“Io sono Maria Callas”: storia a fumetti di un’icona e della sua solitudine

La storia di un’icona, la tragedia di una donna, il mistero di un’identità: questo è “Io sono Maria Callas” (Feltrinelli Comics, 176 pagine, 22 euro), graphic novel di Vanna Vinci (nella foto sotto). Dopo Frida Kahlo, Vinci si concentra su un’altra icona femminile: “Non sapevo molto di lei, ma mi colpì un’intervista a Carlo Maria Giulini”, racconta l’autrice. “Diceva di conoscere Maria Callas come cantante, ma si chiedeva se lei stessa sapesse chi era nella solitudine di casa sua”.

L’inizio della ricerca

Da qui è partita una ricerca non tanto nel canto sovrumano, quanto nella vita del personaggio, per sondarne il carattere e il ruolo di donna: “Parliamo senz’altro di moltissimi anni fa, ma la sua storia resta esemplare: ci troviamo di fronte a una persona con volontà e talento incredibili ma priva di struttura interna, che ha sempre dubitato di se stessa, che si è appoggiata a una madre terrificante, a un marito che era padre-impresario-segretario e quest’uomo terribile che è stato Onassis”.

Il racconto di una fragilità

Le fragilità di Callas sono sempre al centro del racconto, a partire dall’insicurezza per il suo aspetto fisico che la portò a sottoporsi a interventi rischiosi per dimagrire. Le fasi, i traumi ma anche le vittorie sono narrate con uno schema preso direttamente dalla tragedia greca, con episodi divisi dagli stasimi, dove un coro di personaggi intervengono e commentano gli episodi. “Nella sua storia c’erano tutti gli elementi della tragedia greca: lei dichiarava di essere fatalista. Inoltre le voci dissonanti e talvolta fuori luogo del coro, come Sarah Bernhardt o David Bowie, danno l’impressione di un personaggio cangiante e imprendibile”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto