Testimonianza dalla quarantena: i consigli per non sentirsi reclusi

L’emergenza del Coronavirus, che lo vogliamo o no, ha letteralmente cambiato il nostro modo di vivere la quotidianità. Oltre all’ansia e alla costante paura di venir contagiati da un nemico invisibile, spesso aleggia un grande senso di sconforto nel dover vivere rinchiusi fra le pareti domestiche. Abbiamo raccolto la testimonianza di una nostra lettrice che ci ha raccontato come lei stessa sta affrontando questo particolare isolamento. Desideriamo pubblicarla perché possa essere un esempio di normalità.

“Dallo scorso 2 marzo ho arbitrariamente deciso di interrompere i rapporti interpersonali diretti. Cosa mi ha spinto a prendere una decisione così drastica pur vivendo in una città che, in quel momento, non era stata inglobata nella cosiddetta ‘zona rossa’? Sicuramente vi ha contribuito il mio datore di lavoro consigliando fortemente, a chi poteva farlo, di lavorare in smart working. Per mia fortuna, già da circa un anno utilizzo settimanalmente questa modalità: pertanto il fatto di incrementarla non mi ha affatto sconvolto. E poi, se mi è stata data l’opportunità di evitare il contagio durante le ore di lavoro, perché sprecare o, peggio, annullare questo privilegio durante il mio tempo libero? In questo momento è il senso civico individuale che deve prevalere! Se penso a chi invece, per lavorare, deve obbligatoriamente prendere mezzi pubblici e stare in contatto con altre persone, mi reputo decisamente fortunata. E, mai come in questo tempo, alla fortuna non possiamo permetterci di dare un calcio. Ma sappiamo tutti che purtroppo non basta questo per combattere un nemico invisibile.

No panico, sì consapevolezza e… organizzazione

Appena mi sono resa conto di avere, davanti a me, una fila apparentemente interminabile di giorni da passare dentro le mura della mia casa ho allontanato da me la tentazione di farmi prendere dal panico. Ho preso in mano un calendario e con la matita ho fatto una croce sul primo e sull’ultimo giorno della settimana che si apprestava a cominciare. Ho poi pensato alla moltitudine di cose che, ciclicamente, mi prefiggo di fare; e che puntualmente non inizio nemmeno, presa dalla stanchezza fisica dopo il rientro a casa da otto ore di lavoro. Ho così iniziato a distribuirle nell’arco dei sette giorni che mi stavano aspettando; godendo, tra l’altro, di un risparmio temporale quotidiano di circa un’ora, corrispondente al tempo di viaggio per recarmi e tornare dal lavoro.

Mai rinunciare all’attività fisica

Nella pausa pranzo del primo giorno della settimana, lunedì, ho acceso la lavatrice; attività che solitamente riservo alle ore serali. Così alle 17, tolto il ‘cappello della lavoratrice’, ho steso i panni ad asciugare. Il lunedì è, insieme al giovedì, la giornata del mio corso di aquagym. Piscine e palestre chiuse? No problem: bastano un tappetino, da appoggiare su un pavimento ben pulito, tuta e scarpe da ginnastica e un computer o, in assenza, uno smartphone. Fare attività ginnica da soli non è stimolante, né sicuramente aggregante ma, in questo periodo, la scala delle priorità non è più quella di prima; e ciò che conta è mantenere il corpo in movimento.

L’opportunità di distribuire le faccende domestiche

Il secondo giorno, martedì, al termine dell’attività lavorativa, mi sono data allo stiro: del resto con il lavaggio fatto il giorno prima non avrebbe potuto essere altrimenti. Ho acceso la radio: non per sentire le ultime novità sul Coronavirus ma per ascoltare e canticchiare qualche canzone, concedendomi almeno un’ora e mezza di spensieratezza stirando. Nel momento in cui ho spento il ferro per cucinare mi sono accorta di aver stirato una quantità ben maggiore di quella che riesco a smaltire al ritorno dall’ufficio. Sarà forse la stanchezza fisica del quotidiano viaggio in bus? Ma soprattutto ho constatato che, avendo stirato durante la settimana, avrei avuto il sabato mattina – che solitamente adibisco ai lavori di casa – completamente libero!

Non occorre rinunciare a un incontro con gli amici

Per il mercoledì avevo fissato da qualche settimana un incontro con un’amica che non vedevo da tempo e che sarebbe venuta a prendermi all’uscita dall’ufficio: due caffè in un bar del centro; delle chiacchiere spensierate e il ritorno insieme a piedi verso casa, per non perdere nemmeno l’ultima delle nostre novità. Proporle di spostare la data del nostro incontro sarebbe stato come fare un salto nel buio, data l’incertezza che stiamo vivendo in termini di libertà di azione. Così ci siamo incontrate… su Skype! Abbiamo chiacchierato a lungo e abbiamo brindato insieme alzando la tazza della tisana che entrambe ci siamo preparate, ognuna a casa propria.

Il ritrovato piacere di stare con i figli

Mentre il giovedì pomeriggio ho replicato la mia lezione di ginnastica facendo seguire una doccia ristoratrice, il venerdì non smette di essere per me – nemmeno in questa ‘reclusione’ – il giorno prima del tanto sospirato fine settimana. Perciò, a fine attività lavorativa, non mi sono fatta mancare un momento di relax invitando i miei figli a uscire dalla loro camera per gustare con me tè e biscotti. Non saprò mai se hanno accolto la mia richiesta per farmi contenta o per sperimentare una sensazione nuova; fatto sta che il ritrovato piacere di stare insieme a loro è stato tale che sono riuscita a convincere uno di loro a fermarsi con me per una partita a briscola; esattamente come facevamo nelle lunghe e piovose giornate invernali di qualche anno fa; ai tempi in cui il divertimento dei bambini dipendeva esclusivamente dall’estro e dalla fantasia dei genitori. E così, terminata la partita, è arrivata l’ora di cucinare.

Nel fine settimana esperimenti culinari e chiacchiere

Se fino a qualche giorno fa, il sabato mattina lo passavo a stirare e a pulire casa, occupando invece il pomeriggio in lunghe passeggiate in compagnia dei nostri amici, quel primo giorno del fine settimana mi sono lanciata su esperimenti in cucina. Ho ripensato alle ricette dei piatti che, solitamente, sono troppo lunghe per essere preparate. Una torta per la colazione; le tagliatelle per il pranzo della domenica, per esempio. L’ultimo giorno della settimana, infine, alla televisione abbiamo preferito quattro chiacchiere con coppie di amici che abitano in un’altra città.

L’importanza di scadenziare gli impegni settimanali

Sicuramente il fatto di essere impegnata per otto ore al giorno in un’attività lavorativa sta rendendo questa mia “quarantena” meno pesante e soprattutto meno noiosa di quella che sarebbe se avessi una giornata intera da riempire. Ma è anche vero che in casa ci sono sempre tantissime attività da fare: archiviare i documenti che, giorno dopo giorno, si accumulano uno sull’altro; concedersi un momento nostalgico ripescando vecchie fotografie; approfittare del lungo tempo a disposizione per leggere finalmente un libro dall’inizio alla fine; guardare il film che si sarebbe sempre voluto vedere. Credo che sia fondamentale programmare ognuna di queste attività nell’arco dei giorni in cui si è costretti a casa. Almeno per me lo è: mi aiuta a restare padrona del mio tempo. Ma, soprattutto, tiene lontano da me lo spettro dell’incertezza del futuro e lo sgomento che stiamo provando in questi giorni di emergenza mondiale”.

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