Pane al carbone vegetale: cosa è ammissibile e cosa no per il ministero

Il pane nero prodotto con carbone vegetale continua a essere uno degli argomenti più dibattuti in rete. È l’alimento dei misteri che ha portato anche a un’indagine con 12 denunciati a inizio del mese in Puglia a causa dell’utilizzo di un colorante, l’E153. E proprio per questo anche da Roma si sono mossi.

La nota del ministro della Salute

Il ministero della Salute, infatti, è intervenuto perché il dibattito tra sostenitori della genuinità del prodotto e detrattori è andato crescendo negli ultimi mesi. Lo ha fatto lo scorso 22 dicembre quando è stata diffusa un’informativa destinata agli assessorati alla sanità delle Regioni e Province autonome.

Cosa è ammissibile e cosa no

Dunque, per il ministero, “è ammissibile la produzione di un ‘prodotto della panetteria fine’ che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea”. Invece “non è ammissibile denominare come ‘pane’ il prodotto né fare riferimento al ‘pane’ nella etichettatura, presentazione e pubblicità dello stesso”.

No a riferimenti benefici sulla salute

Il divieto vale “tanto nel caso in cui trattasi di prodotto preconfezionato quanto nel caso di prodotti sfusi”. Inoltre “non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante”.

Dal biologico cinese alla farina con microtossine

Infine altri argomenti alimentari hanno fatto parlare gli utenti della rete. Il principale, dopo il pane nero, è stato il “biologico cinese” verso il quale è stata dimostrata una certa percentuale di diffidenza a causa della differenza di prescrizioni tra regolamenti comunitari e i cibi provenienti da aree extraeuropee. Lo stesso dicasi per il ritiro dal mercato della farina di mais Bramati a marchio Conad, ritiro avvenuto lo scorso 30 dicembre a causa di una micotossina in quantità lievemente superiore ai parametri stabiliti per legge.

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