A Roma un sindaco se ne va, un cinema come il Ciak chiude: importa qualcosa?

Roma è una città dove succedono tante cose. Cose belle e brutte, così come vuole la vita. Succede che si dimetta un Sindaco, sicuramente imperfetto, ma se si è dimesso lui chissà quanti altri sindaci in Italia si dovrebbero dimettere per le stesse imperfezioni e quanti, prima di lui, a Roma avrebbero dovuto farlo.

Succede che in piena città, in una zona che è la Cassia dentro il raccordo, ci sia un parco bellissimo, dove i cinghiali arrivano fin sotto le case e i bambini li guardano dalle reti di recinzione dei giardini e i cani che non hanno rincorso mai nemmeno un gatto, facciano i gradassi contro di loro rischiando di finire triturati.

Succede che nello stesso quartiere ci sia stato un teatro che un tempo funzionava alla grande, lo Stabile del Giallo e che sia chiuso e fatiscente da vent’anni e la Compagnia , per sopravvivere, abbia dovuto migrare in una scuola di zona.
Sul muro del vecchio teatro ancora s’intravvedono i ritratti  dei grandi giallisti che un tempo facevano da scenografia d’ingresso, mentre sulla rampa d’accesso crescono le erbacce. Quello spazio non serviva, non è stato riutilizzato da nessuno, neppure per farci un Bingo, un supermercato, una casa d’appuntamenti in grande stile, neppure ci sono andati a dormire i senza tetto: niente.

Alla cultura, al divertimento, a un punto d’incontro culturale per cui ci si spostava anche da altre zone della città, è stato sostituito il nulla.
In questo quartiere, che è Tomba di Nerone,  sulla via Cassia appunto, era rimasto solo un cinema: il Ciak.
Dopo l’estate, quest’anno, non ha riaperto. Ancora non si sa perché ma, almeno a quel che racconta il giornale di zona, è chiuso. Dispiace sempre quando chiude un cinema, dispiace di più quando è l’unico rimasto in un quartiere molto vasto dove non c’è altro da fare che andare a dormire; dove i giovani, ma anche i meno giovani e i vecchi, non hanno posti per trovarsi, non sanno che fare.

La sera, o ti sbatti nell’unica birreria dove tutti i ragazzi del quartiere hanno sperimentato le loro prime sbronze, per poi andarsi a sfondare con maggior soddisfazione nelle decine di locali di Ponte Milvio, oppure niente.
Il cinema di quartiere permetteva ancora, senza spostarsi in centro, sogni, emozioni, realtà, lacrime, risate grasse o argute a seconda dei gusti, tutte nello stesso piccolo, grande spazio. Ciak e si gira! Si gira il mondo, si gira l’animo umano, si gira il futuro, il passato, la fantascienza.

Tutto questo non c’è più o almeno, devi aspettare che ti arrivi a casa, in tv, che è diverso. E allora ci si chiede, per citare lo scrittore russo (dal nome impronunciabile) Nikolaj Gavrilovič Černyševskij :  “Che fare?” . E, ulteriore domanda, ce lo si chiede o non ce ne frega niente?

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