Cyberspionaggio, i fratelli hacker respingono le accuse: “Solo lavoro”

Interrogatori di garanzia dell’ingegnere Giulio Occhionero, 45 anni, e della sorella Francesca Maria, 49 (nella foto di apertura), nella mattinata di oggi, mercoledì 11 gennaio. Qui hanno negato gli addebito dicendo che si trattava solo di attività professionali.

Intanto è stato rimosso il capo della polizia postale alla luce dell’inchiesta sul cyberspionaggio. Il capo della polizia Franco Gabrielli ha disposto che l’attuale direttore, Roberto Di Legami (nella foto sotto), sia assegnato a un nuovo incarico per aver sottovalutato, tra l’altro, la portata dell’indagine sullo spionaggio dei politici senza informare i vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza.

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Renzi, Monti e Draghi tra gli spiati

Spiati politici e figure istituzionali come l’ex premier Renzi, pubbliche amministrazioni, studi professionali e imprenditori di livello nazionale. Nel mirino anche l’ex premier Mario Monti, l’ex governatore della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, l’ex comandante generale della guardia di Finanza, Saverio Capolupo. E ancora Piero Fassino, Paolo Bonaiuti, Mario Canzio, Vincenzo Fortunato, Fabrizio Cicchitto e Ignazio La Russa.

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Una lista di 18.327 nomi

Ma in mano ai due fratelli (lui fa parte della massoneria e alcuni massoni era sotto controllo) c’era un database che conteneva un elenco di 18.327 nomi utenti di cui 1.793 corredate da password e catalogate in 122 categorie denominate “Nick” che indicano la tipologia di target (politica, affari, eccetera) oppure le iniziali di nomi e cognomi. Tra i siti sotto attacco quello della Banca d’Italia, della Camera e del Senato. E risultano “compromessi” pure due computer in uso ai collaboratori del cardinale Gianfranco Ravasi, dal 2007 presidente del Pontificio consiglio della cultura, della Pontifica commissione di archeologia sacra e del consiglio di coordinamento tra accademie pontificie.

Indagine partita a marzo 2016

L’organizzazione aveva immagazzinato le informazioni trafugate in alcuni server sequestrati in Usa. L’indagine è partita nel marzo 2016 dalla segnalazione al Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) da parte di un dirigente dell’Enav destinatario di una mail inviata da un studio legale con cui l’ente dell’aviazione non aveva mai avuto a fare fare. Dopo l’analisi tecnica, è risultato che conteneva il virus Eyepyramid.

Il gip: “Non è un’isolata iniziativa dei fratelli”

Ai fratelli Occhionero vengono contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche. Gli indizi raccolti in altre inchieste, come quella sulla P4, lasciano intendere che la vicenda “non sia un’isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza”, ha scritto il gip.

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