Sarah Scazzi, la Cassazione: “La strangolarono in due”

Sabrina Misseri – condannata all’ergastolo con la madre Cosima Serrano per l’omicidio della cugina Sarah Scazzi – non merita sconti di pena per le “modalità commissive del delitto” e per la “fredda pianificazione d’una strategia finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati, obliqui e fuorvianti, al conseguimento dell’impunità”. Lo sottolinea la Cassazione nei motivi di conferma delle condanne.

Si ricorderà che per Sabrina e la mamma Cosima Serrano fu confermata la condanna all’ergastolo, mentre per Michele Messeri (nella foto con le due donne, in basso) furono ribaditi gli 8 anni di galera.
Sabrina “strumentalizzando i media” deviò le investigazioni come “astuto e freddo motore propulsivo” verso “piste fasulle”, aggiunge la motivazione della sentenza.

 

Le motivazioni della sentenza

A fronte di questi comportamenti, scrivono i supremi giudici nelle quasi 200 pagine di motivazioni depositate ieri e relative all’udienza svoltasi lo scorso 21 febbraio, Sabrina non ha “meritevolezza” per la concessione delle attenuanti generiche richieste dai suoi difensori.

Lo sconto di pena è stato negato dalla Cassazione anche per la mamma, Cosima Serrano, dato che, essendo una adulta matura, invece di intervenire a placare “l’aspro contrasto sorto” tra Sabina e Sarah, “si era resa direttamente protagonista del sequestro della giovane nipote partecipando, poi, materialmente alla fase commissiva del delitto”.

Strangolata col concorso fra le due donne

Sarah – ricorda la Suprema Corte – venne strangolata da Sabrina e Cosima con “concorso sinergico” tra le due: l’una ponendo “in essere la specifica azione di soffocamento da dietro della vittima” e l’altra inibendole “ogni tentativo di difendersi e ogni chance di fuga”.

Anche Cosima aveva messo in atto “una serie di depistaggi per conseguire l’impunità per sé e sua figlia Sabrina”. Tutti questi comportamenti rendono “impossibili” gli sconti di pena.

Le notizie del 21 febbraio 2017: due ergastoli

Ergastolo per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione confermando la sentenza di primo e secondo grado per la morte di Sarah Scazzi ad Avetrana il 26 agosto 2010.

 

Definitivi gli otto anni anche per lo zio Michele

La prima sezione penale della Cassazione ha anche confermato la condanna a otto anni per Michele Misseri (a destra nella foto qui sopra) per la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi, morta ad Avetrana il 26 agosto 2010. In conseguenza di questa sentenza è stato arrestato anche Michele Misseri, la cui pena diventa definitiva. L’uomo ha continuato ad accusarsiu, come nei primi giorni, del delitto: “Sono stato solo io”, ha ripetuto.

La Corte ha poi ritoccato al ribasso di un anno la pena per il fratello di Michele, Carmine Misseri, riducendola a quattro anni e 11 mesi.

Le richieste dell’accusa, la difesa di Sabrina

Dopo le richieste di conferma dei due ergastoli fatta dal sostituto procuratore generale, tocca al professor Franco Coppi, difensore di Sabrina, prendere la parola. E attacca: “È una vicenda umana più che processuale che parte da un dilemma: a uccidere Sarah è stato Michele oppure Sabrina e Cosima? Delle due l’una”.

Così l’avvocato Coppi (nella foto in basso) nella sua requisitoria al processo in Cassazione, tutta tesa a dimostrare la colpevolezza di Michele Misseri, autoaccusatosi dell’omicidio della nipote.

Evocato il movente sessuale

Coppi ha puntato sul movente sessuale che, ancorché non ammesso da Michele, è a suo avviso evidente dal suo racconto: “Era un uomo molesto, Sarah percepisce l’atto come molestia e minaccia di rivelarlo a Sabrina. Ecco perché la prende per il collo e la strangola in due secondi”.

Secondo il difensore “non è affatto vero che la prova della colpevolezza di Sabrina”, come sostenuto dall’accusa, “prescinda dalla colpevolezza di Michele Misseri. La prova della colpevolezza esclusiva di Michele Misseri è la prova dell’innocenza di Sabrina”.

 

Il sostituto Pg chiede la conferma degli ergastoli
Il sostituto Pg della Cassazione Fulvio Baldi non ha dubbi. Sono da confermare secondo la Procura generale della Cassazione i due ergastoli inflitti a Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l’omicidio. Questa la richiesta del sostituto pg Baldi al termine della sua requisitoria davanti alla Prima sezione penale della Cassazione. L’accusa ha chiesto il rigetto dei ricorsi di tutti gli imputati, anche di Michele e Carmine Misseri per la soppressione del cadavere.

 

Forse l’ultimo passaggio giudiziario

 

Nuovo passaggio giudiziario, forse quello definitivo per il delitto di Avetrana, uno dei più torbidi omicidi avvenuto negli ultimi anni nei confronti di una vittima minorenne, Sarah Scazzi, (nella foto in apertura). Il padre della ragazza, nel video sotto, chiede che finalmente sia sancita una verità definitiva sul delitto della figlia.

Il caso approda oggi – lunedì 20 febbraio – in Cassazione, davanti alla Prima sezione penale. L’udienza si è aperta in mattinata e è in corso la valutazione del ricorso dei 6 imputati di questo crimine avvenuto in provincia di Taranto il 26 agosto 2010, e circondato da omertà e false testimonianze,.

 

Sabrina e Cosima condannate all’ergastolo

Particolare attenzione sarà dedicata alla posizione di Sabrina Misseri e Cosima Serrano (nella foto qui sopra con Michele Messeri), madre e figlia, condannate all’ergastolo in primo e secondo grado con l’accusa di aver strangolato e ucciso l’adolescente Sarah Scazzi, minuta e graziosa ragazzina di quindici anni, cugina e nipote delle due donne.

Per loro scende in campo, al gran completo, lo studio del professor Franco Coppi, il penalista famoso per i tanti processi importanti affrontati, che da anni cerca di sostenere l’innocenza di Sabrina – 22 anni all’epoca del fatto – e di sottrarla al carcere a vita indicando nel padre Michele Misseri il reo confesso.

 

Le notizie del 29 agosto 2016: la sentenza della Corte d’Appello

Depositate le motivazioni della sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’Appello il 24 luglio 2015 per l’omicidio di Sarah Scazzi, 15 anni, uccisa il 26 agosto 2010. Si tratta della sentenza che ha confermato la condanna all’ergastolo per Cosima Serrano e Sabrina Misseri (nella foto di apertura con Sarah), zia e cugina della vittima, riconosciute colpevoli in due gradi di giudizio di sequestro di persona e omicidio volontario.

Per Sabrina erano stati chiesti i domiciliari

Il documento è composto da 1.277 pagine suddivise in 16 capitoli che era atteso da tempo e il cui mancato deposito aveva fatto profilare, per il prossimo ottobre, la scarcerazione di Sabrina Misseri alla quale erano stati rifiutati i domiciliari richiesti dai suoi difensori, il professor Franco Coppi e l’avvocato Nicola Marseglia.

Tempo 45 giorni per il ricorso

Il volume delle motivazioni, dunque, è importante, quasi quanto quello della sentenza di primo grado (1.600 pagine) e i legali degli imputati ora hanno 45 giorni di tempo per studiarli e presentare ricorso in Cassazione.

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Sarah Scazzi, l’avvocato di zia Cosima: “Sentenza incomprensibile” (video), le notizie del 28 luglio 2015

 

Sono state Cosima e Sabrina a uccidere Sarah Scazzi. Anche la Corte di Assise di appello di Taranto ha confermato la condanna all’ergastolo nei confronti di Cosima Serrano e sua figlia Sabrina Misseri per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana (Taranto) strangolata e gettata in un pozzo qasi cinque anni fa, il 26 agosto 2010.

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La sentenza è stata “sofferta”, visto che c’è stato bisogno di tre giorni di camera di consiglio. Qui il video della lettura della sentenza.

 

Confermati anche gli 8 anni a Misseri, l’ex “mostro”

La Corte d’assise d’appello di Taranto ha confermato la condanna a otto anni di reclusione per Michele Misseri, marito di Cosima Serrano e padre di Sabrina, per concorso in soppressione di cadavere. Durante l’inchiesta Michele Misseri si era in un primo momento autoaccusato del delitto e per quasi tutti i media era stato il “mostro” di Avetrana.

 

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Chiamato “assassino” ancora oggi

“Assassino”. Così alcuni cittadini hanno apostrofato Michele Misseri (nella foto qui sopra) urlando dai balconi di un edificio che si affaccia sul palazzo che ospita la Corte d’assise d’appello di Taranto.

Il contadino di Avetrana si é visto confermare la condanna a 8 anni di reclusione per la soppressione di cadavere della nipote al processo di secondo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi. L’agricoltore non ha fatto dichiarazioni e, scortato dalla Polizia, ha lasciato l’aula subito dopo la lettura della sentenza.

 

Le ultime parole di Sabrina

Un mese e mezzo fa, il 12 giugno, nella stessa aula Sabrina, riuscì solo a dire “Non l’ho uccisa, so io quanto sono addolorata” per poi scoppiare a piangere senza riprendere più la parola. Ora anche questa pagina della sua vita sembra chiusa a doppia mandata dietro la parola “ergastolo”.

 

Nelle foto: un fermo immagine della lettura dlla sentenza d’appello e nella seocnda foto – da sinistra – Cosima Serrano, Sarah Scazzi e Sabrina Misseri.

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