Malattie reumatiche: “Colpiscono a ogni età, ecco come si manifestano”

Sulle malattie reumatiche c’è molta confusione: c’è chi le ritiene un tipo di patologia che riguarda esclusivamente chi è avanti con gli anni o chi pensa che “artrite” e “artrosi” siano sinonimi. Abbiamo cercato di fare chiarezza con l’aiuto di Corrado Campochiaro (nella foto sotto), immuno-reumatologo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Perché tanta confusione a proposito di reumatismi?

Probabilmente questo è dovuto al fatto che l’espressione “malattie reumatiche” comprende tante patologie diverse (se ne conoscono più di 100), il cui denominatore comune è l’infiammazione delle articolazioni e di altri elementi anatomici (ossa, muscoli, talvolta organi interni). Queste patologie non sono appannaggio della popolazione anziana, ma possono colpire a quasiasi età, anche i bambini. La più diffusa è l’artrite reumatoide. Talvolta la malattia infiammatoria articolare è associata da un’altra patologia, come la psotriasi o malattie infiammatorie intestinali. L’età è invece uno dei fattori di rischio principali dell’artrosi, una patologia che non è legata ad un processo infiammatorio, ma è dovuta alla degenerazione dell’articolazione e che si manifesta generalmente a carico della cartilagine.

Qual è la causa di queste patologie?

La patogenesi delle malattie reumatiche non è ancora del tutto chiara. Sicuramente c’è una predisposizione su base genetica che, associata ad altri fattori scatenanti (per esempio, il fumo di sigaretta), portano all’insorgenza della patologia.

Come si distingue il dolore dell’artrite da quello dell’artrosi? E perché è importante distinguere le due patologie?

Il dolore dell’artrite tende a migliorare con il movimento e l’utilizzo dell’articolazione. Quello dell’artrosi, al contrario, compare e si accentua con il carico articolare e la postura eretta, mentre tende a migliorare durante il riposo notturno. La distinzione tra le due patologie è fondamentale in quanto le terapie per l’una e per l’altra sono differenti.

Ma l’artrite può sfociare in artrosi e viceversa?

Quando le alterazioni artritiche sono state trascurate e sono andate avanti per molto tempo possono effettivamente portare all’instaurarsi di un’artrosi, che in questo caso viene chiamata “artrosi secondaria”. Non avviene, invece, il contrario, e cioè che un’artrosi si trasformi col tempo in artrite.

Come si fa la diagnosi?

Le malattie reumatiche vengono diagnosticate con una visita medica dell’immuno-reumatologo, che può ritenere opportuno prescrivere uno o più esami (esame del sangue, esame delle urine, radiografie, tac, risonanza magnetica). Per quanto riguarda in particolare l’artrosi, è bene ricordare che non c’è una relazione diretta tra alterazioni radiografiche e dolore, nel senso che una persona può avvertire un dolore importante e avere un esame radiografico nella norma, o un dolore lieve mentre dalle radiografie risultano significative alterazioni.

Quali sono le terapie?

Per le forme artritiche ci sono terapie farmacologiche, che oggi possono contare su una svariata tipologia di farmaci. Da una quindicina d’anni, grazie ai cosiddetti farmaci biologici, è possibile ottenere ottimi risultati anche nelle forme più severe, che non rispondono ad altri trattamenti. Per quanto riguarda le forme artrosiche, non esiste un farmaco in grado di bloccarle. Si cerca di ridurre il danno articolare con vari trattamenti fisici e riabilitativi. Anche le infiltrazioni articolari con acido ialuronico o con cortisone possono risultare utili. Nei casi più gravi, in cui tali terapie non sono sufficienti, si deve invece ricorre alla terapia chirurgico-ortopedica, con l’impianto di protesi. La raccomandazione, in generale, è di andare dallo specialista tempestivamente, per iniziare il più precocemente possibile il trattamento più adeguato.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto