La Cassazione conferma i 16 anni, Schettino è già a Rebibbia

La Corte di Cassazione ha confermato – ieri sera – la sentenza di condanna per l’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. Schettino – che era davanti a Rebibbia – si è già consegnato nel carcere romano. La notizia della sentenza gli è stata data da uno dei suoi legali, che gli ha ribadito la necessità di costituirsi. Le parti civili si sono dichiarate soddisfatte della conferma della condanna che apre a Schettino le porte del carcere. Il comandante aveva previsto il peggio.

 

“Busso al carcere perché voglio giustizia”

“Busso al carcere perché credo nella giustizia”, ha detto Schettino ai suoi legali Donato Laino e Saverio Senese appena gli hanno comunicato il verdetto dei supremi giudici. La decisione se la aspettava, tanto che aveva lasciato la sua casa di Meta di Sorrento per essere nei dintorni di Rebibbia ed evitare di finire in uno dei sovraffollati carceri napoletani.

“Non voleva le manette ai polsi…”

“Schettino voleva evitare la mortificazione di vedersi con le manette ai polsi. E quindi ha scelto di costituirsi spontaneamente per evitare l’ennesima gogna mediatica”. Così l’avvocato di Francesco Schettino, Saverio Senese, ha confermato l’ingresso del suo assistito nel nuovo complesso del carcere di Rebibbia subito dopo la lettura della sentenza di condanna della Cassazione. “Eravamo in contatto telefonico – ha aggiunto -, io dal tribunale e lui dal carcere. Subito dopo la sentenza si è presentato in portineria”.

Un ricorso alla Corte di giustizia Ue

Non si danno per vinti i suoi difensori che preannunciano un ricorso alla Corte di giustizia Ue.

“Aspettiamo le motivazioni della Cassazione ma ritengo che nel processo a Schettino ci siano state una serie di violazioni dei diritti di difesa e faremo ricorso a Strasburgo”, ha annunciato Senese davanti alle telecamere sotto il ‘Palazzaccio’. “Schettino si riconosce responsabile, ma non colpevole perché sulla Concordia c’era un team di comando, lui non era solo, e la nave presentava molte deficienze”, ha aggiunto l’avvocato Senese che nella sua arringa aveva chiesto l’azzeramento del processo d’appello per irregolarità nella formazione del collegio e aveva cavalcato la tesi del “complotto e sabotaggio” da parte degli ufficiali della Concordia.

 

La decisione dopo 5 anni: le notizie della giornata del 12 maggio

Costa Concordia, attesa per la sentenza in Cassazione. Dopo l’udienza dello scorso 20 aprile, oggi, venerdì 12 maggio, prenderanno prima la parola i difensori di Francesco Schettino e poi i giudici si ritireranno in camera di consiglio.

Le richieste delle parti

Il procuratore generale Francesco Salzano aveva chiesto la conferma della condanna a 16 anni mentre per i difensori, gli avvocati Donato Laino e Saverio Senese, la condanna deve essere annullata per una serie di vizi procedurali. La sentenza definitiva potrebbe giungere in giornata.

Secondo i suoi legali, Donato Laino e Saverio Senese, l’ex comandante – che ha lasciato Meta di Sorrento, il suo paese – in caso di condanno si costituirà non a Poggioreale o in un altro carcere napoletano, ma in un altro istituto di pena.

 

Schettino ha un video inedito, udienza il 12 maggio

Sorpresa nella prima udienza del processo per Cassazione contro Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia. La difesa di Schettino a sorpresa, fuori dai tempi canonici previsti dalle procedure, ha chiesto – in fatti – ai giudici di poter far vedere in aula, alla prossima udienza del 12 maggio, un video che sarebbe stato girato dallo stesso Schettino, o che è comunque in suo possesso, e che dimostrerebbe che da parte dell’ex comandante della nave della Costa Crociere non c’è stato abbandono della nave.

Il Procuratore generale Salzano si è opposto alla richiesta in quanto presentata fuori termine  e la Corte si è riservata la decisione che farà conoscere alla prossima decisiva udienza, quando verrà pronunciato anche il verdetto.

Il Pg: “Confermate la condanna”, le notizie del 20 aprile

Nessuna clemenza per il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino.

Il Procuratore generale della Cassazione, Francesco Salzano, ha chiesto la conferma della condanna a 16 anni di reclusione e un mese di arresto per l’ex comandante per il naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio.

Nel disastro perirono 32 persone. Il processo in Cassazione si è aperto stamani, assente Schettino, condannato in primo e secondo grado a 16 anni e un mese di reclusione. La prossima udienza è prevista per il 12 maggio e in quella data potrebbe essere emesso il verdetto.

Il Pg ha chiesto alla corte anche un’aggravante

Il pg della Cassazione, dopo aver sottolineato la “irrevocabilità” di tutte le accuse contestate a Francesco Schettino e alla condanna stabilita in appello, ha chiesto alla Suprema Corte di accogliere il ricorso del pg della Corte d’Appello di Firenze sulla configurabilità dell’aggravante della colpa cosciente nella previsione che nel naufragio ci sarebbero state vittime. Se la richiesta verrà accolta, ci sarà un appello bis con il rischio di aggravamento della pena già inflitta a Schettino.

 

Il comandante stamattina era chiuso in casa
Non era a Roma questa mattina, quando a partire dalle 9 ha preso il via l’udienza in Cassazione su Francesco Schettino per la sciagura della Costa Concordia. L’ex comandante, condannato in appello a 16 anni e un mese, d’accordo con i suoi legali, gli avvocati Saverio Senese e Donato Laino (nella foto sotto), ha deciso di chiudersi in casa, a Meta (Napoli), in attesa della sentenza, che potrebbe essere in serata o a maggio probabilmente il 12.sentenza, che potrebbe essere in serata o a maggio probabilmente il 12.

Non è nell’appartamento del fratello

E su dove si trovi il comandante c’è anche un giallo. Sembra, infatti, che Schettino abbia lasciato l’abitazione di via Cosenza che gli ha messo a disposizione il fratello Salvatore e sarebbe tornato nell’abitazione di vico San Cristoforo. Dove, poi, vive la moglie Fabiola Russo (sotto), che gli starebbe vicino insieme alla figlia e alle persone più prossime.

Al Giglio morirono 32 persoe

È una maxi-udienza quella che prenderà l’avvio stamattina, giovedì 19 aprile, in Cassazione per il processo al comandante Francesco Schettino, principale imputato per il naufragio della nave da crociera Concordia, della società di navigazione genovese Costa. Una tragedia colposa nella quale persero la vita 32 persone tra passeggeri ed equipaggio a causa del maldestro avvicinamento all’isola del Giglio, nell’arcipelago toscano, che la sera del 13 gennaio 2012 si concluse sugli scogli.

Le accuse e i ricorsi

A fare ricorso alla Suprema Corte, oltre a Schettino che ritiene eccessiva la condanna a 16 anni e un mese di reclusione, c’è anche la procura della Corte di Appello di Firenze che aveva chiesto 27 anni di carcere con le circostanze aggravanti per l’uomo che, oltre all’errata manovra, ha la colpa di essersi messo in salvo mentre le operazioni di evacuazione erano ancora in corso. Le accuse più gravi sul capo dell’ex comandante, nato a Napoli nel 1960, sono di omicidio colposo plurimo, lesioni plurime colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, mancate comunicazioni alle autorità marittime.

Forse la sentenza in serata

Il verdetto potrebbe arrivare nella tarda serata di oggi. Anche se, nell’ipotesi in cui la discussione dovesse andare per le lunghe, i giudici hanno già fissato un’altra udienza per il 4 maggio (data che cade nella settimana di sciopero indetta dalle camere penali e che, di conseguenza, rischia di far slittare il calendario) o, come detto, il 12 maggio.

Ma forse non ce ne sarà bisogno. Dopo la relazione della consigliera Carla Menichetti, la requisitoria del sostituto procuratore generale Francesco Salzano e le arringhe degli avvocati, i giudici dovrebbero pronunciare la sentenza che potrebbe rinviare Schettino alla Corte d’appello o confermare la decisione di secondo grado e spedire il marittimo in carcere.

Costa Concordia: la Corte d’appello conferma i 16 anni al comandante Schettino, le notizie del 1° giugno 2017

La Corte d’appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia. La Corte si era riunita in camera di consiglio a mezzogiorno, emntre la sentenza è arrivata ieri sera alle alle 20,30. Schettino non era presente in aula, come ha fatto per tutte le udienze del processo di appello.

A Firenze la difesa ha provato a sottolineare le responsabilità del timoniere indonesiano e di altri ufficiali della Costa Concordia, che non avrebbero supportato adeguatamente l’ex comandante – tra cui Ciro Ambrosio, Silvia Coronica e il cartografo Simone Canessa – ma la corte non ha cambiato idea, rispetto a quanto aveva deciso in primo grado quella di Grosseto.

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Sedici anni e un mese la condanna in primo grado: le notizie della vigilia

È attesa per oggi la sentenza d’appello contro Francesco Schettino, condannato in primo grado a 16 anni e un mese. L’ex comandante della Costa Concordia naufragata nel gennaio 2012 facendo 32 vittime (sotto i dettagli) non è presente in aula e i giudici di secondo grado di Firenze dovranno pronunciarsi dopo che il sostituto procuratore generale di Firenze, Giancarlo Ferruccio, affiancato dal pm Alessandro Leopizzi, ha chiesto una condanna a 27 anni e tre mesi.

 

La difesa ha chiesto l’assoluzione

Le accuse rimangono quelle di naufragio colposo, omicidio e lesioni colposi plurimi, abbandono di incapaci, false comunicazioni alle capitanerie. Da parte degli avvocato dell’ex comandante, è stata chiesta l’assoluzione Nel corso delle udienze, il presidente della corte ha negato il confronto tra Schettino e Ciro Ambrosio, l’ufficiale di guardia la notte del naufragio. Motivo: “L’eventuale colpa di Ambrosio non cancella le colpe di Schettino e comunque Ambrosio non porta mai la nave fuori dalla rotta”.

 

Costa Concordia: giovedì inizia il processo d’appello a Francesco Schettino, le notizie del 26 aprile 2016

La vicenda giudiziaria della Costa Concordia arriva in secondo grado. Inizia infatti giovedì prossimo, 28 aprile, davanti alla Corte d’appello di Firenze il processo all’ex comandante Francesco Schettino per il naufragio del 13 gennaio 2012 davanti all’isola del Giglio che provocò 32 morti. Undici le udienze previste per tutto il mese di maggio.

I ricorsi di difesa e procura

Schettino, l’11 febbraio 2015, era stato condannato al tribunale di Grosseto a 16 anni. A fare ricorso i suoi legali, gli avvocati Saverio Senese e Donato Laino, che perorano l’assoluzione dell’ex ufficiale a causa dei “gravi errori e delle valutazioni molto discutibili” del processo di primo grado. Ricorso anche per la procura, che aveva chiesto 26 anni di reclusione.

La sentenza di primo grado

La sentenza del tribunale di Grosseto, si legge nelle oltre 500 pagine di motivazioni, dice che i 32 morti si sarebbe evitati se l’emergenza fosse stata gestita secondo la normativa e le disposizioni della Costa Crociere. Scelta “criminale” l’inchino davanti al Giglio ed è stato valutato negativamente l’abbandono della nave da parte del comandante che così lasciò più di 2.000 in balia degli eventi.

I reati e l’interdizione dai pubblici uffici

Per questo i 16 anni di Schettino ne comprendono 5 anni per disastro colposo, 10 per gli omicidi plurimi colposi e 1 per abbandono di persone minori o incapaci. Non era stata accolta invece l’aggravante della colpa cosciente per gli omicidi plurimi colposi mentre Schettino è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

 

Morto avvocato di Schettino, aveva lasciato per diversità di vedute, le notizie del 20 marzo 2016

È morto a 61 anni per una grave malattia l’avvocato Bruno Leporatti (nella foto sotto). Era ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello (Grosseto). Il professionista, un noto penalista, era stato il primo a difendere Francesco Schettino dopo il naufragio della nave Costa Concordia all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. Poi erano subentrate diversità di vedute nell’impostazione della difesa e Leporatti aveva l’incarico nel novembre 2012 dopo il maxi incidente probatorio che ci fu in udienza preliminare.

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“Schettino lasciò la Concordia, quando c’erano 32 persone da salvare”, le notizie del 14 luglio 2015

“Nel momento in cui l’imputato lasciava definitivamente la Concordia”, la situazione era tale “da rendere impossibile, o comunque difficile”, per i passeggeri ancora a bordo “trovare la salvezza”. Dopo la condanna dello scorso 11 febbraio, ecco che arrivano le motivazioni che hanno portato a infliggere 16 anni e un mese a Francesco Schettino l’ex comandante della Costa Concordia, la nave da crociera che naufragò all’Isola del Giglio il 13 gennaio 2012. Una condanna pesante comunque, inferiore alle richieste del pubblico ministero, che aveva chiesto 26 anni e 3 mesi.

I risarcimenti alle vittime e alle istituzioni

La sentenza era stata corredata da una lunga serie di risarcimenti, da liquidare in via provvisionale alle parti lese. Di questi risarcimenti, 50 mila vanno alla provincia di Grosseto, 300 mila alla Regione Toscana e al Comune di Isola del Giglio, 360 mila all’Inail, 500 mila al ministero dell’Interno e a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, 500 mila al Dipartimento protezione civile e al ministero della Difesa, 1 milione alla presidenza del consiglio del ministri e 1 milione e 500 mila ministero dell’Ambiente. Oltre 6 milioni sono destinati alle 380 parti civili, familiari delle vittime e sopravvissuti al disastro della Costa Concordia che non era ancora stati risarciti. La tragedia provocò la morte di 32 persone, e quella – estranea al processo – di un sommozzatore impegnato nelle operazioni di rimozione del relitto.

La pena per i singoli reati e la custodia cautelare

I 16 anni e un mese di carcere si compongono così, in base al dispositivo della sentenza di primo grado: 5 anni per naufragio colposo, 10 anni per omicidio colposo, un anno per lesioni colpose e un mese per le mancate comunicazioni. Per tutti i reati è stato riconosciuto il vincolo della continuazione. Non sono invece stare riconosciute alcune delle aggravanti contestate, come quella della colpa cosciente (non c’era dunque volontà a che si consumasse quello che è accaduto). Nella parte conclusiva, il presidente Puliatti affrontò anche il discorso della custodia cautelare, richiesta dalla pubblica accusa che riteneva fondato il pericolo di fuga. Dopo aver ripercorso l’iter giudiziario, il presidente escluse la possibilità che Schettino potesse scappare, lasciandolo a piede libero.

I fatti: la notte di disastro e il naufragio

Il naufragio della Costa Concordia avvenne il 13 gennaio del 2012, poco prima delle 10 di sera. La nave, di proprietà della Costa Crociere, era salpata da Civitavecchia diretta verso Savona. Nelle acque dell’Isola del Giglio la nave urtò uno scoglio riportando l’apertura di una falla lunga circa 70 metri sul lato sinistro dell’opera viva; l’impatto ha provocato la brusca interruzione della crociera, un forte sbandamento del natante e il conseguente arenamento sullo scalino roccioso del basso fondale prospiciente Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto.

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