LA PSICOLOGA – Mio figlio non vuole più andare a scuola, che faccio?

Gentile dottoressa,
la scuola è iniziata da poco e io sono già disperata. Mio figlio, che frequenta la prima classe di un istituto superiore, non ha per niente voglia di riprendere la scuola. Ogni giorno trova mille scuse per non andare, è svogliato e ammetto che già alcuni giorni gli ho permesso di stare a casa con la promessa che poi avrebbe frequentato senza storie, ma niente, continua a lamentarsi e a non volere andare.
Durante l’estate, dopo gli esami, si è riposato e non ha aperto libro, quindi ora come mi spiego questa sua reticenza a riprendere l’attività scolastica? E come posso fare per convincerlo ad andare?
Lucia, Napoli

Gentilissima Lucia,
lei riporta un problema che è comune a molte famiglie in questo periodo: la ripresa della scuola viene vissuta dai ragazzi come un evento negativo, che segna la fine di un periodo spensierato e li obbliga invece ad affrontare una serie di impegni che spesso a loro risultano gravosi.
Se chiedessimo ad un qualsiasi studente se ha voglia di riprendere la scuola, la maggior parte di coloro che danno una risposta sincera risponderebbe di no. Inoltre proviamo a ripensare a noi, come ci sentivamo alla fine delle vacanze? E come ci sentiamo tuttora da adulti?
Fatte queste premesse è necessario però riconoscere che la scuola rappresenta per i ragazzi l’impegno a cui loro sono chiamati ogni giorno e deve essere affrontato con responsabilità e, per quanto possibile, serenità.
Per quanto riguarda suo figlio, capisco che, avendo durante l’estate messo da parte tutte le attività scolastiche, trovi ora difficoltà a ristabilire quella routine che è fondamentale nell’applicazione allo studio.

CAPIRE COME SI COMPORTA A SCUOLA

Considerato che suo figlio frequenta il primo anno di una scuola superiore, le domando se la scelta è venuta da lui o se, in un qualche modo, è stato costretto a frequentarla. Ovviamente nei due casi l’entusiasmo e la curiosità nei riguardi delle lezioni risulteranno diversi.
Nel caso la scelta sia venuta da lui, perché ha scelto proprio quella scuola? Ritiene che sia una scuola “facile”? Se così fosse potrebbe rischiare di prendere poco seriamente il programma scolastico, alimentando certe fantasie secondo le quali in alcune scuole “non serve studiare”. Spieghi bene a suo figlio che non esistono scuole facili o difficili, dipende semplicemente dall’impegno individuale.
Le suggerisco di andare a colloquio con i professori, per capire come è l’atteggiamento di suo figlio in classe: partecipa alle lezioni oppure è svogliato? Inoltre approfondisca anche l’aspetto relativo ai rapporti con i nuovi compagni: si è inserito nel gruppo oppure si isola? Questi sono ambiti che vanno approfonditi, per comprendere se l’ambiente scolastico viene, per un qualche motivo, vissuto da lui come ostile.
Il contesto scolastico è spesso il luogo dove disagi emotivi, affettivi, psicologici trovano terreno
fertile. E’ questo, infatti, il luogo dove il ragazzo si confronta con attività cognitive sempre più complesse e con nuove figure di riferimento, spesso in un clima carico di competitività.
Non sono quindi solo gli aspetti di impegno richiesto a provocare disagi, ma anche gli aspetti relazionali:  nuovi gruppi di pari, nuovi insegnanti ecc…

EVITARE I COMPROMESSI
Eviti di scendere a compromessi con suo figlio. Tutte le volte che gli permette ad esempio di stare a casa, lo legittima a non affrontare la scuola con serietà e responsabilità e il ragazzo si convincerà che potrà stare a casa tutte le volte che lo desidera. In questo modo non lo aiuterà a crescere e ad imparare ad assumersi le responsabilità che via via incontrerà nel suo percorso di vita.
E’ importante per lui sentirsi capito e sicuramente possiamo comprendere la sua fatica. Dobbiamo fargli capire che è una sensazione comune, che il proprio dovere è un impegno già preso a cui non ci si sottrae solo per malavoglia.

 

INSTAURARE UN RAPPORTO DI CONFIDENZA

A questo punto è necessario creare le condizioni per una conversazione improntata alla confidenza, facendo in modo che emergano le cause del disagio e spronandolo a pensare egli stesso ad una soluzione (“Cosa intendi fare adesso?”).
Inoltre lo affianchi nell’organizzazione dei tempi dello studio in modo che possa ritagliarsi dei momenti liberi in cui incontrare gli amici, coltivare un hobby ecc. e stabilite insieme una routine da seguire durante il periodo scolastico (orario in cui andare a letto, ora del risveglio che permetta di fare colazione con calma e così via).

 

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

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