Meningite: “La corsa alla vaccinazione è esagerata”

L’ultima morte registrata finora è quella di Vittoria Patti, l’insegnante di 54 anni, deceduta qualche giorno fa a Milano per un’infezione da meningococco C. L’allarme meningite non accenna a diminuire.
Facciamo il punto della situazione con il professor Massimo Galli, docente ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano, direttore dell’U.C. di Malattie Infettive universitaria dell’Ospedale Sacco di Milano e vicepresidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).

È un allarme reale o una preoccupazione eccessiva?

Se si fa eccezione per il “caso Toscana”, la situazione del resto d’Italia non presenta elementi di straordinarietà:  il tasso di incidenza, come accade più o meno da un decennio a questa parte,  si aggira attorno ai 3 casi per milione di abitanti. Quindi si può affermare che la meningite, per lo meno nella sua forma invasiva, è e rimane una patologia piuttosto infrequente.

Intende dire che è la particolare attenzione dei media al fenomeno, allora, a farlo apparire così rilevante?

Beh, teniamo presente che 200 casi l’anno significano più o meno un caso ogni tre giorni: se tutti vengono riportati dai media, magari associati a quelli causati da altri batteri, come lo pneumococco, ecco che improvvisamente il fenomeno appare enorme, come sotto una lente di ingrandimento…

E che dire della situazione della Toscana?

In Toscana, in effetti, sta circolando un meningococco di sierogruppo C (appartenente al complesso clonale 11) che sembra aver sviluppato due peculiarità: una particolare attitudine a provocare forme invasive (sepsi o meningiti) e la capacità di colpire persone in fasce di età differenti rispetto a quelle solitamente considerate più a rischio.
Sulle cause di questa diffusione e del singolare comportamento di questo ceppo batterico sono in corso studi. Attualmente non c’è nulla di ufficiale, quindi non posso aggiungere altro.

Lei, però, immagino abbia già delle ipotesi.

Francamente sì, ma preferisco attendere i dati scientifici. Tengo comunque a sottolineare che i dati registrati in questa regione sono una sessantina, spalmati in un arco temporale che ormai supera i due anni. È interessante sapere, inoltre, che i casi di meningite provocati da questo ceppo al di fuori della regione nello stesso periodo sarebbero stati così pochi da non fare pensare a qualcosa che si possa diffondere in tutto il Paese.

Accennava prima a fasce di età più a rischio: intendeva i bambini e gli adolescenti?

Sì. Per essere più precisi: nella fascia di età della primissima infanzia il maggior rischio è rappresentato dall’infezione da Meningococco B. Questo è il motivo per cui il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, già promulgato, prevede nel calendario vaccinale dei bambini piccoli il vaccino per il Meningococco B, e quello monovalente per il Meningococco C  o il tetravalente per A, W135, Y e C. entro il tredicesimo mese di vita.
Per quanto riguarda gli adolescenti, la fascia più a rischio è quella che va dagli 11 ai 18 anni. Ai ragazzi di questo gruppo di età è raccomandato di sottoporsi al vaccino tetravalente, anche nel caso in cui siano stati già vaccinati in passato per il C, dato che non abbiamo certezze sulla copertura a distanza.

E  per quanto riguarda gli adulti?

Non è necessario facciano alcun vaccino, tranne che i portatori di particolari malattie e coloro che avessero intenzione di viaggiare in certe località dell’Africa, dove è consigliata la vaccinazione.

Che dire di coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini, come educatori e insegnanti?

Questo è un argomento delicato. È comprensibile che chi lavora con i bambini, specie se molto piccoli, possa pensare ad una profilassi. Va detto comunque che i casi di insegnanti che hanno contratto la malattia sono molto rari.

C’è poi il discorso dell’età: più si va avanti con gli anni, meno si è suscettibili all’infezione, probabilmente per il subentrare di una sorta di immunizzazione al batterio (non dimentichiamo che il Meningococco alberga in ciascuno di noi, almeno per un periodo della nostra vita). La corsa alla vaccinazione, almeno in chi ha superato i 20, non è quindi giustificata.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto