Le patate? Arrivano dalla Tunisia: i prodotti più contraffatti del 2014

Patate tunisine o aglio spagnolo venduti come prodotti italiani, vino annacquato, formaggi di bufala o di pecora, anche Dop, ottenuti con impiego parziale di latte vaccino, Ogm non dichiarati nei mangimi a base di mais o di soia. Cibi adulterati e contraffatti che finiscono sulle nostre tavole o vengono intercettati e bloccati prima di essere commercializzati. Nel 2014 l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (Icqrf) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è stato impegnato in oltre 36.000 controlli ispettivi, quasi 10 mila verifiche di laboratorio, più di 54.000 prodotti controllati e sequestri per un valore di circa 43 milioni di euro.

 

Vino in cima alla lista

Il vino è il nostro prodotto più esportato, ma è anche quello più a rischio contraffazioni. Nell’ultimo anno tra gli illeciti accertati sono stati trovati vini sofisticati per zuccheraggio e annacquamento, oppure sono stati prodotti vini IG (Indicazione Geografica) non conformi ai requisiti stabiliti dai disciplinari di produzione. In alcuni casi mosti o vini sono stati sottoposti a trattamenti non consentiti, alterati, contenenti sostanze vietate o comunque di composizione anomala rispetto ai parametri fissati per legge.

 

Olio: impazza il finto extravergine

L’olio, uno dei prodotti di punta del Made in Italy a tavola è, dopo il vino, il prodotto che registra il maggior numero di illeciti. Nel 2014, ad esempio, sono stati venduti sul web oli extravergine di oliva che richiamavano l’olio toscano a IGP, ma che nulla avevano a che fare con quel prodotto. Per non parlare di oli ottenuti da semi diversi da quanto era stato dichiarato e di minor valore economico: minima spesa, massima resa.

 

Formaggi  Dop truccati

Non sono da meno i formaggi, freschi o stagionati: in mozzarelle e scamorze sono stati rinvenuti grassi diversi da quelli del latte oppure sono stati commercializzati formaggi di bufala o di pecora, sia Dop che generici, ottenuti con impiego parziale di latte vaccino. Su alcuni scaffali, poi, sono arrivati  formaggi di produzione francese confezionati con diciture e immagini in etichetta evocanti prodotti italiani.

 

Le patate? Dalla Tunisia

Frutta e verdura, invece, vengono vendute come italiane, ma in realtà provengono da altri paesi: è il caso delle patate tunisine o delle pesche prive di documentazione che attesti la provenienza, oppure dell’aglio di origine spagnola venduto come prodotto nazionale. Per non parlare della arance tarocco in cattivo stato di conservazione e inadatte al consumo pronte ad essere vendute.

 

Prodotti bio a rischio

Non sono mancate vere e proprie operazioni di polizia a contrasto della criminalità agroalimentare. Tra queste Vertical Bio, che ha bloccato profitti illeciti derivanti dalla commercializzazione in tutta Europa di falsi prodotti “bio” per 350.000 tonnellate; Fuente, Olio di Carta e Aliud Pro Olio, le più rilevanti operazioni a tutela dell’olio d’oliva italiano.
Uno dei settori a maggior rischio di contraffazione è quello dell’agricoltura biologica per cui l’ICQRF ha effettuato 2.257 controlli. Olio d’oliva e ortofrutta sono state le produzioni maggiormente controllate. In questo settore è stata particolarmente intensa l’attività di polizia giudiziaria. In collaborazione con la Guardia di Finanza, l’ICQRF ha attivato operazioni a contrasto della criminalità nel settore bio, effettuando 58 sequestri per oltre 18 milioni di euro: su 1.815 operatori controllati l’8,6% è risultato irregolare; invece, su 2.877 prodotti controllati quelli irregolari sono il 6,4%.

 

La contraffazione corre sul web

Il falso e la contraffazione alimentare corrono anche sul web. Per questo è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Ministero, guidato da Maurizio Martina, ed eBay, la piattaforma di aste on line più famosa al mondo che, attraverso una stretta collaborazione con l’ICQRF, consente di velocizzare l’individuazione e la rimozione dal web di falsi prodotti Made in Italy.

Intanto, nei giorni scorsi si è riunita per la prima volta la Commissione di studio per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare guidata dall’ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli, che attualmente presiede il comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. La Commissione, istituita presso l’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia su proposta del Guardasigilli Andrea Orlando, dovrà presentare le proposte entro il 31 luglio 2015.

 

 

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