Bari: muore a 38 anni per la procreazione assistita, 2 medici indagati

Una donna di 38 anni, Arianna Acrivoulis (nella foto grande), è morta all’ospedale Florenzo Jaja di Conversano, in provincia di Bari, durante l’intervento di ago aspirazione ovarica. L’operazione faceva parte del trattamento di fecondazione artificiale a cui la paziente si stava sottoponendo. È il primo caso di questo tipo che si verifica in Italia.

Due medici sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Bari per cooperazione in omicidio colposo. Nelle prossime ore il pm inquirente del Tribunale di Bari, Luciana Silvestris, affiderà l’incarico per l’autopsia.

Il manager della Asl, Vito Montanaro, ha costituito una commissione di indagine composta dal medico legale dell’azienda, dal direttore del Dipartimento di cardiologia e da un anestesista esterno esperto di pratiche di Pma che in passato ha operato presso il De Bellis di Castellana Grotte. La lorenzin ha deciso di inviare una task force che riferirà al ministero.

 

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Morta sotto i ferri

In sala operatoia Arianna ha improvvisamente perso conoscenza ed è stato inutile qualsiasi tentativo di rianimarla. Un evento che i medici non sono ancora riusciti a spiegarsi. Il centro per la procreazione medico assistita di Conversano è noto in ambito nazionale. La foto qui sopra è dalla sua pagina Facebook.

 

La denuncia e le indagini

Subito dopo il decesso il padre ottantatreenne della donna ha denunciato l’accaduto ai carabinieri, che hanno sequestrato la cartella clinica.

 

La sorella: “Il marito aspettava fuori”

“Siamo sconvolti, non doveva andare cosi'”: Alessandra, sorella di Arianna Acrivoulis, accetta di parlare con un giornalista dell’Agenzia Ansa.

“Il marito di mia sorella – racconta – era fuori dalla sala e aspettava, poi gli hanno detto quello che era accaduto”.

 

La storia contrastata del Centro

La Gazzetta del Mezzogiorno racconta, con ricchezza di particolari, la storia contrastata di questo centro per la Pma (Procreazione medicalmente assistita).

È stato trasferito a Conversano da circa 3 anni. In precedenza era operativo a Carbonara: si trattava di un centro di primo e secondo livello che inizialmente fu chiuso per essere sottoposto a lavori di ristrutturazioni unitamente al reparto di Ostetricia.

Nonostante un progetto specifico (pagato circa 60.000 euro dalla Asl) i lavori non iniziarono mai: poi si decise di affidare il centro Fivet ai privati (con un project financing di 9 milioni di euro) ma alla fine l’Asl decise di riappropriarsene e lo finanziò con risorse regionali.

 

Il direttore è professore associato a Tirana

Il centro di fecondazione in vitro è diretto dal professor Giuseppe D’Amato, professore associato all’Università di Tirana, offre prestazioni in Day Service e si espande su 2.400 metri quadrati attrezzati (3 laboratori, 1 criobanca, 1 sala operatoria che saranno presto raddoppiati).

“È possibile – scrive il quotidiano del Sud – applicare le varie tecnologie, congelare e conservare embrioni, spermatozoi e corticali ovariche. Metodiche capaci di ridurre il ricorso alla contestata eterologa e di aiutare ogni coppia in difficoltà.

1.300 coppie in lista d’attesa

“Ne abbiamo 1.300 in lista d’attesa – precisava D’Amato in una recente manifestazione – mentre i risultati raggiunti nello scorso anno sono competitivi con quelli internazionali: 30% di successo; 27,2% di intrauterina (media italiana sotto 10%). Da rilevare anche la possibilità di prelevare e conservare corticali ovariche di giovanissime colpite da cancro (1.400 nuovi casi/anno)”.

 

La task force della Lorenzin

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha inviato all’ospedale “Florenzo Jaja” di Conversano una task force di esperti per fare luce sulla morte di Arianna Acrivoulis.

Una prima relazione sull’accaduto dovrà pervenire al ministro entro le prossime 48 ore.

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