“Il gattolico praticante”: in un libro i 100 motivi per cui convivere con un felino

Ci sono almeno 100 motivi per decidere di prendere un gatto e Alberto Mattioli li elenca tutti nel suo “Il gattolico praticante. Esercizi di devozione felina” (Garzanti, 117 pagine, 15 euro) che, fra il divertito e il divertente, spiega la passione dell’autore, giornalista della Stampa, per i felini. Il gatto non si droga, non abbaia, non è vegetariano, non commenta la moviola e – elenca autoironico Mattioli – non scrive libri.

Celebrato dall’arte

In compenso, il gatto è pulito, aiuta la riflessione e piace alla gente che piace. A dimostrazione, l’autore – che è esperto anche di opera, e infatti ha chiamato le sue amate gatte Violetta e Isolde – racconta la passione per i gatti di Richelieu, che annoverava fra i suoi mici Soumise o le alterne vicende di Micetto, gatto di Papa di Leone XII ereditato da Chateaubriand. Senza contare i gatti moderni come Larry che vive al 10 di Downing street e ha un profilo Twitter con 189 mila follower, fino agli idoli della rete.

Boom di click

D’altronde, nell’introduzione è lo stesso autore a spiegare che il suo non è un libro sul gatto ma su chi lo ama, un volume quindi sul “gattolico praticante”. Il micio ha giocato un ruolo importante nella storia dell’arte fin dai tempi degli egizi, ma ora il gatto, anzi il gattino, ha trovato un nuovo palcoscenico: è infatti anche il re assoluto dei click in rete, un fenomeno su cui si sono interrogati diversi esperti.

“Conferma la sua superiorità”

Sui social, spiega Mattioli, si conferma la superiorità felina rispetto a quella umana perché sono rimasti loro stessi e non hanno perso il controllo. Nelle “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account” Jaron Lanier, ricorda Mattioli, osserva che “non c’è motivo di temere che un oscuro meme, frutto di algoritmi e finanziato da un perfido oligarca che trama nell’ombra abbia preso il controllo del tuo gatto. Nessuno ha preso il controllo del tuo gatto. Né tu né nessun altro”.

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