Juve, giallo in curva: lo strano suicidio del capo ultrà Bucci

Sta assumendo i contorni del giallo il suicidio del capo ultrà dei Drughi, sostenitori della Juventus. L’uomo, 40 anni, si chiamava Raffaello Bucci (detto Ciccio) ed era originario di San Severo. L’ha fatta finita sabato scorso, 9 luglio, lanciandosi da un viadotto alle porte di Fossano, in provincia di Cuneo, lungo l’autostrada Torino-Savona, lo stesso da cui nel 2000 si gettò Edoardo Agnelli, figlio dell’avvocato Gianni.

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Aveva lavorato per la società bianconera

Conosciutissimo nel mondo juventino, Bucci nella stagione 2015-2016 aveva lavorato come consulente esterno della società bianconera e aveva prestato servizio come supporter liaison officer mettendo in contatto tifoseria e club. Si era occupato anche della sicurezza della biglietteria.

Sentito per una storia di ‘ndrangheta

Ma c’è un altro risvolto che dà tinte fosche alla morte. Due giorni prima di morire, Bucci era stato sentito dalla procura a Torino come persona informata sui fatti nell’ambito della recente inchiesta sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nella curva bianconera e sul business del bagarinaggio. Lo aveva interrogato il pm Monica Abbatecola e il capo della mobile di Torino Marco Martino.

Mocciola irreperibile

Intanto si sono perse le tracce di un altro leader dei Drugo, Dino Geraldo Mocciola, 52 anni. Condannato a 20 anni per una rapina del 1989 in cui rimase ucciso un carabiniere, è ritenuto dalla procura e dal gip Stefano Vitelli un testimone importante sulle vicende in corso di indagine.

Diciotto persone arrestate

L’indagine riguarda le 18 persone arrestate nei giorni scorsi per associazione mafiosa. Tra quelli dei presunti boss e malavitosi compare anche il nome di Fabio Germani, storico capo ultrà bianconero e nelle carte dell’inchiesta emerge il nome del direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, che non è indagato.

Forse spinto al gesto estremo

Al momento non sono stati trovati biglietti o messaggi che spieghino il gesto di Bucci. Tra chi lo conosceva, inoltre, viene escluso il suicidio perché il quarantenne era in un periodo positivo determinato dall’incarico per la Juve. Incarico che gli era valso l’apprezzamento dei dirigenti. Solo la morte della madre qualche mese fa e la separazione dalla moglie l’avevano rattristato. Si pensa che qualcuno lo abbia avvicinato dopo l’interrogatorio e forse lo abbia spinto al gesto estremo.

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