La psicanalista: “Loris e gli altri non sono mai raptus”

“Non basta ricordarsene ogni tanto, occorre continuare a ripeterlo: il raptus non esiste”. Elisa Grazia, psicanalista italiana che da anni lavora all’estero (soprattutto tra Stati Uniti e Canada) e che ha condotto studi comparati su violenza di genere e contro i minori, è categorica: “Può essere un uomo che ammazza la ex e magari anche i figli rivolgendo poi contro se stesso la sua presunta furia. Oppure capita che una donna si macchi di infanticidio. Poco cambia dal punto di vista dell’impulsività: non si tratta di gesti che nascono un momento prima di compierli. È un processo degenerativo, talvolta non riconosciuto o ignorato, che ha una genesi complessa e spesso lunghissima”.

La storia di Loris e della madre Veronica
La storia di Andrea Loris Stival, 8 anni, per il cui omicidio è stata accusata la madre venticinquenne, Veronica Panarello, non è l’unica a riportare d’attualità questo tema.

Doppio omicidio con suicidio a Numana
Ce ne sono altre, recentissime, come l’omicidio-suicidio consumatosi in provincia di Ancora, un padre di 38 anni, Daniele Antognoni, che ha ucciso la moglie di 28, Paula Corduneanu, e il figlio Christian, di 5.

C’è anche Lorenz Renda
O, ancora, la vicenda di un coetaneo di Alcamo, Lorenz Renda, trovato morto lo scorso 13 luglio nel suo letto e che, secondo i risultati dell’autopsia confermati alla fine di novembre, sarebbe stato stroncato da un’overdose prodotta dagli antidepressivi della madre, la trentatreenne messicana Aminta Altamirano Guerrero, rimasta a vivere in Sicilia dopo la separazione del marito emigrato in Germania e accusata di omicidio aggravato. E, di nuovo, Patrick Lorenzi, 9 anni, rinvenuto senza vita a fine agosto dentro una tenda a oltre 1800 metri d’altitudine dalle parti di Cusio, in Val Brembana, mentre la madre si sarebbe gettata in un dirupo non molto distante. Ma, andando a ritroso, ce ne sono ancora di vicende molto simili a queste.

In Italia 100.000 bambini vittime di violenza
Secondo una recente indagine curata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (che, sul caso di Andrea Loris Stival, ha chiesto di non sfruttare “la strategia dell’emozione” per fare informazione sensazionalistica), in Italia i bambini vittime di violenza sono stimati in 100.000. Di questi, 16 su 1.000 sono vittime di “violenza assistita” determinata dal contesto familiare e 1 su 100 entra nell’orbita dei servizi sociali per maltrattamenti.

500 casi di infanticidio da parte dei genitori
A queste stime si aggiungono i dati diffusi la primavera scorsa dall’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani che hanno contato, dal 1970 alla fine dello scorso anno, 500 casi di infanticidio perpetrati da uno dei genitori, lo 0,6 per cento degli omicidi domestici, secondo il manuale per operatori criminologici psicopatologi forensi. “Non è vero che quando la coppia scoppia, la violenza e la furia omicida si proiettino soltanto nei confronti del coniuge o del convivente”, ha commentato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami, chiedendo misure urgenti contro l’infanticidio.

Chi ha subito un danno, lo farà…

Ma, andando oltre i parametri della statistica, aggiunge Elisa Grazia: “Un adulto, uomo o donna che sia, potenzialmente violento contro un bambino può a sua volta venire da un passato in cui ha subito le stesse vessazioni che infligge.
Oppure l’omicidio di un figlio può essere qualcosa che si manifesta nel corso del tempo come frutto di un trauma o anche solo di uno sbilanciamento emotivo risalente nell’infanzia. Ma non è mai un’esplosione imprevedibile di violenza”.

Le perizie parlano di donne che si sentono inadeguate
E per dimostrarlo, la psicanalista fa riferimento alle cartelle e alle perizie su alcune delle donne accolte tra il 1999 e il 2009 dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. “A prescindere dai dati, che parlano comunque di madri con un’età media di 36 anni, quasi tutte sposate e nella maggior parte dei casi con un paio di figli”, dice ancora Grazia, “spesso emerge un senso di inadeguatezza della donna nei confronti del suo ruolo che non viene preso sul serio – a volte nemmeno percepito – dal contesto familiare”.

Dissociazioni della mente
In questi giorni di attenzione mediatica sul caso di Santa Croce Camerina, altri sono stati gli “addetti ai lavori” intervenuti in senso analogo. Paolo Boccara della Società psicoanalitica italiana, proprio in tema di raptus, ha detto che bisognerebbe parlare piuttosto di “situazioni di dissociazione della mente che fanno prevalere l’aggressività”. Non si tratta di uno stato “sempre patologico”, ha affermato ancora, raggiunto dall’Ansa, “spesso queste varie parti di noi convivono abbastanza tranquillamente, ma può capitare che una prenda il sopravvento sulle altre e succeda qualcosa di grave”. E quanto il contesto sociale può predisporre a eventi di questo genere?

Storie antiche, ma oggi l’atomizzazione pesa
Per Elisa Grazia, “l’infanticidio e il figlicidio sono fenomeni antichi tanto da far parlare del complesso di Medea. Ma oggi gioca non poco l’atomizzazione che porta ogni famiglia a essere nucleo a sé, ristretto, senza supporto né aiuti tempestivi”.

La famiglia è più sola
Ancora una volta in linea con Paolo Boccara, secondo il quale “sicuramente oggi clima intorno famiglia è cambiato, si è perso il sostegno di istituzioni come la scuola e lo stato, ma manca in molti casi anche l’appoggio dei nonni e della comunità intorno. Ciò mette più a repentaglio la fragilità, che ognuno di noi ha e che si porta dietro anche da genitore”.

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