Morta per la fecondazione, l’esperto: “Interventi sicuri, il rischio è l’anestesia”

Una reazione allergica. O un problema congenito al cuore, mai diagnosticato. Potrebbero essere queste, secondo gli esperti a cui oggi viene chiesto di cercare una spiegazione alla tragedia di Conversano, dove Arianna Acrivoulis, di 38 anni, è morta mentre si sottoponeva a un’operazione legata alla procedura di procreazione assistita (Pma).

 

Complicazioni rare e mai fatali
Assai poco probabile è che la donna sia morta per complicazioni legate all’agoaspirazione ovarica, l’intervento a cui si stata sottoponendo. Questa è l’opinione di Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità e responsabile scientifico del centro Tecnobios Procreazione di Bologna, che al Corriere della Sera dice: “I rischi legati al pick up ovarico (il nome scientifico della tecnica usata per Arianna, ndr.) sono nell’ordine di uno ogni mille prelievi. E mai mortali. L’unica mia ipotesi – continua -è quella di una reazione allergica all’anestesia. A meno che non avesse problemi congeniti, per esempio la cuore, mai diagnosticati”.

 

Le altre ipotesi
L’esperto mette in campo anche altre ipotesi: la lesione di un’arteria con conseguente emorragia, o un’embolia. L’incidente costato la vita ad Arianna, insomma, sarebbe legato a ragioni estranee al procedimento di Pma.

 

Un’operazione di routine
Il pick-up, si legge ancora nell’articolo, è una delle operazioni più delicate e complesse della procedura di Pma, ma non per il rischio che rappresenta per il paziente, bensì per gli ovuli: scopo dell’intervento è prelevarne il più possibile, per poi fecondarli artificialmente  e reimpiantarli nel corpo della donna.
Di questi interventi se ne effettuano in Italia 50.000 all’anno. E fino ad oggi non si ha notizia di incidenti simili a quello capitato a Conversano.

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