Firenze: ragazze Usa stuprate, al primo carabiniere 4 anni e 8 mesi

Condannato a 4 anni e 8 mesi: questa la sentenza emessa dal Gup al processo con rito abbreviato a Marco Camuffo, uno dei due carabinieri accusati di aver violentato a Firenze due studentesse Usa nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017, dopo averle riaccompagnate a casa con l’auto di servizio da una discoteca fiorentina.

Invece è stato rinviato a giudizio l’altro carabiniere coinvolto nell’inchiesta, Pietro Costa, che non ha scelto il rito abbreviato: per lui prima udienza 10 maggio 2019. Il pm per Camuffo aveva chiesto 5 anni e 8 mesi., quindi la sentenza è stata “ammorbidita” di un anno, rispetto alla richiesta della pubblica accusa. La sentenza farà discutere.

Le notizie del 17 maggio

La procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio di Marco Camuffo e Pietro Costa, i due ex carabinieri accusati di aver violentato due studentesse americane di 20 e 21 anni a Firenze la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017, dopo averle riaccompagnate a casa con l’auto di servizio, senza metterlo al verbale.

Per entrambi l’accusa è di violenza sessuale aggravata. Camuffo e Costa sono stati recentemente destituiti dall’Arma dei carabinieri.

Espulsi dall’Arma il 12 maggio

L’Arma dei Carabinieri ha destituito Marco Camuffo e Pietro Costa, accusati di violenza sessuale nei confronti di due studentesse americane. La notizia è stata pubblicato per prima dal Corriere della Sera.

La decisione arriva al termine dell’indagine disciplinare che era stata avviata dopo la denuncia delle due giovani, che accusano i due carabinieri di averle violentate nella notte fra il 5 e il 6 settembre dell’anno scorso a Firenze. I due sono in attesa della decisione sul loro rinvio a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

La destituzione dal servizio arriva in base alla valutazione sul comportamento tenuto dai due carabinieri quando furono chiamati per una rissa in una discoteca; al termine dell’operazione, i due si sono trattenuti nel locale per “agganciare” le giovani, e poi le hanno accompagnate a casa usando l’auto di servizio, cosa possibile solo in casi eccezionali, che poi è stata parcheggiata sotto l’abitazione delle studentesse, dove sarebbe stata consumata la violenza.

Un interrogatorio protervo: le notizie del 15 febbraio

È stato un lungo (e doloroso) interrogatorio quello che hanno dovuto affrontare le due studentesse americane che avevano denunciato di essere state violentate da due carabinieri il 7 settembre 2017. Lo hanno fatto di fronte al giudice Mario Profeta a Firenze per oltre 12 ore. È stato lui a filtrare le domande che i difensori dei due carabinieri avevano preparato. Dei 250 quesiti alcuni sono stati censurati dallo stesso magistrato. Il pesante interrogatorio non sarà più ripetuto perché tutto quello che le ragazze hanno affermato nell’incidente probatorio sarà assunto come prova in caso di processo.

 

La legge non consente che le testimoni vengano offese

 

A pubblicare un’ampia sintesi di quanto accaduto in aula è il Corriere della Sera, con un articolo a firma di Antonella Mollica, che è riuscita a ottenere il verbale dell’interrogatorio, pubblicato anche dal TgCom, che qui sotto riproduciamo in versione integrale.

Giudice: “Verrete ascoltate oggi e poi non sarete più disturbate, se si farà il processo quello che verrà detto oggi varrà come prova. La legge non consente che le testimoni vengano offese, non sono consentite domande che attengono alla sfera personale, che offendono e che ledono il rispetto della persona”.

Avvocato Cristina Menichetti (difensore del carabiniere Marco Camuffo): “Prima di arrivare al rapporto sessuale non si era scambiata nessuna effusione con Camuffo, effusioni consensuali e reciproche?”.

Avvocato: “Durante questo rapporto il carabiniere l’ha mai minacciata, ad esempio urlando o con le mani?”.

Risposta: “Nessuna minaccia esplicita però mi sentivo minacciata dal fatto che lui porta un’arma”.

Giudice: “Ma che ci interessa! Non è rilevante!”.

Avvocato: “Ha mai fotografato il volantino di questo negozio?”.

Giudice: “Non è rilevante”.

 

Domande riformulate

 

Avvocato: “Ha scambiato il numero di telefono con il carabiniere quella sera? Ha promesso a un militare di rivedervi nei giorni successivi? Prima che le venisse sequestrato il telefono ha cancellato una telefonata?”.

Avvocato: “Lei ha bevuto durante il tragitto dentro la macchina dei carabinieri?”.

Avvocato: “Non le è sembrato strano che i carabinieri accompagnassero a casa le persone?”. Domanda non ammessa.

Avvocato: “Il carabiniere si è accorto che lei era ubriaca?”.

Giudice: “Non va bene avvocato, stiamo chiedendo a una persona ubriaca, affermazione senza offesa visto che l’ha detto lei, se avesse la capacità di rendersi conto del suo interlocutore”.

Avvocato: “Ha mai detto al carabiniere che non avrebbe voluto fare sesso con lui?”. Domanda non ammessa e riformulata.

Ragazza: “Dopo che lui ha tirato giù il top volevo che smettesse”.

Avvocato: “Il carabiniere ha insistito per avere contatti con lei? Ha insistito silenziosamente, con gesti e parole, perché uno insiste a un no…”.

Giudice: “Ha manifestato questo non gradimento con comportamenti espliciti?”.

Non avevo la forza di reagire”

 

Ragazza: “No, non avevo forza nel mio corpo”.

Giudice: “E con questa risposta non accetto più domande così invadenti”.

Avvocato: “Perché dobbiamo privarci di scoprire la verità, la ragazza muore dalla voglia di dire la verità, sentiamola se è salita a piedi…”.

Giudice: “Che ironia fuori luogo, ora sta andando oltre il consentito. C’è una persona che secondo l’accusa ha subito una violazione così sgradevole e lei fa dell’ironia? Io credo che non sia la sede”.

Avvocato: “Avevate alcolici a casa? Ha bevuto alcolici dopo che i carabinieri erano andati via?”.

Avvocato: “Si ricorda di aver cercato su Internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?”

Avvocato: “Cosa diceva esattamente la sua amica quando urlava? Erano urla di parole o semplicemente urla di dolore?”.

Giudice: “No, fermiamoci qui, il sadismo non è consentito”.

 

“Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?”

 

Avvocato: “Quindi ha usato la forza per sottometterla?”.

Giudice: “Cosa intende per forza, avvocato?”.

Avvocato: “Se ha dovuto forzarla, esercitare una certa pressione, se è un gesto violento con una certa vis impressa nel gesto”. Domanda non ammessa.

Avvocato: “Non ha lottato fisicamente? Volevo sapere se Camuffo ha esercitato violenza…”.

Il legale descrive particolari minuziosi del rapporto sessuale.

Giudice: “Che brutta domanda, avvocato. Sono domande che si possono e si devono evitare nei limiti del possibile, perché c’è un accanimento che non è terapeutico in questo caso… Non bisogna mai andare oltre certi limiti. È l’inutilità a mettere in difficoltà le persone, non si può ledere il diritto delle persone”.

 

“Lei trova affascinanti, sexy, gli uomini che indossano una divisa?”

 

Giudice: “Inammissibile, le abitudini personali, gli orientamenti sessuali non possono essere oggetto di deposizione”.

Avvocato: “Lei indossava solo i pantaloni quella sera? Aveva la biancheria intima?”. Domanda non ammessa.

Avvocato Giorgio Carta (difensore del carabiniere Pietro Costa): “In casa avevate bevande alcoliche? Lei ha bevuto dopo che i carabinieri sono andati via?”. Anche l’avvocato Carta cita esplicitamente il rapporto sessuale.

 

Il giudice: “Non torno indietro di 50 anni”

 

Giudice: “Non l’ammetto, non torno indietro di 50 anni”.

Avvocato: “Alla sua amica hanno sequestrato tutti i vestiti, compresi slip e salvaslip, voglio capire se lei ha nascosto qualche indumento alla polizia”. Domanda non ammessa.

Giudice: “Si fanno insinuazioni antipatiche, perché si dovrebbe nascondere alla polizia degli indumenti?”.

Avvocato: “Penso che qualcuno abbia finto un reato, io non voglio sapere come lei circola, con o meno gli indumenti, voglio sapere se ha dato tutto alla polizia”.

Giudice: “Ricorda il momento in cui le hanno sequestrato gli indumenti?”.

Ragazza: “No”.

Avvocato: “Io non ci credo che non lo ricorda”.

Giudice: “Non possiamo fare la macchina della verità”.

Avvocato della ragazza: “Giudice, vorrei sapere a che punto siamo delle 250 domande annunciate dall’avvocato”.

Giudice: “Se sono come le ultime sono irrilevanti, andiamo avanti. Se stiamo cercando la spettacolarizzazione avete sbagliato canale”.

 

È la prima volta che è stata violentata in vita sua?

 

Avvocato: “La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito di questa visita?”.

Giudice: “Sta scherzando, avvocato? Questo attiene alla sfera intima, non è ammesso questo genere di domande. Ripeto: non torno indietro di 50 anni, non lo consento a nessuno”.

Avvocato: “Si può sapere se ha una cura in corso?”.

Giudice: “No”.

Avvocato: “È la prima volta che è stata violentata in vita sua?”. Domanda non ammessa.

Avvocato: “Quando era in discoteca ha dato una o due carezze ad un carabiniere?”. Domanda non ammessa.

 

“Lui mi ha tirato giù la maglietta…”

 

La ragazza racconta: “Non mi ricordo tutto, ero ubriaca, però mi ricordo che ci siamo baciati e che lui mi ha tirato giù la maglietta. Mi ricordo che ha cercato di toccarmi nelle parti intime, che ha tirato fuori il pene e io ero assolutamente in choc. Ero così sconcertata, però, ero talmente ubriaca, mi sentivo indifesa, non avevo la forza di dire o fare qualcosa. Mi ricordo che gli dissi di no, non volevo avere un rapporto con lui. Dopo non ricordo più niente. So che abbiamo avuto un rapporto”.

Giudice: “Allora come fa a dire che ha avuto un rapporto? Glielo chiedo con rispetto, ma questo aspetto deve essere chiarito”.

Ragazza: “Perché sentivo fastidio alle parti intime”.

Avvocato: “Quando è entrata in Europa ha dichiarato che aveva soldi in contanti? Alla dogana ha dichiarato i soldi?”. Domanda non ammessa.

 

Le notizie del 23 novembre

Dodici ore e mezzo la durata record dell’incidente probatorio all’aula bunker di Firenze sul caso della denuncia di due carabinieri per violenza sessuale ai danni due studentesse americane il 7 settembre scorso in città. Sono state sentite le due ragazze dal gip Mario Profeta in lunghe deposizioni durate rispettivamente circa 7 ore la prima e cinque ore e mezzo la seconda.

Dalle 10 alle 22.30

All’uscita dell’aula gli avvocati hanno sottolineato che sono state fatte solo brevi pause per necessità personali. L’incidente probatorio è cominciato stamani alle 10 e si è concluso intorno alle 22.30.

La difesa: rapporto consenziente

Al termine del fuoco di fila delle centinaia di domande fatte dal gip, comunque meno di quelle proposte della difesa, secondo gli avvocati delle due giovani statunitensi, 19 e 21 anni, si è rafforzata l’ipotesi di reato. La difesa ha insistito sulla tesi di un rapporto consenziente, che le ragazze hanno negato decisamente per tutta la deposizione, tra pianti e malori.

Firenze: le 2 ragazze Usa stuprate dai cc davanti al Gip in una stanza separata, le notizie del 22 novembre 2017

Sono tornate a Firenze per essere interrogate dal gip Mario Profeta stamattina, le due studentesse americane che nel settembre scorso denunciarono due carabinieri per violenza sessuale.

Gli interrogatori si tengono con modalità protetta dentro l’aula bunker di Firenze dove le due ragazze americane sono già arrivate accompagnate dai loro avvocati entrando da un ingresso secondario.

Presenti anche idue carabinieri accusati

Presenti nella struttura anche i due militari accusati della violenza sessuale, l’appuntato Marco Camuffo e il carabiniere scelto Pietro Costa, entrambi accompagnati dai loro difensori.

Ascoltate in una stanza separata

Secondo la modalità protetta, utilizzata in quest’incidente probatorio, il giudice Profeta sentirà le ragazze con l’ausilio di un interprete in una stanza separata dove non ci sono altre persone, mentre tutti gli altri presenti nell’aula bunker, pm, difensori e i due carabinieri indagati potranno assistere all’interrogatorio tramite sistema audio video.

 

Le notizie del 30 settembre 2017

Non ci fu nessuna macchinazione da parte delle due studentesse statunitensi che la notte tra il 6 e il 7 settembre scorsi, a Firenze, hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri in servizio non vi fu alcuna «macchinazione» ed è «estremamente verosimile l’ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza un consapevole e percepibile consenso delle due ragazze». Lo scrive il gip del tribunale di Firenze, Mario Profeta, nell’ordinanza con cui ha rigettato la prima richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura per ascoltare le due ragazze americane e ha rigettato la richiesta del pm Ornella Galeotti di interdizione per un anno nei confronti dei due carabinieri accusati, ritenendo sufficiente la sospensione dal servizio disposta dall’Arma perché «il clamore internazionale della vicenda non rende plausibile l’ipotesi di un rientro in servizio dei due indagati». Il provvedimento non è più segreto perché gli atti di indagine sono stati depositati e portati a conoscenza degli avvocati difensori e delle parti offese. Pur rigettando le due richieste della procura, il gip ritiene che gli indizi a carico dei due militari siano «gravissimi».

L’ordinanza ripercorre i fatti di quella notte attraverso il racconto delle due ragazze, una delle quali dice di aver subito violenza nell’ascensore del palazzo dove si trova il loro appartamento, dopo essere state accompagnate a casa dai due militari con l’auto di servizio, mentre l’altra dice di aver subito violenza dall’altro carabiniere, spinta contro il davanzale di una finestra. Diversa la versione dei militari che davanti al pm hanno ammesso di aver avuto dei rapporti sessuali con le due giovani studentesse ma hanno dichiarato che quei rapporti erano consensuali. Nell’ordinanza, c’è anche il dato sul tasso di alcool nel sangue delle due ragazze dopo la denuncia: 1,59 e 1,68. Il gip, infine, tre giorni fa ha affidato l’incarico al medico legale di Roma, Marina Baldi, per rilevare il dna sugli indumenti che indossavano le due studentesse la notte della presunta violenza. I risultati saranno comunicati entro dicembre.

 

 

Le notizie del 19 settembre scorso

Ancora un intralcio – o almeno tale sembra – nella giustizia chiesta dalle due studentesse Usa che dicono di essere state stuprate da due carabinieri.

Il gip di Firenze, Mario Profeta, ha rigettato infatti la richiesta della procura di tenere un incidente probatorio per ascoltare le due studentesse Usa che hanno denunciato la violenza sessuale subita da due carabinieri la notte tra il 6 e il 7 settembre scorso. Il gip ritiene che non vi siano i presupposti, neanche di urgenza, per acquisire di nuovo le testimonianze delle due giovani oltre ai verbali di denuncia. Le studentesse potranno tornare in Italia in un altro momento per i futuri processi.

Le notizie del 15 settembre

Un tasso alcolemico intorno a 1,5 mg per litro a 4 ore dal rapporto consumato nell’ascensore. È il livello accertato nel sangue di una delle due studentesse americane che hanno accusato altrettanti carabinieri di averle stuprate. Si tratta di una quantità notevole di alcol che, secondo le tabelle ministeriali, da 0,9 a 1,5 portano a “stato di ebbrezza, umore alterato, confusione, disorientamento con conseguente riduzione dell’autocontrollo, alterazione dell’equilibrio, linguaggio male articolato e vomito”.

Condizione di “minorata difesa”?

Vacilla così la versione fornita dai due militari, Pietro Costa e Marco Camuffo, secondo cui le ragazze erano consenzienti. Identificando uno stato di “etilismo acuto”, quel tasso potrebbe complicare la loro versione dato che le giovani straniere sarebbero state in condizione di “minorata difesa”. Questo aspetto, al vaglio della magistratura fiorentina, si affianca agli accertamenti della procura militare. A questo proposito, sono attesi dai magistrati di Roma che stanno valutando gli aspetti disciplinari.

Stupri a Firenze, la ministra Pinotti: “La sospensione non basta”, le notizie del 13 settembre 2017

Le due ragazze americane li avrebbero invitati a salire in casa: questa la versione data ieri da Pietro Costa, il secondo carabiniere presentatosi dalla Pm Ornella Galeotti. Ma l’ipotesi degli inquirenti è un’altra, bel più grave: i due avrebbero premeditato l’assalto alle due ragazze.

Molti i punti in cui Marco Camuffo e Pietro Costa hanno ignorato le regole.

Quello che prevede il regolamento

Il regolamento prevede – infatti – che, qualora sul veicolo vengano fatte salire altre persone, i militari lo comunichino alla sala operativa, e questo non è avvenuto.

Le accuse della Procura militare

Per i due carabinieri c’è anche un fascicolo aperto davanti alla Procura militare. Le accuse di cui i due devono rispondere alla Procura militare vanno dunque dalla violata consegna al peculato (nessuna relazione di servizio è arrivata in merito alla vicenda e all’uso dell’auto di servizio per trasportare le due ragazze).

Una serie di violazioni delle regole

Le violazioni dei due carabinieri cominciano con l’ingresso in discoteca in orario di servizio. Continuano quando le studentesse salgono in auto (i carabinieri possono usare il loro veicolo per trasportare altre persone solo in casi eccezionali come il soccorso di un ferito) senza nessuna comunicazione alla centrale operative.

E ancora, i due violano le regole entrando nel palazzo dove vivono le due studentesse.

Non risultano precedenti simili dei due militari

Non c’è invece nessuna allusione della Procura all’eventualità che “i carabinieri indagati possano aver compiuto anche in precedenza reati simili a quelli per i quali sono accusati”, come dice lo stesso procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, che precisa: “Non risultano al mio ufficio fatti simili commessi in precedenza dai medesimi carabinieri o da altri appartenenti alle forze dell’ordine”.

La nuova reazione della ministra Roberta Pinotti

C’è una nuova reazione, dopo quella delle prime ore, della ministra della Difesa, Roberta Pinotti (nella foto qui sopra).

“Dobbiamo dare un messaggio di condanna ma anche un forte abbraccio all’Arma dei Carabinieri e a chi ogni giorno lavora per strada. Ho testimonianza ogni giorno di fatti eroici”, dice la ministra.

“Il fatto – per Roberta Pinotti – è di una gravità inaudita, lo è sempre la violenza carnale sulle donne, ma effettuato da persone che indossano la divisa è ancora più grave”.

“Ho sperato che non fosse vero…”

“Ho sperato che non fosse vero. È un dispiacere immenso che due persone dell’Arma dei carabinieri possono avere fatto una cosa così”, ha aggiunto.

”La sospensione non basta” – “Sono state fatte cose gravissime, contro le regole e contro l’etica dei carabinieri. Non ci sono attenuanti. Non posso anticipare l’esito della commissione interna, il primo atto è stata la sospensione ma penso si debba andare oltre”. “Bisogna far lavorare le inchieste, ma di fronte a fatti del genere bisogna mettere in atto le azioni più forti e nette”, ha voluto sottolineare la ministra.

 

 

I nomi dei due accusati: le notizie del 12 settembre

Ora si conoscono i nomi. Si chiamano Marco Camuffo e Pietro Costa (nella foto sotto) i due militari accusati di stupro dalle due ragazze Usa, indagati e sospesi dall’Arma: il primo ha già ammesso il rapporto sessuale con una delle studentesse americane dicendo che lo riteneva “consensuale”.

Il secondo si è presentato nel pomeriggio di oggi – 12 settembre – volontariamente in Procura per raccontare la sua versione dei fatti. Pietro Costa è stato ascoltato per un’ora dalla Pm Ornella Galeotti.

Chi sono i militari

Marco Camuffo è un appuntato scelto, originario di Prato, 50 anni, è il più alto in grado e capo pattuglia della gazzella su cui sono salite, all’alba di giovedì scorso, le due studentesse americane che poi hanno denunciato la violenza sessuale, sta cominciando a rendersi conto – pare – della portata del suo errore. Si parla anche di problemi avuti di recente nella sua vita privata, ma non se ne sa di più.

Un’ipotesi inquietante che emerge da Firenze è che la tranquillità con cui hanno agito i due militari, che si erano appena conosciuti, possa essere indice di una pratica diffusa in alcuni ambienti dell’Arma della città toscana. Una rete che per lo meno tollera condotte del genere?

Quello che è certo è che dopo essere stato per anni in servizio alla stazione dei carabinieri di Vaiano, dopo un breve passaggio al comando di Prato nel marzo di quest’anno, è stato trasferito improvvisamente al Nucleo Radiomobile di Firenze a luglio.

Intanto oggi potrebbe essere il giorno della presentazione in procura dell’altro militare, il carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni, nato a Palermo. Il procuratore capo Creazzo dice di attendere che lui si presenti, altrimenti sarà convocato.

Non si capisce perché ancora non l’abbia fatto.

 

Non esiste il video che accusa: le notizie dell’11 settembre

Non è vero che esiste un video che documenta lo stupro delle due studentesse Usa a Firenze.

“L’Arma in questa vicenda è parte lesa e fin dal primo momento i carabinieri hanno partecipato attivamente e con determinazione alle indagini, che sono state affidate alla polizia”: ha detto il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, riferendosi agli accertamenti scattati dopo la denuncia delle due studentesse che hanno raccontato di essere state violentate da due militari in servizio.

Il più giovane dei due carabinieri potrebbe essere sentito presto. “E se non viene – ha detto – sarà convocato”. L’altro carabiniere si era presentato spontaneamente in procura con il suo legale.

Un unico fotogramma

Creazzo ha anche parlato di un “fotogramma, un secondo di video” girato con il telefonino da una delle ragazze “in una situazione di confusione, forse per sbaglio e forse nel locale stesso: si vede l’immagine senza testa, fino al ginocchio, di una persona in divisa. Impossibile da identificare. È falso, quindi, che esista un video girato durante la commissione del reato e durante il quale una delle ragazze pronuncia la parola bastardo”.

Ma i test biologici…

Ma i test bioogici sulle due ragazze Usa inchiodano i due carabinieri. Si presenterà domani in procura anche l’appuntato accusato, insieme a un collega, di aver violentato le due studentesse. La decisione è stata combattuta ma, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, anche per lui è arrivato il momento di ricostruire quella notte davanti al pm Ornella Galeotti, in una situazione sempre più compromessa pe ri due militari.

 

Attese misure cautelari

Oggi, lunedì 11 settembre, sarebbe atteso il più giovane dei due, trentenne, per fornire la sua versione dei fatti dopo che lo scorso venerdì, il più anziano, un quarantenne separato con due figli, si è presentato al pm per dire che il rapporto c’è stato, ma che è stato consenziente.

Avrebbe anche aggiunto di non essersi accorto che la ragazza era ubriaca, dato che si reggeva in piedi e parlava correttamente. Dunque non avrebbe percepito “nessuna contrarietà” al suo approccio.

Stupri Firenze, sospesi dall’Arma i due carabinieri, le notizie del 9 settembre 2017

Uno degli argomenti che ci si attendeva dopo le accuse di stupro ai carabinieri delle due studentesse Usa di Firenze ora è sul tavolo. Uno dei due carabinieri indagati per la violenza sessuale si sarebbe presentato spontaneamente in procura, accompagnato dal suo legale, e secondo indiscrezioni avrebbe parlato di un rapporto sessuale consenziente con una delle due giovani statunitensi.

Questo sarà, prossimamente, un argomento molto dibattuto, visto che le ragazze erano decisamente ubriache e avevano fumato uno spinello.

Intanto nei confronti dei due carabinieri – fa sapere il comando provinciale – l’Arma ha “disposto un provvedimento di sospensione precauzionale dall’impiego”. Il provvedimento è già stato notificato.

Troppo alcol e uno spinello

Troppo alcol e uno spinello. Un malessere e l’offerta dei carabinieri di accompagnarle a casa. “Non sono sconosciuti, sono friends”, amici. E poi la violenza, all’ingresso e in ascensore. Emergono riscontri ulteriori al raccolto delle studentesse americane che accusano due carabinieri di averle stuprate. Di quelle violenze, al momento presunte, ci sono anche tracce biologiche dei vestiti.

Chi sono i militari

In base alle prime informazioni, uno dei militari è 30 anni, è single e punta a entrare nel nucleo cinofili. Il secondo ha quasi 40 anni, metà dei quali trascorsi nell’Arma, è sposato e ha un figlio.

L’inchiesta della procura militare

C’è un’altra novità nella vicenda dei presunti stupri di Firenze. Anche la procura militare di Roma ha aperto, infatti, un fascicolo sulle accuse delle due studentesse Usa a due carabinieri.
Lo ha confermato all’Agenzia Ansa il procuratore militare, Marco De Paolis (nella foto in basso), precisando anche “al momento di tratta di atti relativi al fatto. Ci siamo mossi sulla base delle notizie di stampa e siamo in attesa di ricevere un rapporto della polizia giudiziaria. Dalle ricostruzioni giornalistiche della vicenda, infatti, emergono astrattamente anche reati militari come la violata consegna e il peculato militare. Quando riceveremo il rapporto giudiziario potremo fare delle valutazioni più pertinenti”.

 

 

Rinvenute tracce biologiche

Si apprendono anche altre novità: i reperti della polizia scientifica nello stabile dove vivono le due ragazze confermerebbero la presenza di tracce biologiche compatibili con un rapporto sessuale che sarebbe avvenuto nell’androne del palazzo.

Le stesse ragazze avevano raccontato che una di esse aveva subito lì gli abusi. Altre tracce di questo tipo sarebbero state trovate nel percorso tra l’ingresso del palazzo fino nell’appartamento delle due giovani. Anche dalle analisi mediche è emerso che le due ragazze hanno avuto recenti rapporti sessuali.

Comunque è da accertare se i rapporti sessuali siano o meno da ricondurre alla presunta violenza di cui le due studentesse Usa affermano di essere state vittime.

 

La ministra Pinotti: “C’è qualche fondatezza”

“Gli accertamenti sono ancora in corso, ma risulta una qualche fondatezza rispetto alle accuse che vengono mosse” – ha detto la ministra della Difesa, Roberta Pinotti (nella foto qui sopra) – si tratterebbe, e il condizionale è d’obbligo, di un episodio gravissimo. Lo stupro è sempre grave, ma è di gravità inaudita se commesso da carabinieri in uniforme”.

Dopo due giorni l’accusa delle ragazze prende corpo

L’accusa delle due studentesse Usa comincia a prendere corpo. Sono stati individuati e indagati i due carabinieri accusati dalle due ragazze di averle violentate.

L’inchiesta sulla vicenda è stata aperta dalla procura di Firenze. I due militari sono tra quelli che, nella notte tra il 6 ed il 7 settembre, sono intervenuti in una discoteca di Firenze, chiamati dal titolare, per disordini che si erano verificati nel locale.

Dopo la rissa le hanno accompagnate a casa

I due militi, secondo l’accusa delle ragazze, le avrebbero accompagnate a casa dove si sarebbero verificati gli abusi.
Ci sarebbero testimoni che hanno visto le due ragazze salire sull’auto di servizio dei carabinieri, davanti alla discoteca, e il percorso fino davanti l’abitazione delle due giovani statunitensi, nel centro di Firenze, sarebbe confermato anche dalle immagini di alcune telecamere di sorveglianza. I due militari non sarebbero ancora stati ascoltati dalla procura, né al momento, raggiunti da informazione di garanzia.

 

Le ragazze ascoltate dagli inquirenti
Gli inquirenti hanno sentito le ragazze ancora in procura ieri fino a tarda notte, separatamente, e il loro racconto è adesso al vaglio degli uomini della squadra mobile. Gli inquirenti avevano deciso di risentirle per chiarire alcuni punti e colmare alcune lacune presenti nel primo resoconto che avevano fornito a poche ore dal fatto.

Le studentesse avevano confermato la loro versione.

 

Il console Usa incontra il questore
Intanto il console generale Usa a Firenze, Benjamin Wohlauer, ha incontrato il questore di Firenze Alberto Intini stamani in questura. Il colloquio tra il diplomatico ed il questore è durato poco meno di un’ora ed il console ha lasciato la questura senza fare dichiarazioni.

Firenze è una delle città italiane con la maggiore concentrazione di sedi di università americane, alle quali si aggiungono le numerosissime scuole di lingua italiana per stranieri.

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