Congedi parentali, che farsa: soldi solo per il 2015

Congedi retribuiti fino a 6 anni di età del bimbo, possibilità di trasformarli in part time, più tempo per le madri di bimbi nati prematuri. Il Job act sembra promettere una vera e propria rivoluzione per chi ha figli piccoli.
Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro, che contengono queste novità. I provvedimenti dovranno ottenere il sì del Parlamento, ma si tratta di un parere non vincolante, dunque tra qualche mese entreranno in vigore le nuove norme, non appena ci sarà la pubblicazione in Gazzetta, quindi a brevissimo.

 

Misure “sperimentali”
Peccato che tutte queste misure siano condizionate dalla volontà di chi sarà al governo, che dovrà rinnovarle di anno in anno.
Tutte le novità contenute nel provvedimento, si legge infatti nel testo, si applicano per ora “in via sperimentale per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell’anno medesimo”.

 

Un decreto all’anno
Perché le famiglie possano godere di questi benefici anche negli anni successivi serviranno altri decreti legislativi con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015).
Tutte queste belle promesse, per il momento, saranno quindi mantenute solo per io prossimi 5 mesi. Per il futuro bisognerà sperare che le casse dello Stato riescano a permettersene il finanziamento, e che i governi futuri si ricordino di legiferare in proposito. Una bella scommessa, insomma.

 

Il congedo diventa part time
Tra le novità più popolari c’è quella che cambia i connotati ai congedi parentali, alleggerendo i genitori. Il congedo parentale potrà essere trasformato in un part time al 50%.
Ciascun genitore potrà scegliere la fruizione del congedo su base oraria (anziché giornaliera), “in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente” all’inizio del congedo parentale. Una forma che farebbe comodo a quanti non riescono a conciliare fiugli e lavoro, e non riescono a ottenere dal proprio datore di lavoro un contratto part time.

 

Congedo parziale fino a 6 anni
Il congedo non retribuito, che oggi si può richiedere fino agli 8 anni di età del bimbo, potrà essere esteso fino ai 12.
L’altra novità, quella più interessante e onerosa, è l’allungamento fino ai 6 anni di vita del bimbo, del congedo parentale retribuito al 30%. Con le norme odierne è possibile per i papà e le mamme prendere un periodo di congedo retribuito al 30% solo fino ai 3 anni.
Tra gli impegni del governo – non contenuti per ora in norme – c’è quello di valutare l’estensione anche per i bambini che superano i sei anni, ma solo per le famiglie più povere. Sempre che ci siano le risorse.

 

Più tempo per stare con i figli nati prematuri

Il decreto contiene infine una buona notizia per le donne che partoriscono biambini pre termine. I giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto, qualora questo avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto anche qualora la somma dei due periodi superi il limite complessivo di cinque mesi. Questo va incontro soprattutto ai casi di parti molto prematuri.

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