Accoglienza fredda per Garrone: il film a Cannes non convince (video)

Presentato il primo dei tre film italiani in concorso alla sessantottesima edizione del Festival di Cannes. Ma non sembra aver convinto: “Il racconto dei racconti”, di Matteo Garrone, da oggi nei cinema italiani, ha ricevuto un applauso freddino alla fine della proiezione stampa. Un po’ era prevedibile che, in un festival molto attaccato alla realtà – dove vengono raccontate storie di bambini difficili, tossicodipendenti, amori tormentati, dittature, condizionamenti religiosi -, sembrasse strana una storia di re e regine con tanto di manto e corone, funamboli e mangiafuoco, mostri marini sventrati per sottrarne il cuore, donne che improvvisamente ringiovaniscono e poi crudelmente ritornano vecchie, principesse apparentemente sottomesse eppure uxoricide.

Lungo racconto di ossessioni e desideri

È questo il mondo de “Il racconto dei racconti”, che Matteo Garrone ha deciso di raccontare dopo aver letto il seicentesco “Il cunto de li cunti”, di Giambattista Basile. In particolare sono tre i racconti su cui il regista romano si è soffermato: i protagonisti sono tre sovrani, tutti a modo loro vittime delle loro ossessioni e dei propri desideri.

Le tre storie del film

Salma Hayek interpreta la regina di Selvascura, così disperata perché non può avere un figlio, che mangerà il cuore sanguinante di un drago marino perché sembra che solo così potrà restare incinta. Toby Jones è il sovrano di Altomonte che trascura la sua unica figlia per allevare una pulce che ingrassa tanto quanto un maiale. Quando questa muore, il re ne espone la pelle a corte e decide che darà in sposa la figlia al cavaliere che saprà indovinare a quale animale appartiene. Se l’aggiudicherà un orco. Infine Vincent Cassel, godereccio re di Roccofarte, che si ritrova a letto con una vecchia capace di beffarlo con una voce soave e che poi la magia trasforma in una bellissima ninfa dei boschi (sarà per questo che Garrone ha scelto per il ruolo la Stacy Martin del primo capitolo di Nymphomaniac?)

Lo specchio della realtà

Storie potentissime, zeppe di significati reconditi, che come la scrittura di Basile sono una lente deformante in grado di accentuare le ossessioni e smascherare l’inconscio dell’ossessionato. Di fornirci una carrellata di personaggi non tanto dissimili da quelli che vediamo nella realtà di tutti i giorni azzuffarsi nei talk show per trenta secondi di vanagloria, combattere una battaglia inutile contro un tempo che proprio non vuole smetterla di correre in fretta, oppure ostinarsi a diventare a tutti i costi genitori, anche quando questo desiderio nasce solo dall’esigenza di soddisfare solo l’amor proprio.

Quello del manca al film

E se poi Garrone ci mostra tutto questo con la forza di immagini che risplendono sotto una luce caldissima, ancestrale quanto basta per allontanarci dalla realtà e farci ritornare piccoli, allora la sfida di portare a Cannes un film fantasy come “Il racconto dei racconti” sembra avere un senso. Anche un ammirevole coraggio. Forse ci si aspettava di più dagli attori e dalla messa in scena. Cassel nella parte del gaudente lo abbiamo già visto cento volte (ed è sempre uguale), Salma Hayek proprio non ne vuole sapere di parlare un inglese decente (a Cannes è stata presentata la versione originale del film), e questo stride molto con l’accento britannico di Toby Jones. Ma in generale – al di là dei giochi linguistici – guardando “Il racconto dei racconti” si ha come la sensazione che il film manchi di quel colpo di reni necessario a fargli prendere il decollo. Un film fatto da chi conosce molto bene il mestiere, ma si è perso in un territorio che non è proprio il suo.

Il valore delle fiabe di Basile

Nel cast anche gli italiani Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini nei panni di due circensi (giusto il tempo di morire per mano dell’orco), Renato Scarpa in quelli di un barbiere e Giselda Volodi in quelli di una dama di corte. Il film uscirà nelle sale italiane oggi, 14 maggio, e forse avrà un seguito sul piccolo schermo. “Le fiabe di Basile sono troppo belle per abbandonarle: delle cinquanta, almeno una ventina permetterebbero di girare per la televisione una fiction appassionante tipo Il trono di spade. Anzi, quella era la mia prima idea, poi si è scelto il cinema”, ha dichiarato il regista romano.

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