Facebook e donne: quando il corpo da oggetto diventa ossessione

I social network, a partire da Facebook, sono diventati uno dei principali strumenti che trasformano in un oggetto il corpo femminile. E la colpa non è solo degli uomini, almeno non tutta, dato che le donne, il 40% della popolazione della piattaforma di Mark Zuckerberg, sono il primo motore del fenomeno. Come? Passando una quota importante del loro tempo in rete a mettere a confronto la propria immagine attuale con quella del passato e con le fotografie delle altre donne.

Le conseguenze: vergogna, ansia e disturbi psicologici

Lo sostiene un recente studio pubblicato dalla rivista Psychology of Women Quarterly. Studio che ha riguardato 150 ragazze, studentesse e dipendenti universitarie, e da questo è emerso innanzitutto un dato: l’auto-oggettificazione si concretizza soprattutto con la lettura di riviste (che tuttavia assorbe sempre meno tempo) e con l’utilizzo di Facebook (in continua crescita). E si concretizza al punto che può diventare un problema psicologico e fisico rilevante sfociando nell’ossessione per il proprio aspetto esteriore e portando con sé senso di vergogna e a stati d’ansia che a propria volta hanno conseguenze. Tra queste depressione, disfunzioni sessuali e disturbi alimentari come anoressia e bulimia.

Il paragone lo si fa con donne reali, spesso amiche

In media, secondo la ricerca, le giovani donne trascorrono su Facebook due ore al giorno generando il 40% del traffico quotidiano. Una delle attività più gettonate è quella di passare in rassegna fotografie altrui da mettere a confronto con le proprie. Di qui l’auto-oggettificazione, che ha caratteristiche di maggior spontaneità rispetto a quella generata da riviste di moda e pubblicità. E la ragione è semplice: il metro di paragone, infatti, non sono modelle efebiche e lontanissime, dunque irraggiungibili, ma donne – spesso coetanee e amiche conosciute nella vita reale – normali, con le quali si può interagire ogni giorno.

Il rimedio? “Uso più consapevole delle immagini”

Nella presentazione dell’indagine scientifica, viene scritto che si tratta di “uno dei primi studi che dimostra come valutare e mettere a paragone il proprio aspetto con quello degli altri possa spiegare, almeno in parte, il rapporto tra l’utilizzo dei media e l’auto-oggettificazione. Le ragazze giovani ammettono di trascorrere lunghi periodi di tempo su Facebook e questa ricerca mette in luce alcuni dei potenziali effetti negativi che Facebook può avere sulla percezione che hanno le donne del proprio corpo”. Rimedi? Difficile ipotizzarli, dato che l’unico davvero efficace deve passare dalle donne stesse, che dovrebbero limitare la pubblicazione di continue immagini di sé ed essere più consapevoli, oltre che disincantate, di fronte a quelle altrui.

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