Stanchezza e panico: il 45% dei lavoratori digitali soffre di tecnostress

I sintomi vanno dalla mal di testa alle difficoltà di concentrazione, dagli sbalzi d’umore tendenti al nero alla stanchezza e possono sfociare in ansia, attacchi di panico e anche gastrite. Ne soffre, secondo una ricerca di Netdipendenza Onlus a cui ha collaborato l’Associazione italiana formatori salute e sicurezza sul lavoro (Aifos) e che è stata anticipata dall’Adnkronos Salute, il 45% degli italiani che usano per lavoro dispositivi elettronici. Il fenomeno va sotto il nome di tecnostress, riconosciuto dal 2007 come malattia professionale dalla magistratura di Torino.

La dittatura di notebook, spartphone e tablet

Lo studio ha riguardano 1.005 lavoratori mobili che, ogni giorno, hanno a che fare con computer portatili, ma soprattutto con smartphone e tablet. Di questi, il 18,4% li utilizza per 8 ore al giorno, il 9,8 per 10 ore e il 6% arriva anche a 12-16 ore. Il 64,1% trascorre 30 ore al mese (week end compresi) conversando tramite lo smartphone, e tra questi c’è chi tocca picchi di “6 ore al giorno, con pause di 30 minuti”. Meno diffuso, per il momento, invece l’uso dei tablet, considerando che il 36,9% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarlo per un’ora al giorno mentre i picchi non superano le 4 ore.

Il 90% dei lavoratori non stacca nei week end

Gli effetti? Intanto non riuscire mai a staccare davvero con il lavoro, dato che i dispositivi mobili seguono i loro utenti anche a letto, la sera, nel 66,5% dei casi mentre si sale al 90% se si considera chi vede invasi anche i propri sabati e domeniche. Che non sia una pratica di vita salutare dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico lo sa il 65,5% dei lavoratori digitali e l’87% delle persone denuncia stanchezza mentale a causa della non stop professionale.

La diffusione dei sintomi della malattia

C’è però chi sta peggio. Nell’indagine – che sarà presentata domani, 15 maggio, presso la sede dell’Inps di Anagni (Frosinone), nell’ambito del convegno “TecnoStress lavoro correlato, la nuova frontiera della malattia professionale” – il 44,5% dichiara di essere bersagliato dal mal di testa, il 35,4% dal calo della concentrazione, il 33,8 da nervosismo e alterazioni dell’umore e il 28,5 da tensioni neuromuscolari. Tra i disturbi seguono stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20,4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%) e dermatite da stress (6,9%). Non mancano infine problemi come alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

“Valutare impatto di sovraccarico informativo ed elettrosmog”

A commento di questi dati, dice Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus: “Molti sintomi dell’elettrosmog sono simili a quelli del tecnostress, come ad esempio il mal di testa, il calo della concentrazione, l’insonnia. Bisogna approfondire l’impatto di questi due rischi e valutare correttamente il sovraccarico informativo cognitivo e i livelli di emissioni di campi elettromagnetici. È questa la nuova sfida da affrontare per difendere la salute dei lavoratori digitali”.

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