venendo sconfitto nel ballottaggio.

Era da tempo all’opposizione nel partito, in polemica su molti temi con la linea dello stesso Cameron. Rientra nel governo, al Commercio Estero, anche un altro grande vecchio del partito, pure un ‘brexiter’, Liam Fox, titolare della Difesa alcuni anni fa.

Il nuovo ministro dello Scacchiere

Philip Hammond – infine – si aggiudica la poltrona più  importante del nuovo governo: l’ex ministro degli Esteri è stato nominato cancelliere dello Scacchiere, e quindi titolare del Tesoro, al posto di George Osborne, un fedelissimo di David Cameron, che è rimasto fuori dal nuovo gabinetto.

È un governo che si adegua alla Brexit: le notizie del 13 luglio

La Brexit si adegua alle sue conseguenze. David Cameron, premier conservatore sconfitto dal referendum che aveva manipolato con molto cinismo ma scarsa abilità, sarà sostituiro da una donna al numero 10 di Downung Street. Li vedete entramni a un pranzo di poco tempo fa, quando tra il premier e il suo ministro degli Interni tutto andava nel migliore dei modi possibili.

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La signora Theresa May, 60 anni, è da ieri leader del Partito conservatore e oggi pomeriggio la regina Elisabetta le ha conferito l’incarico di formare un nuovo governo. Spiritoso l’addio di Cameron, che in pratica ha detto di avere un grande futuro dietro le spalle, tra le risate dei parlamentari sia conservatori che laburisti.

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Tiepida sostenitrice del Remain

La May ha giocvato su due fronti e per questo ottiene oggi la sua più grande vittoria.

May, tiepida sostenitrice di ‘Remain’ durante la campagna referendaria, in sostanza adotta buona parte della piattaforma di Leadsom, paladina di ‘Leave’. Nel suo primo discorso da capo del partito e primo ministro in pectore, dinanzi a Westminster, non nasconde che il regno dovrà affrontare “tempi incerti” a livello “politico ed economico”, ma – come i brexiters – predica ottimismo.

Negoziare con l’Europa il miglior accordo

Garantisce una leadership “forte e di esperienza” per “negoziare il miglior accordo possibile per l’uscita dalla Gran Bretagna dall’Ue” e “forgiare il nostro nuovo ruolo nel mondo”. “Brexit significa Brexit e noi ne faremo un successo”, ripete come in un ritornello mentre a Bruxelles il neocommissario europeo in quota britannica, sir Julian King, attende un portafogli purchessia già da separato in casa. La sua, insiste May, vuole essere “una visione positiva del futuro del Paese”. E gli slogan sono un po’ da destra sociale – più vicina ancora una volta a certi accenti dei sostenitori della Brexit che non al liberismo di Cameron e dei cinquantenni del “Gruppo di Notting Hill” che nell’ultimo decennio hanno dominato la stanza dei bottoni in casa Tory – con la promessa di non guardare solo “a pochi privilegiati”, di cercare una maggiore equità fiscale, di ridurre le disparità di reddito fra i banchieri dorati della City e i comuni mortali, di dare spazio “ai lavoratori nella governance delle aziende”.

Figlia di un sacerdote anglicano

Obiettivo dichiarato è “costruire una Gran Bretagna migliore”, più giusta: un Paese di cui la figlia del sacerdote anglicano prende le redini dicendosi “onorata”, ma “con umiltà”.
Da mercoledì per lei comincerà la prova del fare: quella che secondo una celebre citazione della lady di ferro di cui in qualche modo Theresa prova a seguire le orme (“se volete che una cosa sia annunciata chiedete a un uomo, se volete che sia fatta chiedete a una donna”) è meglio affidare all’altra metà del cielo. Prima bisognerà attendere il ritorno di Sua Maestà dal Norfolk, premessa del cambio della guardia: Cameron, che ieri ha assicurato alla May il suo “pieno sostegno” per poi allontanarsi canticchiando, quasi spensierato, verso quella residenza che fra due giorni non sarà più sua, chiuderà i suoi sei anni di governo con un ultimo consiglio dei ministri e un question time di commiato ai Comuni.

Il gatto lasciato a Downing Street

Quindi si dedicherà a qualche proficua consulenza, non si sa se sollevato o rimuginando sulla sconfitta storica di quel referendum da lui stesso voluto. Cameron se ne va da Downing Street con la moglie Samantha e i tre figli, ma lascerà il gatto Larry che gli ha fatto compagnia per anni, perché – come ha detto un portavoce – “è un dipendente statale”. Invece Thersesa May – a cui una petizione sostenuta dal Mirror già chiede un voto politico anticipato, ricordando come a suo tempo lei avesse fatto lo stesso con Gordon Brown quando divenne premier senza passare per le urne – dovrà iniziare ad affrontare le sfida al timone della barca. E farlo in un mare in burrasca.

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I Cameron lasciano l’aèèartamento da primo ministro

Fa una certa impressione vedere i Cameron che “sloggiano”. Stanno cercando casa, perché la loro l’avevano affitata fino al 2020, pensando di rimanere fino a quel momento a Downing Street.

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L’annuncio di Cameron “felice” di passare la mano: le notizie del 12 luglio

Il premier britannico dimissionario David Cameron ha annunciato di essere felice di sostenerla e di passare a lei le consegne domani, mercoledì 13 luglio.
Cameron ha dato la notizia dinanzi al portoncino numero 10 di Downing Street.

“Non abbiamo bisogno di una lunga transizione”

Il Paese “non ha bisogno di un periodo prolungato di transizione”, ha detto precisando che il 13 luglio presiederà l’ultimo consiglio dei ministri, poi risponderà alla Camera dei Comuni al suo question time di congedo e infine cederà il passo a Theresa May.

“Arriverà un nuovo primo ministro”

I conservatori hanno deciso di stringere i tempo dopo la Brexit: “Entro’ mercoledì sera – ha tenuto a sottolineare Cameron – in questo edificio alle mie spalle ci sarà un nuovo primo ministro”.

 

Domani Theresa May dalla regina
La May, riporta la Bbc, nella stessa giornata di mercoledi’, prima di andare a Downing Street sarà ricevuta a Buckingham Palace dalla regina per ricevere l’incarico formale di capo del governo di Sua Maestà.

Cameron si è anche congratulato con Andrea Leadsom per aver preso la decisione “assolutamente giusta” di chiudere ora la corsa in casa Tory, rinunciando a favore di May. Ha poi elogiato la premier entrante come una figura “forte e competente, più che in grado di dare al Paese la leadership” che esso richiede per i prossimi anni e per i cambiamenti che il risultato del referendum sulla Brexit imporrà.

“Brexit significa Brexit”

Dopo essere stata proclamata leader dei Tory, dinanzi a Westminster la May si è impegnata a cercare “il miglior accordo possibile” per traghettare la Gran Bretagna fuori dall’Ue, ha confermato che “Brexit significa Brexit” e si è detta convinta che alla fine sarà “un successo”.

Accompagnata dal marito e applaudita dai deputati ha ammesso che il Paese affronta “tempi difficili e incerti”, ma ha evocato “una visione positiva” sul suo futuro.

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