Copyright: la direttiva europea sul digitale si sblocca, trovato un compromesso

La riforma Ue del copyright si avvicina alla meta: nella nottata di venerdì 9 febbraio, gli ambasciatori dei 28 paesi Ue hanno trovato un compromesso che spiana la strada alla nuova direttiva sul mercato digitale. Il voto contrario dell’Italia, insieme a quello di Polonia, Olanda, Svezia, Finlandia, Lussemburgo, Malta e Slovacchia, non è bastato a fermare l’accordo, salutato con entusiasmo dal vicepresidente della Commissione Ue, Andrus Ansip. “Felice di vedere i paesi Ue trovare una voce comune sulla riforma del copyright”, ha commentato su Twitter.
Il negoziato bloccato da mesi
Da mesi il negoziato era bloccato sull’art. 11, che garantisce i diritti agli editori sugli articoli online ripresi su Facebook o Google, e sull’art. 13, che tutela il materiale audiovisivo coperto da copyright ma non autorizzato alla diffusione sulle piattaforme come Youtube.
La svolta è stata possibile dopo un avvicinamento delle posizioni tra Francia e Germania sul nodo delle piccole e medie imprese: dalle nuove regole saranno escluse le start-up con meno di 5 milioni di visitatori unici al mese.
Riprende la strada dell’approvazione finale
La strada verso l’approvazione definitiva di una delle più controverse riforme europee, può ora riprendere: forte dell’Ok degli ambasciatori dei 28 governi, la presidenza romena di turno dell’Ue puo’ negoziare la prossima settimana a Strasburgo e percorrere l’ultimo miglio della riforma con Parlamento e Commissione.
Il nodo della remunerazione
Resta ancora da sciogliere completamente il nodo relativo alla remunerazione di giornalisti, autori e editori, che potrebbe costringere le grandi piattaforme on line a pagare per mostrare frammenti o titoli di articoli pubblicati su altri siti. Il compromesso lascia ampi margini discrezionali agli Stati membri, che potranno prevedere eccezioni. La formula non soddisfa del tutto le associazioni degli editori europei che temono incertezza legale e scarsa protezione.

 

 

Le notizie del 6 febbraio

La controversa riforma del diritto d’autore sul mercato unico digitale dell’Unione europea è ormai morta? Oppure una legislazione che alcuni ritengono di vitale importanza in tempi di Internet selvaggio e fake news sta subendo solo un impasse temporaneo che verrà risolto prima che si tengano nuove elezioni del Parlamento europeo a maggio?

La risposta a queste due domande si saprà tra pochi giorni: restano meno di due settimane per sbloccare i negoziati che si sono arenati per una frattura tra Francia e Germania sull’applicazione delle nuove norme anche alle piccole imprese digitali.

Posta in gioco molto alta

La posta in gioco è altissima ed ha scatenato un dibattito acceso tra chi ritiene che il diritto d’autore vada sempre tutelato, e il prodotto culturale remunerato anche nella nuova era di Internet, e chi teme per la libertà della Rete e mette in guardia contro nuove forme di censura. Mentre le petizioni che si oppongono alla misura hanno raggiunto in questi giorni oltre quattro milioni di firme, pionieri di Internet come Tim Berners-Lee e il co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales evocano il rischio trasformare la Rete da una piattaforma aperta a uno “strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzati dei suoi utenti”.

Lobby in azione

Ma anche dall’altra parte le lobby sono in azione con un moltiplicarsi di appelli di artisti, scrittori e giornalisti. L’ Enpa, l’associazione degli editori europei, lancia accorati appelli a Berlino e Parigi perchè trovino un terreno comune che consenta di dare luce verde alla riforma, senza la quale il settore potrebbe essere presto sopraffatto.

A rischio – mette in guardia il presidente Carlo Perrone – “è la sostenibilita’ di una stampa libera e indipendente che è al cuore delle nostre democrazie”. 
  La riforma, approvata nel settembre scorso dall’Europarlamento, intende fare pagare anche ai giganti americani del web, da Google a Facebook a You Tube, il diritto d’autore sui contenuti culturali propagati in rete, remunerando e tutelando chi quei contenuti li ha prodotti.

Negoziati in corso da mesi

I negoziati in corso da mesi tra il Parlamento,la Commissione e il Consiglio Ue (dove sono rappresentati i governi dei 28 Stati membri) non hanno ancora consentito un linguaggio comune sugli art.11 e 13 della nuova direttiva che garantiscono rispettivamente i diritti agli editori per gli articoli diffusi su Facebook o Google (attraverso una linktax) e assicurano che il materiale audiovisivo coperto da copyright, ma senza autorizzazione, non sia accessibile sulle grandi piattaforme, come Youtube, attraverso un sistema di filtri (uploaded filter). E’ su quest’ultimo punto che si è creata la frattura tra Francia e Germania: la prima chiede che le piccole imprese rientrino in questa misura, mentre la Germania – come pure il Parlamento e l’Esecutivo Ue – ritiene che ne debbano essere escluse.

 

Corsa contro il tempo nell’Ue

La Romania, che detiene la presidenza di turno della Ue, ha ingaggiato una corsa contro il tempo per superare le divergenze. L’Italia è pronta ad aderire ad un compromesso se gli art.11 e 13 verranno modificati. I tempi sono strettissimi: l’accordo sul pacchetto copyright deve essere raggiunto in tempo utile perché passi all’esame della commissione affari giuridici dell’Europarlamento per il 18-19 febbraio, e quindi possa  approdare in assemblea  plenaria in marzo o aprile, quando si terrà l’ultima sessione della legislatura. L’alternativa è che la riforma diventi lettera morta con il nuovo Parlamento europeo.

Secondo molti osservatori è quello a cui puntano i big di internet che vedono le nuove regole come fumo negli occhi.

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