Unioni civili: 28 anni fa la prima proposta di legge

“É un giorno di festa”. Queste le prime parole di Matteo Renzi nel giorno in cui, 28 anni dopo la presentazione della prima proposta di legge, le Unioni civili per le coppie omosessuali (e non solo) sono diventate legge. E pur con tutti i distinguo, il malcontento di chi si aspettava di più, le critiche sul voto di fiducia posto al Senato prima e alla Camera poi, non c’è dubbio che l’evento sia storico. Almeno per il nostro Paese, dove ogni tentativo fatto in precedenza di regolarizzare le coppie di fatto (i Pacs  e i Dico di prodiana memoria) è fallito miseramente. E così Matteo Renzi (e il suo governo), dopo la riforma della Costituzione, porta a casa anche questa vittoria.

Il sigillo del governo
Perché non c’è dubbio che, nel bene e nel male, la legge nota come Ddl Cirinnà sia riuscita ad arrivare in porto solo quando l’esecutivo ha deciso di metterci il suo sigillo e Renzi la faccia. Arenatasi in Senato, nel febbraio scorso, tra l’ostilità degli alleati di Ncd e i “giochetti” parlamentari dei Cinque Stelle (che prima hanno assicurato il voto favorevole e poi hanno fatto dietrofront), l’iter della legge si è sbloccato solo quando il governo ha deciso di porre la fiducia sul testo e quindi di blindarlo.

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Niente adozione
Sull’altare dell’approvazione a tutti i costi, però, non tutto si è salvato. Ad essere sacrificata è stata innanzitutto la famigerata stepchild adoption, ossia la possibilità per un partner della coppia di adottare i figli naturali del compagno. Una “rinuncia” che ha determinato l’ostilità della comunità Lgbt e la sua contrarietà alla legge.

Solo stralciando l’articolo che la introduceva per le unioni omosessuali (per quelle tra etero è già prevista da una legge del 1983), però, la legge ha potuto contare sul voto favorevole degli alfaniani, oltre che dei senatori di Ala, quelli che fanno capo a Verdini e che anche al voto definitivo alla Camera non hanno fatto mancare il loro appoggio.

Addio fedeltà

A saltare dal testo approvato al Senato è stato anche l’obbligo di fedeltà tra i partner della coppia, previsto dal matrimonio ma non nel contratto che regola le Unioni civili.

 

Verso il referendum abrogativo
L’approvazione in via definitiva alla Camera non ha sopito le proteste di una larga parte dei partiti di centrodestra (Forza Italia e Lega in primis) e dei cattolici oltranzisti del Family day. I primi, per nulla domi, hanno annunciato battaglia dura e già oggi presenteranno le iniziative per l’indizione di un referendum abrogativo.

I secondi sono pronti a tornare in piazza per una manifestazione in difesa della famiglia tradizionale e il portavoce del movimento, Massimo Gandolfini, ha lanciato la sfida a Renzi: “Ce ne ricorderemo al referendum di ottobre”.

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I PUNTI DELLA LEGGE

 

Le Unioni civili dedicate esclusivamente alle coppie omosessuali sono definite nella legge Cirinnà “formazioni sociali specifiche” per non confonderle con il matrimonio. Tuttavia, come il matrimonio, l’unione civile si costituisce di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. L’atto viene registrato nell’archivio dello stato civile. Per la durata dell’unione i partner possono scegliere di assumere un cognome comune o di anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome.

 

Obblighi come nel matrimonio
Non c’è l’obbligo alla fedeltà reciproca, però dall’unione civile derivano gli stessi obblighi della vita famigliare riconosciuti dal matrimonio. Dunque i partner hanno l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare fissando la residenza comune.

 

Pensione, eredità e tfr
Con la nuova legge la pensione di reversibilità e il Tfr maturato spettano al partner dell’unione. Per la successione valgono le norme in vigore per i matrimoni: al partner superstite va la “legittima”, cioè il 50% dei beni, e il restante va agli eventuali figli.

 

Adozioni mai, ma sì ai pronunciamenti dei giudici
La legge esclude esplicitamente l’adozione sia dei bambini abbandonati, sia del figlio biologico del partner. Nel testo però è stata inserita una dicitura: “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”, che secondo taluni dovrebbe consentire ai singoli Tribunali, per via giurisprudenziale, di concedere la stepchild adoption ai singoli casi concreti come nei fatti sta già accadendo.

 

Scioglimento dell’unione
Per sciogliere l’unione basterà manifestare, anche disgiuntamente, la volontà di separarsi davanti all’ufficiale di stato civile. Il contratto si scioglie automaticamente se uno dei due partner cambia sesso.

 

Più diritti per i conviventi
La seconda parte della legge è dedicata alle convivenze di fatto, sia delle coppie etero che omosessuali. Anche in questo caso aumentano notevolmente i diritti dei partner rispetto a quanto è stato finora. I conviventi, infatti, potranno per esempio assistere i compagni in carcere e in ospedale e in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, ciascun convivente potrà designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni per le decisioni in materia di salute.

 

Diritto alla casa “a tempo”
In caso di morte di uno dei partner, l’altro potrà subentrare nel contratto di locazione. Se il deceduto è proprietario della casa, il convivente superstite ha diritto di continuare a vivere in quella abitazione tra i due e i cinque anni, a seconda della durata della convivenza. La convivenza di fatto è titolo, al pari del matrimonio, per essere inserito nelle graduatorie per le case popolari.

Alimenti
In caso di cessazione della convivenza, infine, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dal partner gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

 

 

 

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