Cannes/Che bello il film di Virzì e che brave la Bruni Tedeschi e la Ramazzotti (trailer)

Strappa un applauso robusto “La pazza gioia” di Paolo Virzì, inserito nella Quinzaine des Réalisateurs della sessantanovesima edizione del Festival di Cannes. Un applauso meritato per un film che il pubblico amerà insieme alle due formidabili protagoniste, Valeria Bruni Tedeschi, vera mattatrice della storia, e la sempre convincente Micaela Ramazzotti.

 

Non somiglia (per fortuna) a Thelma e Louise

La paura che il film, almeno vedendo il trailer, potesse somigliare a “Thelma e Louise” di Ridley Scott era lecita. Due donne in una macchina alla ricerca di evasione, verso un viaggio fuori e dentro il mondo. Due anime a modo loro ribelli e introverse potevano far pensare a Susan Sarandon e Geena Davis. Ed invece “La pazza gioia” corre e vive senza il peso di scomodi paragoni, merito di una sceneggiatura frizzante e profonda scritta a quattro mani da Paolo Virzì e Francesca Archibugi (c’è un tocco decisamente femminile nello script che ha un suo peso).

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Valeria e Micaela interpretano rispettivamente Beatrice e Donatella, entrambe rinchiuse a Villa Biondi, una casa di cura terapeutica tutta al femminile, che si occupa di pazienti con problemi mentali. Non il classico lager di cui purtroppo leggiamo nelle cronache, ma un posto dove oltre alle cure mediche si cerca comunque di dare alle pazienti sempre una dimensione umana, aggregativa, e soprattutto di farle stare a contatto con la natura.

 

Un’aristocratica condannata per bancarotta

Ma a Beatrice e Donatella Villa Biondi sta stretta. La prima è un’aristocratica che, innamoratasi di un poco di buono, è stata condannata per bancarotta fraudolenta. Ma non se ne rende certamente conto, anzi, sarebbe pronta a perdonare il suo amore e soprattutto non accetta di vivere con un basso tenore di vita. E’ rimasta ricca nell’anima: sminuisce i vestiti delle colleghe, rievoca le cene con “il Presidente”, la casa all’Argentario e le Spa dove andava a rilassarsi. Donatella è invece meno espansiva, totalmente bloccata nel suo dramma. Ha tentato il suicidio insieme al suo bambino e da allora non si è più ripresa. Ora il piccolo, mai riconosciuto dal vero padre, è in affidamento ad una coppia di cui però lei non conosce le generalità. Il suo sogno più grande è quello di rivederlo almeno un’altra volta.

 

La Versilia, terra di libertà

Un giorno, durante una gita, approfittando di una distrazione del personale, Beatrice e Valeria, strette ormai da una simpatica amicizia, riescono ad eludere la sorveglianza e si ritrovano di nuovo libere. Fuori c’è la Versilia, con i suoi locali, il sole e il mare. Ma soprattutto il profumo di una pazza gioia che sembravano aver dimenticato.

Grazie a due performance vibranti, le attrici infondono alla storia un sapore autentico e regalano allo spettatore un variegato campionario di emozioni. Beatrice è frenetica, petulante, snob all’inverosimile. Donatella diversamente fragile ma non meno audace. Sono il caldo e il freddo che camminano a braccetto e travolgono qualsiasi cosa si trovino davanti.

 

Virzì si arrende alle sue protagoniste

Virzì si fa quasi persuadere dalla bravura e dalla bellezza delle sue protagoniste e consegna loro le chiavi della pellicola. Si recita a briglie sciolte e si vede, perché tutto appare spontaneo, vero, autentico. Ovviamente in mezzo a tante risate ci sono momenti di forte tensione drammatica.

Un po’ per le vicende private di Beatrice e Donatella, un po’ perché in vari casi vediamo a cosa sono sottoposti i malati di mente.

 

Dal 18 maggio nelle sale italiane

Ma il film non vuole mai affrontare di petto la dinamica sociale e rifugge da ogni chiave documentaristica. Evitando ogni trappola retorica entra nel cuore delle due donne e ce lo racconta senza filtri. Il risultato è un film coinvolgente, che presto, dal 18 maggio, vedremo nelle sale italiane.

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