I 70 anni di Kabir Bedi: da Sandokan a Hollywood, è l’attore indiano più amato

No, non è nostalgia. “Sandokan” era davvero “una grande produzione, coraggiosa, realistica”, come ha detto Stefano Sollima, il figlio di Sergio (scomparso lo scorso luglio), e a cui il RomaFictionFest ha reso un doveroso omaggio. In quell’avventura televisiva, in una Malesia nata dai sogni, c’era tutto suo padre: anche l’uomo di sinistra, con quel Sandokan anticapitalista, che combatteva contro gli speculatori e i mercanti della Compagnia delle Indie. E oggi il protagonista di quella straordinaria produzione, Kabir Bedi, compie 70 anni (è nato nel 1946 a Lahore, nel Punjab pachistano), ha una nuova compagna, Parveen Dusanj, e rimane uno degli attori indiani più celebri all’estero, Hollywood compresa.

Andò in onda la prima volta il 6 gennaio 1976

Sul grande schermo del Cinema Adriano di Roma, dove è in corso la rassegna internazionale del telefilm, “Sandokan” è tornato grande protagonista, e quarant’anni dopo – la “prima” su Raiuno è del 6 gennnaio 1976 – affascina come allora. Una grande storia, nata dalla penna di Emilio Salgari, un grande cast – Kabir Bedi, la bella “perla di Labuan” Carol André (nella foto sotto), il “cattivo” Adolfo Celi, l’amico Yanez Philippe Leroy, il colonnello inglese Andrea Giordana – un grande impegno produttivo (era una delle prime produzione internazionale della Rai, con Eneide e Odissea), addirittura un film a colori… Lo ricordate in bianco e nero? Vero: la Rai voleva inaugurare la messa in onda a colori con Sandokan, ma non fece in tempo. Il colore arriverà solo l’anno dopo, con i Giochi olimpici di Monaco.

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Kabir Bedi: “Devo tutto Sergio Sollima”

Kabir Bedi vuole parlare in inglese per ricordare Sollima – lui, che in Italia ha persino partecipato al Grande Fratello, che è persino stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica – per trovare, dice, le parole giuste: perché a Sollima deve tutto, una carriera che lo ha portato fino a Hollywood. E racconta, anche, di quando Sollima e il produttore Elio Scardamaglia decisero che lui aveva la faccia giusta per Sandokan: “Io ero attore a Bombay, e da Bombay avevano iniziato una serie di provini in giro per l’India. Io fui il primo. “È lui”, disse subito Sollima. A questo punto Scardamaglia voleva tornare in Italia, ma Sollima volle continuare il giro in India alla ricerca del volto più giusto, e i limitò a convocarmi per un provino a Roma. Solo allora, a Roma, fui scelto davvero”.

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Scene d’azione mai viste in Italia

Ed è ancora Kabir Bedi (nella foto sotto con Carol André) a ricordare che uno dei punti di forza dello sceneggiato erano le scene d’azione, persino le scene sott’acqua, che nella tv italiana non si erano mai viste. Che oggi, probabilmente, concorrono a farne una produzione sempre moderna.

Perché non torna in tv?

Mentre tratteniamo il fiato perché sullo schermo c’è Sandokan che, colpito a morte da un malese traditore, cade tra i flutti, la domanda è: ma perché non torna (anche) in tv? Onestamente: non c’è paragone, non c’è gara, tra certe melense fiction della prima serata di Raiuno e questo kolossal dell’avventura.

“Una specie di richiamo della foresta”

Qui tutto è ragionato, calibrato, pensato, per essere il meglio. Anche la sigla (nel video di apertura), quante volte è stata canticchiata: “Sandokan, Sandokan, giallo è il sole e la forza mi dà, Sandokan, Sandokan…” Sollima voleva che la musica avesse “i colori” dell’India – raccontano i compositori Guido e Maurizio De Angelis, in arte Oliver Onion: “Colori musicali: flauti, sitar, crotali, percussioni e strumenti caratteristici”. Voleva anche una sigla che richiamasse l’attenzione quando stava per andare in onda lo sceneggiato (e magari le famiglie erano ancora in cucina, a mangiare o a sparecchiare): è nato così quel grido di guerra, San-do-ka-a-n San-do-ka-a-n. “Una specie di richiamo della foresta, tipo urlaccio di Tarzan: forza, accorrete telespettatori!”

“È il cinema che sazia la curiosità”

Accorrete, che inizia il viaggio, tra le lontane Indie e la fantasia… “Viaggiavamo anche noi insieme a Salgari – dice oggi Andrea Giordana – e facevamo viaggiare il pubblico in questi mondi sconosciuti. + il cinema che consente di scoprire cose nuove, di saziare la curiosità”. A misurare il successo del Sandokan televisivo è rimasta per decenni a Roma una scritta sul muretto di Largo Argentina, proprio dove venne assassinato Giulio Cesare: “A Kabir Bedi, gli puzzano li piedi”. Irriguardoso? Mai e poi mai! Una meravigliosa pasquinata, per rendere omaggio a un principe della tv.

San-do-ka-a-n…

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