Le fobie, parla l’esperta: “Un disturbo diffuso, ma si può affrontare”

C’è chi sviluppa un timore esagerato per gli insetti, chi per lo sporco, chi per gli agenti atmosferici. Ma anche per le parole lunghe, per le persone calve o per chi ha la barba. E c’è chi ha paura letteralmente di tutto (panfobia). Il mondo delle fobie è davvero complesso e variegato. Ma che differenza c’è tra la semplice “paura” e la “fobia”?

La fobia scatta quando la reazione è sproporzionata

“La paura è la condizione emotiva che si prova di fronte ad un pericolo reale, modulata a seconda dell’intensità e della persistenza di tale pericolo. Ha una serie di manifestazioni caratteristiche anche a livello fisico: tremore, aumento della sudorazione e del battito cardiaco, alterazione del respiro”, spiega Laura Bellodi (nella foto sopra), primario del Centro disturbi d’ansia dell’Irccs Ospedale San Raffaele Turro di Milano. “La fobia è una condizione simile alla paura, ma decisamente esagerata: l’elemento che ne è causa non è oggettivamente pericoloso, o comunque la reazione emotiva appare sproporzionata rispetto ad esso”.

L’ansia sociale: una fobia molto invalidante

Oltre alle fobie cosiddette “semplici”, cioè innescate da un oggetto specifico, ce ne sono altre più articolate e complesse: “Una, piuttosto diffusa, è la fobia sociale”, afferma l’esperta. “Si tratta del timore di essere al centro dell’attenzione in situazioni pubbliche, dal classico esame alla riunione di lavoro. Come si può immaginare, è una fobia molto condizionante, che può avere conseguenze molto importanti sia sul piano relazionale e sia su quello professionale”.

Dalla paura all’attacco di panico il passo è breve

La reazione tipica innescata dalla fobia è quella dell’evitamento: “La persona fobica cerca intenzionalmente di stare lontano dall’oggetto della sua fobia”, osserva la specialista. “Nel momento in cui, per casualità o per necessità, ci si deve confrontare, ha delle reazioni fisiche di ansia acuta che possono essere definite attacchi di panico situazionali”.

Un fenomeno che in passato rimaneva “sommerso”

Oggi le paure fobiche costituiscono una fetta importante tra i disturbi d’ansia che portano le persone a consultare uno specialista. Come mai? Sono in aumento? “Diciamo che il fenomeno in passato restava spesso misconosciuto o sommerso”, risponde Laura Bellodi. “Oggi, per fortuna, c’è una migliore informazione su questo argomento. E le persone che decidono di risolvere il loro problema sono di più”.

Come capire che si ha bisogno di aiuto

Ma qual è il campanello d’allarme che deve far scattare la consapevolezza della necessità di chiedere aiuto? “Sicuramente, quando il comportamento fobico è tale da modificare il comportamento quotidiano della persona in modo rilevante, limitandone la libertà e peggiorandone la qualità di vita”, dice l’esperta.

L’approccio psicologico comportamentale è la strada giusta

Il percorso terapeutico classico è costituito dalla psicoterapia comportamentale. Come funziona? “L’esposizione graduale e sistematica (prima immaginativa, poi reale) all’oggetto fobico fa scemare a poco a poco, fino a farle scomparire, le reazioni emotive scatenate dalla sua presenza”, spiega la professoressa Bellodi. “Se il comportamento fobico è particolarmente accentuato, e magari è presente anche una componente ossessivo compulsiva, cioè comportamenti ripetitivi generati dallo stimolo fobico, può essere valutato anche il ricorso a psicofarmaci.
La terapia è breve, proprio perché finalizzata ad obiettivi specifici: con sedute a cadenza settimanale si possono ottenere buoni risultati nell’arco di 3-6 mesi”.

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