I segreti di Michele Sindona in 8.944 fascicoli: ora il suo archivio è accessibile

È composto 8.944 fascicoli, 200 metri lineari. Si tratta dell’archivio di Michele Sindona, il banchiere siciliano considerato a lungo il “salvatore della lira” e poi, dal 1974, sprofondato in uno dei crac bancari più gravi della storia d’Italia che ha portato anche all’omicidio, nel 1979, del commissario liquidatore, l’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli.

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I documenti, recuperati, riordinati e resi consultabili, comprendono 6.300 fascicoli sulla Banca Privata Italiana e i rimanenti riguardano le relazioni del liquidatore e di coloro vennero dopo la sua uccisione. L’archivio è conservato dalla Camera di commercio di Milano per conto dell’Archivio di Stato di Milano dopo un lavoro durato anni e curato dalla stessa Camera di commercio insieme al Centro per la cultura d’impresa. Per il prossimo anno verrà bandita una borsa di studio.

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“Questo archivio, grazie al suo riordino, rappresenta una nuova fonte di informazioni utili per la ricostruzione di una particolare vicenda storica del nostro Paese”, ha detto Alberto Meomartini (nella foto sopra), vice presidente della Camera di commercio di Milano. Dunque ora adesso la storia di Banca Unione, Banca Privata Finanziaria e Banca Privata Italiana è ricostruibile attraverso atti societari (verbali di Cda e assemblee dei soci), operazioni bancarie (fidi e fonti di autofinanziamento per le società di Sindona) e contabilità su cui l’attenzione della Banca d’Italia nei primi anni Settanta.

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