“Mi sto innamorando di una suorina, che faccio?”

Cara Anna,
sono un ragazzo di 35 anni. Quindi ormai si può dire che sono un uomo. Sono sempre stato una persona molto attiva e posso dire di aver fatto le mie esperienze. Più che per un consiglio, ti scrivo per un dubbio morale.

Ecco cosa mi sta succedendo: da un anno a questa parte lavoro in zona centrale di Roma. Per arrivare in ufficio da casa mia, mi basta prendere un solo autobus e il viaggio dura circa venti minuti.

Salgo ogni giorno alla stessa ora ed ogni giorno incontro sull’autobus una suora. È una ragazza che non avrà più di 30 anni, ed è veramente molto bella.

I primi giorni lo sguardo cadeva inevitabilmente su di lei, dato che è piuttosto insolito vedere una suora bella. Ma con il passare del tempo mi sono accorto che anche lei ricambiava lo sguardo. In modo velato, ed estremamente imbarazzato. Non sono mai riuscito a parlarle veramente: al di là di qualche frase di circostanza, cosa si può chiedere ad una suora?

Ammetto di cominciare a provare qualcosa. Niente di serio, ma mi sono accorto che, da quando c’è questo gioco, l’idea di prendere l’autobus ogni mattina mi pesa molto meno.

Avessi qualche anno di meno, o un po’ di idiozia in più, mi sarei già buttato da tempo, lo ammetto, ma adesso non so più. Ho paura di metterla in difficoltà, o addirittura in crisi perché spesso mi sembra che anche lei mi guardi con curiosità.

Non sono una cattiva persona, non voglio far crollare certezze né mettere in crisi gli ideali di nessuno. Ma la voglia di conoscerla è davvero molto forte. È giusto, secondo te, mettere in crisi un credo o un ideale per un sentimento, nel caso lei dovesse ricambiarlo? Dovrei fregarmene e lasciar sfogo agli istinti o dovrei rispettare il suo ruolo?

Grazie, Fabio

aaaAnnaPavignano

Fabio,

che cosa succederebbe se la sventurata rispondesse?

Mio padre diceva che nei ‘Promessi sposi’, a leggerlo e rileggerlo, c’è tutto quello che c’è da sapere sull’uomo e forse aveva ragione.

Il buon Alessandro Manzoni, nella storia della Monaca di Monza, ci ha messo anche l’attrazione per il proibito, il gusto della violazione del sacro e della trasgressione estrema, sentimenti che albergano nell’animo umano e che io ti consiglierei di lasciare lì dove stanno.

Venendo alle piacevoli traversate in autobus, non mi preoccupo tanto per la bella suorina, che sicuramente, essendo merce rara, sarà corazzata contro gli attacchi di sguardi più o meno sfacciati che la circondano.

Ma tu, che cosa ne ricaveresti? La realizzazione di una fantasia? A parte il fatto che le fantasie son più belle se rimangono tali, ma quanto ti costerebbe, in termini di patemi d’animo, di rimorsi, di difficoltà pratiche?

Oppure pensi ad un incontro vero, un rapporto normale, vedendo in lei solo la ragazza che è? Potresti far finta che non sia una persona che ha fatto certe scelte, che magari tu non condividi e nemmeno riconosci, ma lei sì che le riconosce, e non potrebbe porsi in un rapporto normale con te. Se è vero che si parla a volte di preti che lasciano l’abito e si sposano, meno si sente dire di suore che lo fanno.

Forse perché per le donne, anche nel clero, la trasgressione è più vergognosa che per i maschi. E così potresti essere tu il primo a finire in un trafiletto di cronaca a rivendicare al suo fianco il diritto di dibattere, così come si fa per i sacerdoti, sull’opportunità o meno del nubilato per le monache, inserendo tutto in un bel discorso più generale sulla parità tra i sessi. Non sarebbe male come progetto. Vedi quante fantasie si possono fare su un incontro in autobus? Ma poi si arriva alla fermata, si scende e ognuno va per la sua strada.

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