“La straniera” di Claudia Durastanti: “La letteratura è una bugia dalla voce onesta”

“Per me la letteratura non è mai stata una catarsi. È nata come una bugia, come astrazione dalla realtà. È un processo ambiguo, ma la voce che emerge è onesta”. Claudia Durastanti (nella foto sotto) torna dal 14 febbraio in libreria con “La straniera” (La nave di Teseo, 288 pagine, 18 euro), la sua nuova avventura letteraria a cavallo tra memoir e romanzo.

I libri precedenti

Dopo l’esordio nel 2010 con “Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra” (Premio Mondello Giovani), seguito dalle conferme “A Chloe, per le ragioni sbagliate” (2013) e “Cleopatra va in prigione” (2016), la scrittrice affronta ora la storia della propria famiglia e ne fa splendida materia letteraria: trovando la giusta chiave per passare dal privato al collettivo, sempre misurata tra emozioni e distacco, Durastanti affronta i propri demoni pur provando ad allargare lo sguardo sul mondo e sul tema dell’identità.

Una geografia di luoghi e sentimenti

Nel libro “La straniera” l’autrice delinea una geografia di luoghi e sentimenti attraverso il contesto familiare ma in ogni pagina, prima più in ombra poi in modo più manifesto, appare se stessa, con le contraddizioni e i tormenti di chi è abituato da sempre a spostarsi, fisicamente ed emotivamente. Nata nel 1986 a Brooklyn da genitori sordi, Durastanti da piccola emigra da New York in un piccolo centro della Basilicata. L’America resterà parte della sua casa, e vi tornerà periodicamente, ma poi lascerà anche l’Italia per approdare a Londra, dove ora vive.

“Gioco di reticenze”

Nello spostamento tra questi luoghi e nel percorso verso l’età adulta, l’autrice mette a fuoco personaggi indimenticabili, in primis i genitori e il fratello, svelando molto di se stessa. Parlare di sé è un rischio per ogni scrittore, ma lei sceglie di correrlo: “Nei miei libri precedenti mi sono messa alla prova con la fiction, ma sapevo che avrei raccontato questa storia prima o poi. Ho solo aspettato che maturasse la forma. Mi sono chiesta come si racconta una vita”, dice Durastanti in un’intervista, “in ogni racconto su di sé è tutto un gioco di reticenze. Mi interessava capire quando l’io si discioglie nel noi”.

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