Malattie ambientali: “La sfida inderogabile è contro gli inquinanti”

A causa dell’esposizione a sostanze tossiche che provocano malattie degenerative, ogni anno si verificano nel mondo 9 milioni di morti premature. Morti che riguardano persone tra i 30 e i 69 anni. Gli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla nostra salute hanno numerose conseguenze, non ultimo un calo della produttività corrispondente al 2% del prodotto interno lordo. Di questi decessi, inoltre, quasi il 92% si verifica in paesi a medio e basso reddito. Ne parla Fiorella Belpoggi (nella foto sotto), direttrice del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna.

I dati di Lancet

In una recente conferenza tenutasi nel capoluogo emiliano, il tema dell’inquinamento ambientale è stato affrontato da diversi punti di vista, compresi i dati pubblicati dalla rivista scientifica inglese “The Lancet”. Fra gli innumerevoli aspetti trattati da Fiorella Belpoggi, ci sono in particolare le patologie – degenerative, croniche e non trasmissibili – legate all’inquinamento dell’aria. Tra queste vanno annoverate le malattie cardio-vascolari, quelle polmonari e il diabete di tipo 2 provocato da sostanze inquinanti che stimolano i ricettori soprattutto nei bambini.

Le sostanze tossiche

Si aggiungono Parkinson e parkinsonismo, legati alla tossicità dei metalli pesanti, Alzheimer, e cancro (malattia complessa di origine ambientale). Per arginare questo problema, ha spiegato il medico, occorre ridurre le sostanze tossiche presenti nell’aria, eliminando dall’ambiente i fattori inquinanti. Tra questi, i prodotti sintetici che, nel tempo, hanno aumentato il nostro confort quotidiano ma non anche il benessere in termini di salute, gli antibiotici, nocivi se se ne abusa, il traffico veicolare, le discariche e la combustione dei rifiuti, le demolizioni da amianto conseguenti a eventi sismici o a incendi. Infine concimi e fertilizzanti contenenti ammoniaca.

I fattori condizionanti

Non si possono poi ignorare i fattori che aumentano sensibilmente il verificarsi delle patologie sopra trattate: l’invecchiamento primo tra tutti; ma anche la suscettibilità genetica – intesa come predisposizione e non ereditarietà – e l’esposizione alla sostanza tossica. Da ultimo, ma non per importanza, l’età in cui si inizia l’esposizione: più prematura risulta e maggiore è il fattore di rischio di sviluppo delle patologie ambientali. Considerando che non si può intervenire sulla predisposizione genetica né sull’età, per ridurre il fattore di rischio di cancro e delle altre patologie ambientali occorre pertanto intervenire sul fattore esposizione.

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